Cosa sei disposta a fare per un paio di Manolo? La storia di Anna Delvey

È ispirata a lei la nuova serie Netflix “Inventing Anna”. La falsa socialite più famosa degli anni 2000 la cui storia ci offre ottimi spunti di riflessione
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Manolo, la storia di Anna Delvey
Manolo, la storia di Anna Delvey

Cosa sei disposta a fare per un paio di Manolo? Trovate sia una domanda superficiale?

Per parlare di Anna Delvey e della sua vita che è da poco diventata una delle top serie più seguite di Netflix, dobbiamo prima dare uno sguardo intorno a noi e rispondere alla domanda con cui si apre il paragrafo.

Per un paio di Manolo potresti truffare una banca (come la nostra Anna Delvey), oppure sposare un uomo ricco di cui non saresti altrimenti mai innamorata.

Potresti indebitarti mandando in rosso il tuo conto corrente, o magari venderti sui social network.

Pubblicizzare anche carta igienica usata, nella speranza che un giorno Manolo ti offra un paio di succulente pumps Hangisi di colore rosso scarlatto. 

Vi sembrano comportamenti deplorevoli? Beh… la maggior parte delle persone fa così. Perché? Perché viviamo nella società più ipocrita che si possa immaginare, dove apparire viene al primo posto.

Camuffiamo tutto con un ingannevole patina di buonismo, con un fazioso senso del “politically correct”. Con una stucchevole serie di slogan circa il body positivity a cui nessuno crede, con proclami circa il self made man lì dove vige il nepotismo più sfrenato. 

Certo, elencare ciascuno di questi argomenti senza approfondire è decisamente semplicistico. Dunque è bene riportare alcuni esempi che siano in attinenza con il discorso che vogliamo introdurre, ovvero il personaggio di Anna Delvey.

Perché la moda costa così tanto? Perché tutto ciò che è gratis o costa poco fa schifo alla gente. 

State ridendo? Ho solo detto la verità. È noto l’aneddoto legato al famosissimo violinista Joshua Bell, che quando decise di suonare in metropolitana venne snobbato da tutti, come un qualsiasi musicista da strada. Eppure lui è uno che riempie i teatri.

Anche quelli dove tutti vanno ingioiellati e Pradizzati dalla testa ai piedi, sborsando diverse centinaia di dollari per un biglietto. Se per sentire Joshua Bell devi pagare 500 dollari, allora si che è un grande artista… se lo puoi ascoltare gratis, fa schifo.

Ho anche un aneddoto personale a supporto di questa tesi: lo scorso anno stavo rovistando in un mercatino dell’usato, come faccio di solito.

Una ragazza con unghie di plastica da dieci centimetri aveva in mano un tubino che ha colpito subito la mia attenzione.

Dopo qualche secondo lo ha rigettato nel mucchio di abiti, come fosse un altro dei tanti maglioncini sgualciti di Benetton o H&M.

In realtà, aveva appena scartato un tubino di Herve Lèger in condizioni impeccabili che sono riuscita a riportare a casa per una banconota da cinque euro.

Parliamo di un tubino che otto anni prima era sulla vetrina di una boutique con un cartellino che segnava: euro duemila. 

Il valore del denaro

La maggior parte delle persone non ha la sensibilità o la cultura per apprezzare un talento, un pezzo d’arte o un capo.

Il denaro serve a questo. Un’elite di persone stabilisce cosa ha valore e cosa no, mettendo a questa un prezzo.

Chiaramente non sempre queste riescono a fare un buon lavoro ed è così che ci ritroviamo immersi in tanta, costosa spazzatura. Nella musica, nell’arte, nel cinema, nella moda. 

Ed allora, se hai una visione, un’idea o un progetto cosa puoi fare per “entrare dentro”? Devi diventare “uno di loro”.

Come si diventa uno di loro? Sicuramente non grazie alle tue capacità… è solo questione di saper apparire. 

Questo Anna Delvey lo sapeva benissimo.

Figlia di un camionista russo e di una casalinga. A sedici anni si trasferisce con la sua famiglia in Germania.

La sua adolescenza la trascorre in solitudine, non riesce a legare con le coetanee. I suoi unici amici sono i magazine patinati di moda… sognando di Gucci, Dior o Balenciaga.

Abbandona la Germania ed inizia a vivere il suo sogno. Prima a Londra dove studia alla Central Saint Martins; poi a Parigi, dove riesce ad ottenere uno stage presso Purple Magazine. 

Ma le sue ambizioni sono troppo grandi per la vecchia Europa. Raggiunge la Grande Mela nel 2013, dove si fa notare sul front row di New York Fashion Week.

