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 Movimenti sottotela: "Per le corna"
Movimento sottotela: “Per le corna”

Di Andrea Festuccia

L’arte fuggente di Mario Ricci

In mostra a Montefalco fino al 28 settembre i “movimenti sottotela” dell’artista italiano che destabilizza lo  spettatore portandolo a immaginare l’universo ludico-drammatico celato dietro ai suoi quadri – L’enigma delle “maniglie”

Prendete un coccodrillo giocattolo, spingetelo dietro la tela di un quadro fino a vederne la forma del sul davanti. Fate lo stesso con uno squalo di gomma o con degli ippopotami da “Zoo dei bambini”. Avrete fatto un piccolo passo verso l’arte di Mario Ricci, pittore/scultore ma anche performer nella prima parte della sua carriera, nato a Genazzano, in provincia di Roma, nel 1962, le cui opere sono state esposte a Parigi, Seattle, Berlino, e che ora è presente con una personale al Palazzo Bontadosi di  Montefalco in provincia di Perugia, fino al 28 settembre. Non crediate però di potervi fermare a questo banale espediente tecnico per comprendere l’opera di Mario Ricci: innanzitutto perché dietro ognuno dei sui “movimenti sottotela” è presente la rappresentazione di un mondo “bloccato”, dai risvolti drammatici, che solo l’artista può creare. Poi perché gli animali o gli oggetti di cui credete di vedere le estremità dietro la tela, non ci sono: sono dipinti, olio su tela.

Movimento sottotela: "Coccodrilli"
Movimento sottotela: “Coccodrilli”

Ma questa sarebbe solo tecnica. La sensazione di spiazzamento e di perdita del centro che dà il vedere un quadro grande quanto una parete, che rappresenta uno squalo sottotela, e da cui spunta una vera e propria coda in legno sulla parte sinistra, è qualcosa che nella formazione artistica di Ricci ha echi barocchi, ma prima di arrivare al Baciccio non dimentica le forme ovali di Piero della Francesca, per arrivare a Burri e Fontana. Perché il barocco? “”Anche il barocco costituì una perdita del centro”- ci racconta Ricci “Dal Rinascimento che metteva l’uomo al centro, in una città dalle proporzioni ideali, si passò a quadri che ti risucchiavano: è il caso della volta del Baciccio nella Chiesa del Gesù a Roma, dove in alto lo spettatore vede un putto di cui non capisce se una parte sia dipinta o in stucco, con il piede che cade sotto l’affresco, ed entra nell’affresco stesso con ambivalenza. Nel barocco la scultura diventa visiva, e la pittura tattile. Questa è la perdita del centro, ed è quello che avviene nei miei quadri”

Movimento sottotela: "Pesce fuor d'acqua"
Movimento sottotela: “Pesce fuor d’acqua”

Il quadro dunque come oggetto da scoprire dunque, ma anche come enigma da risolvere. Non è un caso che uno dei movimenti sottotela rappresenti la testa di un toro antropomorfo, che rimanda inevitabilmente al mito del minotauro: il grande corno che spunta da un lato del quadro è, oltre a quello che si vede, un veri e proprio appiglio per lo spettatore, una “maniglia” per risolvere il quadro. Così come in alcune sculture in gesso di Ricci, degli anni ‘90 che rappresentavano degli stillicidi – gocce che cadono – ma fatti con uova di gesso, la colonna vertebrale che prendeva forma presentava una curva, che era anche qui una sorta di “maniglia” per risolvere l’enigma.

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