Giovani contro le armi: March for our lives

In 800mila in strada per dire stop alle stragi nelle scuole.
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Il concetto è semplice: Ogni cittadino americano ha il diritto e la libertà di possedere armi, acquistandole tranquillamente in ogni dove, anche nei grandi supermercati, nelle fiere organizzate o dall’amico. Non siamo noi a dirlo, ma la legge, e più precisamente il famoso Secondo Emendamento della Costituzione americana, secondo il quale “Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia regolamentata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto”.

Per avanzare una reale proposta di cambiamento non sono bastate le numerose stragi avvenute negli anni: Charleston (Giugno 2015, nove morti), l’assassinio in diretta di due giornalisti in Virginia (Agosto 2015), la mattanza al Navy Ward di Washington Dc (Settembre 2013, 13 vittime), il delirio del giovane travestito da Batman ad Aurora (Giugno 2012, 12 morti), la carneficina di Newtown (Dicembre 2012, 27 vittime, di cui 20 bambini), la sparatoria dell’ex studente in un liceo della Florida (14 Febbraio 2018, vittime 17 persone). Cosa dovrà ancora accadere affinché la legge venga rivista?

A tal proposito, dalla Pennsylvania Avenue fino alla Casa Bianca (e in contemporanea in ben altre 836 città degli Stati Uniti), hanno sfilato in 800 mila alla March for our lives, una manifestazione nata con l’obiettivo di protestare attivamente contro l’uso delle armi e contro un governo che non ha ancora fatto abbastanza. Si chiedono leggi più severe per frenare la macabra puntualità con cui si ripetono le carneficine negli istituti scolastici di tutto il Paese.

A scendere in piazza sono stati studenti, insegnanti e anche celebrità come Ariana Grande, Oprah Winfrey, Justin Bieber, Steven Spielberg e la coppia George e Amal Clooney, questi ultimi hanno donato 500mila dollari per la suddetta causa. Tra i ragazzi si è poi distinta la nipote di Martin Luther King: “Mio nonno aveva un sogno – ha detto dal palco di Washington – “e anch’io ho un sogno: un mondo senza le armi“; ma anche Emma Gonzales, sopravvissuta al massacro di Parkland, la quale ha chiesto e ottenuto 6 minuti e 20 secondi di silenzio, alias il tempo intercorso tra il primo e l’ultimo sparo nella Marjori Stoneman Douglas High School in Florida.