I 20 film più belli della storia del cinema: da Metropolis a Magnolia, fino all’ultimo respiro

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"Fino all'ultimo respiro" di Jean-Luc Godard
“Fino all’ultimo respiro” di Jean-Luc Godard

Di Andrea Festuccia

I 20 film più belli della storia del cinema

Rossellini, Godard, Kubrik, Tarantino e altri mostri sacri autori di pellicole immortali: la top 20 dei film che meritano un posto nell’Olimpo dei migliori di sempre

La prima domanda è: qual è la legge del contrappasso prevista per aver lasciato fuori qualcuno dei film più belli della storia? Al 90% essere costretti per l’eternità a vedere seduti su una panca senza schienale, senza pop corn e con dietro due spettatori che si scambiano commenti ad alta voce sul film, B-Movie indiani (ma a Quentin Tarantino non dispiacerebbe una pena così, visto che non ha mai negato di essersi ispirato a questo genere per creare i suoi capolavori). Detto questo, abbiamo provato a farvi la nostra top 20 dei film migliori di sempre, andando in ordine temporale e riassumendoli con un aggettivo. Film che hanno lasciato un segno indelebile, perché hanno dato una voce unica a intere classi sociali distrutte dalla guerra e dimenticate dalla storia, oppure perché hanno saputo prefigurare con intuizioni geniali il futuro, o mostrare gli ingranaggi più intimi di questa società. O ancora hanno mostrato sotto il velo della violenza, della rabbia, dell’amore, forza e debolezza di una umanità alla continua ricerca della verità. Partiamo da lontano allora, per riavvolgere il filo che ancora oggi ci porta a sederci al buio in una sala ad ammirare immagini sul grande schermo.

Metropolis (1927), di Fritz Lang. Capolavoro dell’espressionismo tedesco, immagina una città futura divisa fra gli sfavillanti grattacieli dei ricchi e i sotterranei infernali dei poveri. Le macchine industriali aprono la strada ai robot, ma una ribellione degli operai trasformerà la città in un cumulo di lamiere. Scintillante

Tempi Moderni (1936) di Charlie Chaplin. L’automazione della catena di montaggio sconvolge la mente di Charlot, che fra mille peripezie, il carcere, la chiusura delle fabbriche, incontrerà la “monella”, emblema della miseria in cui vengono lasciate le classi più deboli, preconizzando con lei  un futuro più radioso. Rivoluzionario

Quarto Potere (1941) di Orson Welles. La storia della vita del magnate della stampa Charles Foster Kane, raccontata con una tecnica cinematografica di valore assoluto, con sapienti flashback, che compongono un quadro di solitudine misteriosa nella gigantesca casa di Charles. Possente

Germania Anno Zero (1948) di Roberto Rossellini. Capolavoro assoluto del neorealismo, narra la storia del giovane Edmund, che in una Berlino distrutta dalla guerra sbarca il lunario cercando di aiutare il padre gravemente malato e la sorella. Ma un “cattivo  maestro” lo porterà alla rovina e al suicidio. Devastante

"La doppia vita di Veronica" di Krzysztof Kieślowski
“La doppia vita di Veronica” di Krzysztof Kieślowski

Ladri di Biciclette (1948) di Vittorio De Sica. Altro film simbolo del neorealismo incentrato sulla storia del povero attacchino Antonio e sulle vicende che, dopo aver subito il furto della bicicletta, lo porteranno assieme al figlio Bruno a trapassare gli abissi di miseria della città (Roma) per cercare di recuperarla. Spaccacuore

I Quattrocento colpi (1959) di François Truffaut. La storia del dodicenne Antoine Doinel, troppo trascurato dai genitori, incompreso a scuola, pieno di vitalità che tutti cercheranno di smorzare dopo un furto, mettendolo in riformatorio. La sua fuga e il suo sguardo verso lo spettatore chiudono un film memorabile. Eroico

Fino all’ultimo respiro (1960) di Jean-Luc Godard. La fuga da Parigi verso l’Italia di Michel Poiccard, ladro e truffatore, dopo l’uccisione di un poliziotto, è un incredibile soffio di vita, che Michel cerca di trasmettere alla studentessa americana Patricia, di cui è innamorato, per portarla via con sé. Ma le cose non andranno bene e Michel, colpito da un proiettile, morirà proprio sotto i suoi occhi. Mitico

8 e ½  (1963) di Federico Fellini. Il peregrinare onirico del regista Guido Anselmi  in una località di cure termali, alla ricerca dell’ispirazione per il suo prossimo film, diventa la scusa per un viaggio nell’infanzia e nella coscienza, fra personaggi improbabili che fanno da contorno alla parabola discendente della sua carriera. Immortale

