Home Arte-Cultura “Cose Molto Cattive”: il viaggio notturno di Alosi tra ferite e verità

“Cose Molto Cattive”: il viaggio notturno di Alosi tra ferite e verità

“Cose Molto Cattive”: un’avventura musicale tra inquietudine, verità e resistenza emotiva.

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Ci sono dischi che si ascoltano e altri che si attraversano. “Cose Molto Cattive”, il nuovo lavoro di Alosi, appartiene senza dubbio alla seconda categoria: un album che non cerca scorciatoie, che non addolcisce la realtà ma la osserva da vicino, lasciando emergere crepe, contraddizioni e piccoli bagliori di luce.

È un disco notturno, che si muove tra ombre e intuizioni, accompagnando l’ascoltatore fino alle prime luci del mattino senza mai promettere risposte semplici. Un album prodotto da Alosi e pubblicato da La Tempesta Dischi, con il contributo di NuovoIMAIE. Le registrazioni si sono svolte tra il Duna Studio di Russi (RA), dove molte tracce sono state realizzate in presa diretta, e i Downtown Studios di Pavia, che hanno ospitato anche il mix insieme al Duna Studio.

Alosi, cantautore e produttore palermitano classe 1985, non è nuovo a questo tipo di profondità. La sua carriera affonda le radici nel progetto Il Pan del Diavolo, duo con cui ha calcato palchi in Italia e all’estero, costruendo negli anni un’identità sonora riconoscibile, fatta di folk ruvido, energia live e scrittura viscerale. Dopo quell’esperienza, il percorso solista gli ha permesso di esplorare territori più personali, mantenendo però intatta quella tensione emotiva che da sempre caratterizza la sua musica.

Con “Cose Molto Cattive”, Alosi compie un ulteriore passo avanti. Il disco nasce da un’esigenza autentica: raccontare senza filtri, senza cercare consolazione a tutti i costi. Il risultato è un lavoro che si muove tra rock notturno, suggestioni cantautorali e contaminazioni sonore, costruito con una cura artigianale ma anche con l’urgenza di chi sente il bisogno di fissare un momento preciso della propria vita. La scelta di registrare gran parte delle tracce in presa diretta con la band restituisce un suono vivo, pulsante, quasi fisico, che rende ogni brano parte di un unico organismo.

Il messaggio che attraversa l’intero album è chiaro: accettare anche ciò che è scomodo, riconoscere che le “cose cattive” fanno parte di noi tanto quanto quelle luminose. Non c’è giudizio, ma consapevolezza. È un invito a restare, a non fuggire davanti alle proprie fragilità, a trovare una forma di resistenza nella presenza stessa. In questo senso, la musica diventa una sorta di compagna silenziosa, una candela accesa nel buio che non illumina tutto, ma basta per non perdersi.

Lo stile di Alosi si distingue proprio per questa capacità di unire immediatezza e profondità. Le sue parole sono dirette, mai inutilmente complicate, ma cariche di immagini e significati che si rivelano con il tempo. Anche dal punto di vista sonoro, il disco rifugge etichette rigide: convivono elementi acustici ed elettronici, atmosfere intime e slanci più energici, sempre mantenendo una coerenza emotiva forte.

Parallelamente alla carriera artistica, Alosi ha costruito anche un percorso solido come produttore, collaborando con diversi nomi della scena indipendente italiana e contribuendo alla crescita di nuovi progetti. Questa doppia anima si riflette chiaramente nel disco: da un lato l’urgenza del cantautore, dall’altro la visione lucida di chi conosce profondamente il lavoro in studio.

“Cose Molto Cattive” non è un album facile, ma è proprio questa la sua forza. Non cerca di piacere a tutti, non si piega alle logiche dell’ascolto veloce. È un lavoro che chiede tempo, attenzione e disponibilità emotiva. In cambio, offre qualcosa di raro: un senso di verità. E in un panorama musicale spesso dominato dalla superficie, non è poco.

 

Alessandra Rosci