“Cerco un paese innocente”: sogni di purezza e sete d’assoluto fra poesia e arte

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Cerco un paese innocente

Di Vittorio Maria de Bonis

“Cerco un paese innocente”: sogni di purezza e sete d’assoluto fra poesia e arte

L’invocazione senza risposta del fante Ungaretti Giuseppe, consegnata alle pagine della sua raccolta di memorie in poesia, Allegria di Naufragi del 1919, composta di ritorno dagli orrori della Grande Guerra, sembra riassumere, con straziante esemplarità, l’urgenza d’ogni artista degno di tal nome, sia esso pittore, scultore, architetto o letterato, di ritrovare un’aurorale verginità d’animo e di sensi, soprattutto dopo un’immersione nel fango e nelle iniquità, autentiche o ideali, d’una lunga stagione di follia collettiva.

Se tutta l’arte del Novecento ambisce a riconquistare uno sguardo libero e incondizionato sul reale e sui suoi falsi miti, riappropriandosi della magnifica ingenuità d’un fanciullo – senza  l’edulcorata ripetitività di quello Pascoliano – la purezza sembra diventare, per unanime ispirazione, il mantra di molti dei più significativi maestri d’una nuova generazione: Kandinskij elabora un’arte lontana da ogni scoria di figurativismo ispirandosi alla musica di Rachmaninov, come Matisse utilizza i disegni infantili dei figli per poter sperimentare una modalità d’arte primigenia e priva di legami imprigionanti col passato, mentre Mirò utilizza le sollecitazioni del sogno per forzare gli schemi imprigionanti della Realtà.

Cerco un paese innocente 2

Morandi riduce tutta la grande pittura della Tradizione ad un insieme limitato e minimamente variato di povere bottiglie monocrome ed umili oggetti, in polemica con la magniloquenza del Ventennio, mentre Montale e Saba inaugurano una nuova stagione d’essenzialità in poesia che demolisce – di fatto – ogni superstite retorica, con la lezione americana di Rohtko che crea spazi pittorici cangianti la cui sola verità è l’attrazione magnetica e incantata che guida lo spettatore ad affondare in essi.

Già Turner – a dire il vero – aveva ricercato nella pura semplicità d’una Natura mitizzata fatta di brume e di vapori luminosi un nuovo mondo poetico da contrapporre alla convenzionalità della pittura accademica allora imperante, ma è davvero ancora Ungaretti, nella lirica Girovago citata in apertura, a definire l’ossessiva ambizione di chi, oggi e per sempre, intenda perseguire la purezza ad ogni costo: Godere un solo/ minutodi Vita/ iniziale…

Visto su FNM Magazine