Intervista a Gaia De Laurentiis, interprete nel cast di “Parzialmente stremate”

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Il 25 Settembre quattro splendide artiste, interpreti della commedia “Parzialmente stremate”, rimasta in scena fino al 14 Ottobre, hanno dato il via alla stagione del Teatro Golden: Federica Cifola, Beatrice Fazi, Gaia De Laurentiis e Giulia Ricciardi.

Scritta dalla Ricciardi e diretta da Michele La Ginestra, “Parzialmente stremate” ci ha catapultato nel mondo di molte donne di oggi, capaci tanto quanto gli uomini di mal sopportare le proprie responsabilità, le difficoltà della vita adulta e incapaci di maturare.

Non sono solo gli uomini a scappare, a non sentirsi pronti o ad essere immaturi. Accanto alla sindrome di Peter Pan, c’è quella di Campanellino. Siamo tutte un po’ “Trilly”. E, sicuramente lo sapevano bene le quattro protagoniste di Parzialmente Stremate. Stremate dalla vita, dagli eventi e dai doveri che forse non sono state in grado di sostenere. “Si è trattato di un divertente affresco della società odierna: alle interpreti tutto sembrava sfuggire di mano, tranne l’amicizia”, ha dichiarato Giulia Ricciardi.

Si è riso tantissimo, ma allo stesso tempo si ha avuto modo di riflettere sulle peculiarità che caratterizzano la frenetica quotidianità dell’essere umano in generale. I dialoghi, infatti, si spostavano tra accuse, mezze verità e conversazioni telefoniche.

Tra le interpreti vi erano Gaia De Laurentiis, classe 1970, nata a Roma sotto il segno dei Pesci. Alla palestra preferisce il sonno. Ha un ottimo rapporto con i libri. Adora le tournée; è quello il momento migliore per leggere e godersi un bel film, visto che quando è a casa diventa difficile leggere e conciliare i diversi impegni di mamma. È scaramantica al punto giusto. E, guai a cambiargli la sua borsa di scena.

Una professionista, attrice e conduttrice, un’artista eclettica e frizzante con l’amore per la recitazione che FashionNewsMagazine ha avuto il piacere di intervistare.

Sei un’attrice affermata, veterana del teatro e della televisione. Quale è il ricordo più emozionante che porti con te della tua carriera artistica?

Ce ne sono tanti, ma quello che sicuramente ricordo con grande gioia è il debutto con “Faust” e la regia di Giorgio Strehler. Un’opera diretta da un maestro di grande talento, tanto da riuscire a portare lo spettacolo anche all’Opéra di Parigi. Questa esperienza è stata veramente un sogno”.

Nella vita si sa, ci sono alti e bassi. Durante il tuo percorso professionale ti è mai capitato di avere momenti di sconforto e delusione? Come li hai affrontati?

In realtà no, perché le cose che mi toccano di più sono maggiormente quelle della vita privata. Cerco sempre di mettere la professione nel giusto cassetto. È vero la amo, è la mia vita, però è un lavoro ed è un mestiere che mi serve per vivere. Grazie al cielo da quando ho iniziato sono sempre riuscita a vivere di questa arte. Perciò, basta questo per farmi dimenticare tutti gli episodi brutti”.

Sei una professionista ma anche una mamma. Non deve essere facile conciliare i due ruoli. Quale è il tuo segreto?

Il segreto di tutte le mamme che lavorano, con il privilegio, però, di fare un mestiere che amo e che mi permette, a fronte di periodi più intensi, di averne altri in cui posso fare la mamma a tempo pieno. Per chi riesce a farlo è un lavoro privilegiato e chi fa fatica a conciliare le due cose sono altre professioni”.

Gli artisti, di solito, prima di entrare in scena hanno un rito scaramantico. Raccontaci il tuo.

Merda, merda, merda! Si fa sempre “Merda!” prima di entrare in scena. Tuttavia, mi è capitato di lavorare con attori che non lo vogliono fare, come Ugo Dighero. Lui non ha riti di questo genere e non lo facciamo, ma va bene lo stesso. Una cosa però, forse ce l’ho: se mi cade il copione lo sbatto tre volte a terra. Quello lo faccio lo stesso cascasse il mondo, anche se qualcuno mi dice di non farlo”.

Sei stata scelta nel cast di “Parzialmente Stremate”. Chi è Silvana? Come è stato entrare nella parte di una donna tanto introspettiva quanto sorprendente?

Silvana è naïve e buffa, e si trattava di giocare. Hai un personaggio in mano che è ricco, perché ha due facce, molto forti e completamente l’opposto l’una dall’altra, perciò la chiave è stata sicuramente il gioco. Io da attrice ho giocato, ma il personaggio invece è molto serio, anzi tutti i personaggi sono seri. Anche quelli comici sono molto seri, nel senso che loro non sanno di essere comici. La comicità dunque, viene fuori proprio dal fatto che loro si prendono troppo sul serio. Quando vedi, perciò, due facce completamente agli antipodi, questa è un’occasione di gioco enorme. Ci devi andare a fondo, per cui il segreto è stato divertirsi”.

Un’ora e venti incalzante, fatta di risate eleganti, ironia intelligente, verità scomode, tempi incalzanti e un perfetto meccanismo ad orologeria che ha travolto gli spettatori in un vortice inarrestabile di emozioni e umorismo.

Alessandra Rosci