Di Daniela Giannace
73^ Mostra del Cinema di Venezia
Si è conclusa quest’edizione della manifestazione tenutasi dal 31 agosto al 10 settembre.
La Mostra del Cinema di Venezia 2016, dal 31 agosto al 10 settembre, ha raccolto nello stesso tempo consensi e critiche, ha registrato un aumento del 13% dei biglietti venduti, ha accontentato quasi tutti per i premi assegnati. La nota dolente è rappresentata dal fatto che dei tre film italiani in concorso nessuno ha ricevuto riconoscimenti, in compenso si aggiudica il premio come miglior film nella sezione Orizzonti il documentario “Liberami” di Federica di Giacomo, incentrato sui preti esorcisti.
La cerimonia di premiazione è stata condotta da Sonia Bergamasco e ha visto il Leone d’Oro andare al film “The Woman Who Left” del regista filippino Lav Diaz, che ha dedicato il premio “al popolo filippino che lotta per l’umanità”; si tratta di una pellicola di quasi quattro ore su una donna che ha scontato ingiustamente una pena in carcere per trent’anni e quando viene rilasciata inizia un viaggio nelle Filippine del 1997. Il Leone d’Argento è stato assegnato al film “Nocturnal animals” di Tom Ford incentrato su una gallerista che riceve un manoscritto dall’ex marito intitolato “Animali notturni”, in cui riscontrerà una metafora della sofferenza che lei gli ha causato. I migliori attori sono stati Emma Stone e Oscar Martinez. Una giuria presieduta da Kim Rossi Stuart ha assegnato il riconoscimento alla miglior opera prima a “The Last of Us” del tunisino Ala Eddine Slim, che ha dichiarato: “Dedico questo premio agli amici cineasti, in questo mondo che ci impone frontiere assurde rimane uno spazio condiviso che è il cinema”.
A chiusura di quest’edizione della Biennale di Venezia, come Fuori Concorso, la versione de “I Magnifici Sette” di Antoine Fuqua, in cui i paladini della giustizia a difesa dei più deboli sono rappresentati da uomini bianchi e non solo, a differenza dell’omonima pellicola del 1960 del regista John Sturges, in cui i sette cowboy sono bianchi. Tra i protagonisti troviamo Denzel Washington al posto di Yul Brinner, che ha spiegato: “Questo Magnifici Sette riflette molto di più il mondo del 1879 in cui è ambientato. È una rappresentazione più onesta di quella che era la società allora nel West. Uomini e donne, bianchi e non, vivevano insieme in un certo senso con maggiore uguaglianza rispetto a quella che nello stesso periodo c’era, ad esempio, nel Sud degli Stati Uniti”. L’ispirazione per il lungometraggio deriva dal film “I sette samurai” di Akira Kurosawa e dal western di Sergio Leone, caratterizzato dai grandi spazi.







