FNM People – Intervista ad Antonio Zavatteri

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Fashion News Magazine- Antonio Zavatteri

Di Denise Ubbriaco

FNM People- Intervista ad Antonio Zavatteri

Antonio Zavatteri: tra cinema e teatro

Carissimi lettori, ho avuto il piacere di intervistare Antonio Zavatteri, attore e regista, che tra gli impegni teatrali, che lo portano su tutti i palcoscenici italiani, ha un’intensa attività televisiva e cinematografica. In passato è stato diretto da Gabriele Muccino in “Baciami Ancora” e da Francesca Comencini  in “Un Giorno Speciale”. La sua più recente partecipazione televisiva è stata quella nella serie di Rai3Non Uccidere”. Ha fatto parte di una delle più importanti compagnie italiane di ricerca, la Popular Shakespeare Kompany, diretta da Valerio Binasco, con il quale ha lavorato in “Romeo e Giulietta” insieme a Riccardo Scamarcio e “La Tempesta” di W. Shakespeare. Per saperne di più, leggete la mia intervista ad Antonio Zavatteri.

Dopo tanti anni di successi, chi è oggi Antonio Zavatteri?

Oggi io sono un attore che, come molti, arranca continuamente con passione costante in un mondo produttivo particolarmente difficile, ma che non si demoralizza e continua a lottare per potersi esprimere e per poter lavorare. Sono anche un attore che si ritiene particolarmente fortunato di poter comunque e sempre collaborare a progetti interessanti e con artigiani, fra i migliori che ci siano in Italia.

Mi racconti come ha avuto inizio la sua carriera.

Io ho iniziato a recitare abbastanza tardi e l’inizio non è stato particolarmente romantico. Dopo le scuole superiori, ero stato assunto come impiegato da una società dell’ENI a Metanopoli, San Donato Milanese, e da subito ho sentito che la mia vita non poteva e non doveva essere usata in quel modo. Per me era una condizione insopportabile, quindi mi sono proprio cercato con forza qualcosa di profondamente diverso ed ho trovato questo. Non si può dire che io sia stato reclutato dal sacro fuoco dell’arte. Certo, fin da bambino gli attori dei film che vedevo mi incuriosivano tanto, ma non ci avevo mai pensato davvero. Il mio debutto è stato a Milano, ancor prima della scuola di Genova, con Piero Mazzarella e Rino Silveri, con cui ho fatto tre commedie in milanese.”

Cosa la affascina del mondo del teatro?

Non sono affascinato dal mondo del teatro. Più che altro, sono profondamente interessato dal lavoro dell’attore e, da qualche anno, dalla regia, ma non è tanto un fascino. E’ una specie di ossessione!

Cosa ama del mondo del cinema?

Il teatro rappresenta un luogo con cui ho grande confidenza, mentre il lavoro con la macchina da presa mi intimorisce un po’, ma è proprio questo timore che lo rende particolarmente eccitante. In questo momento, se potessi scegliere, dedicherei la maggior parte del mio tempo a fare esperienza e studio in cinema e tv, ma purtroppo in queste cose la scelta non è un privilegio di molti.

Com’è lavorare sul set? Quali differenze ha riscontrato rispetto al teatro?

Il grande problema del lavoro in cinema è quello dell’accesso alla concentrazione ed al relax in tempi molto ristretti, molto precisi e per un numero imprecisato di volte. In teatro si ha il tempo di maturare un rilassamento rispetto a quello che si fa nell’arco delle settimane di prove. Sul set, invece, arrivi, ti cambi, scopri gli spazi in quel momento, a volte i compagni di scene e via, devi essere tranquillo e creativo! Tutto ciò lo trovo particolarmente eccitante.”

Prima di immedesimarsi completamente nel ruolo del personaggio che andrà ad interpretare, in che modo affronta l’impatto con il copione?

Solitamente, ho un approccio poco metodico con il lavoro sui personaggi. Leggo molto il testo, cerco di farmi suggestionare da vari aspetti ed elementi della vicenda, della drammaturgia, dell’ambiente descritto. Quindi, cerco una conoscenza profonda della commedia e dell’umanità descritta. Poi, molto lavoro lo faccio nello studio della memoria e nella creazione con gli altri.”

 Fashion News Magazine- Antonio Zavatteri, attore e regista

Dal 3 all’8 novembre 2015 l’abbiamo vista, sul palco del Teatro Parioli Peppino De Filippo di Roma, nei panni di Cyrano De Bergerac. Quali sono le peculiarità di questo personaggio? C’è qualche aneddoto che vuole raccontarmi a tal proposito?

Cyrano è uno dei ‘viaggi’ più entusiasmanti che io abbia fatto in teatro. È un personaggio gigantesco che racchiude tutti gli elementi per cui uno desidera fare l’attore. E’ un guerriero imbattibile con poteri praticamente sovrumani. E’ un creatore di bellezza poetica, di immagini incantatrici, di parole impareggiabili. E’ un simbolo del coraggio e del pensiero libero. Non per niente, è l’eroe romantico per eccellenza, ma ha un elemento che rende tutto questo incredibilmente affascinante da affrontare: la fragilità e l’incapacità totale di fronte alla persona che ama e che amerà per tutta la sua esistenza. Questa debolezza ne fa un personaggio estremamente divertente da esplorare: essere un grande eroe e sentirsi una nullità a causa della propria inadeguatezza estetica.”