2001 odissea nello spazio (1968) di Stanley Kubrick. Cinque astronauti devono raggiungere Giove,  guidati dal supercomputer Hal, l’unico a conoscere il vero scopo della missione, quello di cercare forme di vita extraterrestri: la trama del film si gioca sul rapporto/scontro con l’intelligenza artificiale, fino a sfociare nella scoperta di un livello di vita superiore e alieno. Galattico

Arancia Meccanica (1971) di Stanley Kubrick. Alex con la sua banda di drughi terrorizza la città, con violenze e rapine sanguinose, sentendosi onnipotente: ma la machina della repressione è in agguato e lo ripagherà con la stessa moneta, fino a inglobarlo nel sistema. Incontrollabile

Manhattan (1979) di Woody Allen. Un film basato sull’intreccio sentimentale fra quattro abitanti di New York, Isaac, Tracy, Yale e Mary, e sul vuoto, l’insicurezza e il bisogno dell’altro ingigantiti dal ventre della Grande Mela. Colonna sonora di George Gershwin. Metropolitano

Blade Runner (1982) di Ridley Scott. Nella Los Angeles del 2019 Rick Deckard dà la caccia ai “replicanti”, esseri umani potenziati ma con un tempo di vita molto limitato. Quattro di loro sono infatti fuggiti dalle colonie extramondo e costituiscono un pericolo per gli uomini. Lo scontro è ricco di sorprese e spunti di riflessione sulla vita. Esistenziale

"L'odio" di Mathieu Kassowitz
“L’odio” di Mathieu Kassowitz

C’era una volta in America (1984) di Sergio Leone. Vita e “miracoli” di Noodles, gangster del proibizionismo,  fra adolescenza, età adulta e anzianità. Sparatorie, uccisioni, oppio, whisky, e sporca politica sono le tappe di un racconto molto più ampio su ricordi, amicizie, speranze. Epico

La doppia vita di Veronica (1991) di Krzysztof Kieślowski. Film incentrato sul legame invisibile che unisce due ragazze identiche, Weronika, polacca, e Véronique, parigina: entrambe cantano, potrebbero essere la stessa persona, ma una muore all’improvviso dopo un’audizione, l’altra, Véronique, continua la sua vita. Un film meraviglioso sul legame invisibile fra ogni essere umano. Essenziale

America Oggi (1993) di Robert Altman A Los Angeles si intrecciano i racconti di nove vite, tra cui una cameriera con il marito alcolista, una cantante jazz la cui figlia violoncellista mostra tendenze suicide, una “gang” di pescatori. Tutti insieme dipingono un quadro sconcertante su debolezza e finitezza della condizione umana. Catartico

Pulp Fiction (1994) di Quentin Tarantino. Tragicomica epopea splatter di killer, pupe e boss ambientata a Los Angeles, in una tensione memorabile dove la violenza è controbilanciata dall’assurdità di alcune situazioni e dove il peggio si autoalimenta. La nascita di un genere nuovo. Allucinante

L’odio (1995) di Mathieu Kassowitz . Dopo gli scontri nati dal pestaggio da parte di un poliziotto di un ragazzo della banlieu parigina, tre ragazzi cercano di conquistarsi il rispetto e il futuro accettando la violenza come arma inevitabile. Film su conflitto etnico, generazionale e sociale, tutto insieme ma in maniera perfetta. Lucido

Magnolia (1999) di  Paul Thomas Anderson. Nove storie si intrecciano in una sola giornata della San Fernando Valley, in California. Fra star della tv corrotte, malati terminali e figlie drogate, una biblica pioggia di rane ricopre tutto ricordando miseria e solitudine umana. Escatologico

Le vite degli altri (2006) di Florian Henckel von Donnersmarck. Dramma di spionaggio ambientato nella Berlino est controllata dalle spie della STASI. Ogni cittadino è sotto scacco e il capitano della Stasi Gerd Wiesler sa quali sono i punti deboli di ogni uomo. Ma disporre della vita ( e della morte) altrui diventa per lui a un certo punto un problema di coscienza. Claustrofobico

Gravity (2013) di Alfonso Cuarón. L’epopea spaziale della dottoressa Ryan Stone, alla deriva nello spazio e alla ricerca  di stazioni spaziali dove salvarsi la vita, interpreta nella maniera migliore l’opportunità data dal 3D. Speranza e disperazione, incognite spazio-temporali per un film che come pochi porta lo spettatore in un’altra dimensione. Inquietante