Ci sono sequel che ampliano un universo narrativo, e altri che sembrano esistere solo per nostalgia. Il diavolo veste Prada 2 appartiene, purtroppo, alla seconda categoria.
Il film si apre con un ritmo insolitamente lento, che fatica a coinvolgere fin dalle prime scene. La narrazione procede senza mai trovare una vera tensione, risultando poco avvincente sotto ogni punto di vista. Uno degli elementi fondamentali della sceneggiatura – il conflitto interiore della protagonista – qui appare completamente assente.
Nel primo capitolo, Andrea Sachs era definita da una domanda chiara e potente: “Cosa sono disposta a perdere per arrivare dove voglio?”. Il suo percorso era costruito su scelte difficili, compromessi e una trasformazione personale che metteva in gioco la sua carriera, i suoi valori e persino la sua relazione sentimentale.
Nel sequel, invece, troviamo una Andrea già “risolta”. Interpretata ancora da Anne Hathaway, perde il lavoro nei primi minuti, ma da quel momento la trama diventa prevedibile e priva di reale evoluzione. Il suo ritorno da Runway, con un ruolo diverso, non porta con sé alcuna vera posta in gioco.
Il film sembra vivere di rimandi continui al primo: battute, situazioni, dinamiche già viste. Andrea che interagisce con nuovi assistenti richiama direttamente il passato, senza però aggiungere nulla di nuovo. Anche il ritorno di personaggi iconici, come Emily, appare più forzato che necessario.
Il problema principale resta la struttura narrativa: manca sviluppo, manca tensione, manca un vero arco trasformativo. Tutto sembra costruito per accontentare i fan, ma il risultato è l’opposto: si esce dalla sala con una sensazione di vuoto.
Un altro elemento sorprendente è il trattamento della moda. Ciò che nel primo film era protagonista – abiti, estetica, dettagli visivi – qui passa in secondo piano, privando la storia di una delle sue identità più forti.
Alla fine, Il diavolo veste Prada 2 lascia più domande che emozioni. La principale resta inevitabile: era davvero necessario?
La risposta, per molti, sarà una sola: no.
A cura di Carole Basile
Foto di copertina: © 20th Century Studios / Courtesy of Disney