Di recente, ha partecipato al film Zoolander 2 di Ben Stiller. Quale ruolo ha interpretato? C’è qualche curiosità che vuole condividere con noi?

In Zoolander 2 ho interpretato il ruolo del capitano di una barca. Una parte molto piccola. Non so neanche se verrà montata nel film, però è stata un’esperienza molto particolare. Prima di tutto, per la dimensione del set e per il numero di persone coinvolte, poi recitare di fronte a Ben Stiller, Penelope Cruz e Owen Wilson è stato abbastanza emozionante tanto che, all’inizio, non riuscivo a ricordare le poche parole in inglese che dovevo dire. È stato importante per me fare i provini per quel film, in inglese, e per una parte abbastanza grossa per cui è stato scelto poi un celebre attore italiano. Essere comunque scelto, anche se per un ruolo secondario, mi ha dato soddisfazione. Certo, il set era tutt’altro che rilassato, il contrario di quello che si potrebbe immaginare per un set del genere.

Nel film “Io e Lei” di Maria Sole Tognazzi, ha interpretato il corteggiatore di Margherita Buy. Mi dica di più.

Con Maria Sole mi sono trovato meravigliosamente fin da subito, fin dai provini. E’ una regista molto brava e una direttrice di attori particolarmente illuminata. Devo dire che nelle mie esperienze di cinema e tv sono stato molto fortunato. Ho lavorato spesso con persone particolarmente competenti, non solo dal punto di vista dell’immagine e della gestione del set, ma anche da quello della recitazione, cosa rara nell’ambiente. Margherita Buy l’avevo già incontrata in Mia Madre di Nanni Moretti e anche lei è una compagna di lavoro molto tranquillizzante. Non so se è tranquilla, ma è tranquillizzante, almeno per me.

 Fashion News Magazine- Antonio Zavatteri intervista

Quale ruolo ha interpretato nel film “Pecore in erba”? C’è qualche indiscrezione che vuole raccontarmi?

Pecore In Erba è un Mockumentary, cioè un finto documentario, una forma di fiction poco utilizzata in Italia, ma con celebri esempi quali “Prendi i soldi e scappa” e “Zelig” di Woody Allen. Alberto Caviglia, un giovanissimo regista al suo primo film. Essendo così giovane e poco esperto, pensavo di andare sul set e dovermi sbrigare il lavoro in totale autonomia, mentre mi ha stupito immediatamente quanto Alberto avesse le idee particolarmente chiare e quanto fosse chiaro quello che lui volesse da me. Mi avevano dato il copione un paio di giorni prima e dovevo imparare a memoria una quantità notevole di testo. Quindi, speravo di poter improvvisare e cambiare qualche termine dello script,  ma lui non tollerava assolutamente nessuna variazione. È un regista molto interessante.”

Da regista teatrale ha portato in scena vari spettacoli. Dal 21 novembre, è alla regia di “Le prénom” al Teatro Duse di Genova. Qual è il fil-rouge di questa storia?

“Le Prénom è un testo francese da cui è stato tratto il film distribuito in Italia con il titolo (Cena tra Amici). È una commedia perfetta, scritta meravigliosamente. Racconta di una serata fra amici, parenti che si incontrano per festeggiare e mangiare, ma che dopo poco cominciano discutere ed i rapporti si incrinano rapidamente. Descrive una famiglia borghese, con un discreto grado di cultura e posizione sociale, e contrappone due stereotipi ideologici molto comuni, un progressista colto e un rampante conservatore.”

Perché il pubblico dovrebbe assistere a questo spettacolo?

Quello che trovo interessante è che le fratture nascono più che per una diversità ideologica o di pensiero, per motivi che sono comuni a tutti noi, a tutte le aggregazioni famigliari o lavorative, dove per necessità o comodità si nascondono verità scomode. Si comunica tramite forme precostituite. La sincerità e l’apertura spesso non sono prioritarie. Assistendo, ci specchiamo, come succede in tutte le commedie di alto livello. Ci specchiamo e ci riconosciamo, ma sorprendendoci. Inoltre, fatto non secondario, la pièce ha una struttura comica raffinatissima e di una efficacia rara.”

Progetti futuri?

Dopo Le Prénom, riprendo Cyrano per una breve tournée. Poi, a gennaio, ricominciamo a fare Otello, uno spettacolo con cui abbiamo debuttato la scorsa estate al Festival della Versiliana. Io sono Jago e Filippo Dini è Otello, la regia è di Carlo Sciaccaluga.”

Sogno nel cassetto?

Quello che vorrei per il mio futuro prossimo è dedicarmi principalmente alla regia in teatro ed alla recitazione in cinema e tv, potendo scegliere e non dovendo fare qualsiasi cosa. Vorrei incontrare un maestro nuovo e continuare nella passione.”

Ringrazio Antonio Zavatteri per la sua disponibilità!

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27/11/2015

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