Un “sacco” di sentimenti, grazie!

Gli italiani sono sognatori, scrivono a Babbo Natale e chiedono regali emozionali.
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Al mondo esistono due tipi di persone: quelle che a Santa Claus implorano borse, scarpe ed orologi, e quelle che invece desiderano la realizzazione di un sogno.

Questi ultimi, detti più precisamente “sognatori”, gradirebbero un albero di Natale così grande da poter accogliere immensi pacchi regalo fatti di sentimenti. Si, perché aspirare a più abbracci, alla pace nel mondo o alla realizzazione personale, può considerarsi un sentimento bello e buono.

D’altronde lo mette bene in chiaro il nostro Papa Francesco: “Non accontentatevi di piccoli sogni, ma sognate in grande!”. Bene, abbiamo chiesto ai suddetti sognatori quali sono i desideri da portare sotto l’Albero quest’anno e, nel frattempo, abbiamo altresì capito che “regalo” può anche considerarsi una risata che dura 18 ore.

I nostri intervistati hanno scritto a Babbo Natale e hanno mostrato le loro massime aspirazioni che vanno dallo “Stop al sessismo”, contro qualsiasi forma di violenza e discriminazione di genere, oggi ancora manifesta anche e soprattutto in ambito professionale, alla ricerca dell’affetto reciproco. A tal proposito, pare, infatti, che la nostra sia un’epoca fredda, arida e distante, in cui il rapporto umano, l’abbraccio o la carezza scarseggiano. Un italiano su due confessa di vivere la propria vita senza troppi slanci emotivi e, di conseguenza, di non riceverne da chi gli sta accanto; insomma, sotto l’albero del 2017, si desiderano semplicemente emozioni.

A far capolino tra i regali richiesti per Natale c’è la gentilezza, perché il nostro è un mondo condito di troppa violenza; ci sono le notti buie con le stelle al posto dei fragorosi fiochi d’artificio, con la sua poesia e la profondità d’animo di chi osserva. Urgono ancora secoli e secoli di versi, per spiegare che la vita vera è un’altra cosa.

Poi c’è quella fetta di popolazione che vede i giovani sognatori legati ancora alle fiabe, un po’ come in Peter Pan, il quale insegna che “solo chi sogna può volare”. Sono loro che si aspettano un futuro brillante, dove le passioni prendono il sopravvento e permettono di vivere, dove la meritocrazia viene prima dei favoritismi, dove il razzismo è solo un brutto ricordo.

C’è colui che sogna un viaggio, di ritorno possibilmente, nella sua terra natia, dopo una partenza precoce segnata da studio, sacrifici e lontananze. Che non sia più fuga di cervelli. Che non si parli male del Bel Paese. Che non vi sia più criminalità organizzata.

Tutti i sogni sono lì, sotto l’Albero di Natale e nella letterina a Santa Claus, pronti sempre a spiccare il volo. Perché il Natale è anche questo: Speranza.