Leggera come una piuma la poesia lascia le librerie, gli scaffali e le cantine dove sempre si è rintanata per riproporsi, in modo nuovo, adeguandosi ai tempi, sui muri delle città. Piccoli pensieri sparsi che aspettano soltanto di essere letti dai passanti in luoghi inattesi.
I primi muri ad esser stati toccati dalla magia di questi componimenti sono stati quelli di periferia per passare, poi, a quelli delle metropolitane e delle stazioni ferroviarie; infine, le cabine elettriche, le serrande e addirittura le facciate di intere palazzine. Le opere impazzano dappertutto, avanzando e conquistando anche zone sempre più centrali della città.
Il dilagare della street poetry è entusiasmante. Questa nuova forma di scrittura poetica è divenuta di grande appeal per gli artisti, dai pittori, ai poeti, ai fotografi… e non solo. Grazie ai colori e ai pennelli i muri diventano lo sfondo di dichiarazioni d’amore, di frasi di amicizia, di stati d’animo svelati, di malinconie inespresse, di dolori mai manifestati, ma anche di proteste e denunce.
Su un tronco morto, sdraiato nel parco del Pineto, a Roma, troviamo la poesia “Pena” di Cinzia Michilli: “Come brucia nella vita quel solco malandato scavato nella terra dei desideri”.
Meravigliosa artista, il cui talento, ha trovato la via dell’esternazione attraverso questo insolito canale. Altri suoi scritti si possono leggere dentro l’ex manicomio di Roma, il Santa Maria della Pietà (Progetto Caleidoscopio), alla stazione FS della Giustiniana, nell’ambito del progetto “Arte in stazione e Città a colori”. Ultimamente ha fatto esperimenti di “arte da rubare”, lasciando sue poesie incorniciate e abbandonate in molti angoli di Roma.
I suoi componimenti riportati su molti muri della capitale, danno voce e soave musicalità a quelli che un tempo erano solo silenziosi, e a volte incomprensibili, disegni di schivi artisti notturni.
Però, tutte queste opere effimere erano destinate a non durare nel tempo. La frequente pratica nella street art di coprire e reinventare, ha reso i lavori precari, quasi sfuggenti, rendendoli indiscutibilmente preziosi. Era giunta la necessità di un elemento che le testimoniasse, così, attraverso la fotografia, si è reso immortale ciò che rischiava si smarrisse per sempre.
La estemporaneità di questi versi, come anche i murales, con lo scatto fotografico vengono rimandati ai social per garantirne la divulgazione e… forse, speriamo, anche l’eternità.
Visto su FNM Magazine
Foto Domenico Luciano






