Martiri d’amore: san valentino fra tradizione, arte e consumismo

Un saggio del Prof. Vittorio Maria De Bonis
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San Valentino
San Valentino, tra arte, tradizione e consumismo.

San Valentino, la giornata dell’amore.

Giorno fra i più temuti ed invocati dell’anno, autentica croce e delizia d’ogni coppia.

Tormento ricorrente d’ogni single, il fatico 14 Febbraio, associato alla devozione del Santo e Martire cristiano Valentino da Terni.

Il Santo, infatti, avrebbe offerto l’indispensabile dote a una fanciulla indigente in età da marito. Inoltre, si narra abbia congiunto in matrimonio il pagano sabino e la cristiana Serapia, ormai in fin di vita, traghettandoli idealmente verso la gloria dei Cieli.

Continua trionfalmente a permeare di sé moda e costume, arte e banale convivialità, fra gadget, proposte di indimenticabili serate, offerte di romantici soggiorni e dozzinali corollari assortiti.

La nascita della festività

Nata con grande probabilità per iniziativa della Chiesa delle origini, al fine d’oscurare la tradizionale festa pagana dei Lupercaliche, Semel in Anno.

Concedeva alla plebe di sovvertire le tradizionali gerarchie in una sorta di sfrenata esaltazione anche della carnalità più elementare e della fertilità d’uomini, donne, armenti e campi.

Tutto nel nome ed in onore dell’antico dio Lupercoche.

Propiziava per l’appunto la feracità della Natura e la sua vittoriosa rinascita dopo il buio invernale. La giornata che celebra il mito dell’amor Romantico trova proprio in ambito Cortese e nel mondo dei Trovatori la sua più durevole codificazione.

Dall’osservazione dei Bestiari del Medioevo, che proprio alla metà di Febbraio iniziassero le pratiche di corteggiamento degli uccelli e il loro accoppiamento in imminenza dell’attesa rinascita primaverile fino alla composizione.

Ad opera del grande poeta Geoffrey Chaucer – già autore dei Racconti di Canterbury, d’un poemetto che associa il dio dell’Amore a San Valentino, senza trascurare le parole dolcemente deliranti dell’infelice Ofelia che nell’Amleto di Shakespeare affermerà, ormai folle per il suo amato crudelmente distante.

“Domani è San Valentino ed appena sul far del giorno – io che son fanciulla – busserò alla tua finestra perché voglio esser la tua Valentina…”

Ebbene, tutta una illustre tradizione d’arte figurativa e letteratura si mette in campo per far da docile eco alla giornata consacrata al più nobile romanticismo.

Che pure trova in opere miliari – soprattutto ottocentesche e preraffaellite – la sua consacrazione definitiva.

Dalla straziante La Morte di Ofelia di John Everett Millais, del 1852, custodito alla Tate Gallery di Londra.

Dove la docile modella scelta dal pittore – autentica icona di un’epoca: Elizabeth Siddal, futura moglie dell’artista Dante Gabriel Rossetti. Rischiò la polmonite per la prolungata immersione nell’acqua gelida della vasca dove posava stoicamente per Millais.

Fino all’iperpubblicizzato, iconizzato e mille volte riprodotto: Il Primo Bacio o Amore e Psiche Bambini del sublimemente virtuoso William-Adolphe Bouguerau, del 1890.

Che ritorna, ciclicamente, ad invadere t-shirt e tazze da colazione, mouse pad, pigiamoni e gadget assortiti.

Ci ricorda – una volta di più – come il più incredibile e fatale dei doni dell’Amore sia esattamente questo.

Conciliare, con sorprendente levità, erotismo e leziosità, romanticismo e prosaicità, consumismo e devozione in nome d’un sentimento che non ha eguali.

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