A Venezia il film “L’esercito più piccolo del mondo”

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Di Andrea Festuccia

Guardie svizzere al Festival

Il 9 settembre verrà proiettato fuori concorso alla 72a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia il film di Gianfranco Pannone che racconta un “pezzo” di vita vaticana, vista dall’interno del Corpo delle Guardie Svizzere

Quell’uniforme dall’aspetto medievale spesso è vista come un tono di colore sulle foto ricordo dei turisti italiani e stranieri a caccia di un souvenir “papale” nei pressi di San Pietro. Ma, al di là delle sporadiche apparizioni nelle cronache dei giornali, come si vive dall’interno il ruolo di Guardia Svizzera? Gianfranco Pannone, regista italiano autore tra l’altro nel 2014 del lungometraggio “Sul vulcano”, finalista ai Nastri d’argento e ai David di Donatello, ha provato a ambientare una storia proprio fra le divise gialle, blu e rosse delle guardie papali.

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La trama del film, prodotto dal CTV – Centro Televisivo vaticano, è questa: Leo e René sono rispettivamente un guardaboschi e uno studente di teologia dell’Argovia, che hanno deciso di far parte del corpo Pontificio nato nell’epoca di Giulio II. Leo è un ragazzo semplice, felice di fare un’esperienza formativa nella Città Eterna. René è un intellettuale cattolico che vuol capire: cosa significa indossare un abito del ‘500 ai nostri giorni? Far parte di un variopinto ma per molti versi anacronistico corpo militare, specie in rapporto a una figura “rivoluzionaria” come quella del santo Padre venuto da lontano? Il giovane soldato prova a trovare una risposta per sé e per i suoi compagni d’armi.

Il regista Gianfranco Pannone

“Entrare in Vaticano per realizzare un “dietro le quinte” della Guardia Svizzera – racconta Pannone – è stato un grande privilegio. La mia avventura nello Stato della Chiesa è durata all’incirca un anno ed è stata appassionante e rivelatrice del clima realmente nuovo creato da Papa Francesco. Per non farmi fagocitare da tanta grandezza, dal peso della Storia come dalla mia stessa fede cristiana, ho scelto di avere uno sguardo laico e al tempo stesso lontano dalla facile retorica della rappresentazione. Ci sono riuscito? Non lo so e non sta a me dirlo. Ma so per certo che ho voluto raccontare un pezzo importante della Chiesa Cattolica partendo volutamente dal basso, scegliendo due giovani reclute provenienti dalla Svizzera più profonda, Leo e René”.