Si spaccia per un’ereditiera con un fondo fiduciario da 67 milioni di dollari e diventa la nuova it girl di Manhattan.

Frequenta solo i ristoranti stellati, sceglie con cura solo capi di pret-a-porter, alloggia in hotel lussuosi.

Ma come fa una ragazza senza denaro a permettersi questo tenore di vita?

Avendo sviluppato un grande senso della moda e dello stile, un’ottima conoscenza del mondo artistico e un modo di fare ammaliante e misterioso, si cala perfettamente nel ruolo della socialite… gabbando il circolo ristretto di snob newyorkesi.

L’apparenza è tutto. Anna Delvey riesce a vendere questo personaggio.

“Paghi tu? Ho dimenticato la carta di credito in hotel… che sbadata!”.

E lo champagne scorre a fiumi. I viaggi, le Birkin di Hermès. È riuscita perfino ad affittare un jet privato: “Vi faccio un bonifico al mio rientro”. Chi potrebbe dubitare di lei?

 Si, forse è sbadata… ma si vede che è una ragazza ricchissima. 

Poveri fessi.

La cosa è alquanto divertente. Anna Delvey era diventata un personaggio mitologico a New York e nessuno protestava se c’era da pagare un conto o due.

L’importante era stare con lei, perché la sua compagnia significava essere “top”. Tutti volevano vivere della luce riflessa di Anna. 

Per quattro anni riesce a farla franca vivendo in hotel o in yacht lussuosi e riscuotendo assegni a vuoto dalle banche americane. 

Ma Anna Delvey aveva una visione, non le interessava solo essere una it girl.

Se fosse stato così avrebbe potuto non correre tanti rischi, magari sposando un qualsiasi fesso dal grosso portafoglio. No. Lei è astuta, determinata ed ha un progetto: la Anna Delvy Foundation.

Si tratta di un club iper esclusivo che offre servizi di hosting, mostre d’arte contemporanea, installazioni, cocktail bar, ristoranti ricercati, concerti, un juice bar, una bakery ed uno studio d’arte.

La location? Semplicemente uno degli edifici storici più belli di Park Avenue.

Era riuscita a pianificare una serie di mostre di artisti internazionali ed emergenti come Helmut Newton, Richard Serra, James Turrell, Robert Longo, Irwin Penn e tanti altri.

La cosa ancor più sorprendente è il suo team che comprende, fra gli altri, il fondatore di Purple Magazine Olivier Zahm, l’architetto Santiago Calatrava, il fondatore di Surf Lodge Jayma Cardoso, il co-fondatore del famoso ristorante Nobu Richie Notar ed il direttore del Warhol Museum Eric Shiner.

E chi avrebbe potuto realizzare un’installazione d’arte spettacolare per l’inaugurazione della Anna Delvey Foundation se non Christo Javacheff?

Incredibile.

 

Un progetto da “solo” 22 milioni di dollari

Per realizzare questo strabiliante progetto, le servivano “solo” 22 milioni di dollari. Anna avvia una pratica con un falso documento di reddito per garanzia.

La City National Bank rifiuta la sua richiesta, ma la Delvey non si arrende. Riesce a farsi rappresentare dal Fortress Investment Group, che le chiede “solo” 100.000 dollari per le spese legali.

Quindi, ritorna alla City National Bank dove riesce ad ottenere il “piccolo” prestito. Con un colosso come il Fortress Investment Group al suo fianco, il mega prestito è già praticamente fra le sue mani.

Manca poco, la tensione sale. L’inganno non poteva reggere: la banca si accorge immediatamente delle discrepanze fra le parole di Anna e la realtà dei fatti, dopo i controlli di routine. Riceve indietro 55.000 dollari che le serviranno da consolazione… fra Saint Laurent e Dom Pèrignon.

L’anno successivo riesce ad emettere assegni a vuoto per 160.000 dollari. 

Naturalmente la storia non avrà un lieto fine: Anna Delvey verrà arrestata e condannata il 25 Aprile 2019. Nel febbraio 2021, però, riesce ad uscire per buona condotta e viene ricoperta d’oro da Netflix per i diritti di “Inventing Anna”.

Non vogliamo dire che sia corretto frodare banche o hotel. Non vogliamo dire che sia bello mentire. Non vogliamo dire che sia bello fingersi qualcun altro. 

La verità è che tutti guardiamo ad Anna Delvey con un pizzico di ammirazione. Lei ha fatto tutto quello che noi avremmo sempre voluto fare.

Perché le banche non sono nostre amiche e le finanziarie sono associazioni di usurai legalizzate. Perché siamo schiacciati da tasse ed interessi e veniamo costantemente derubati e frodati dalle istituzioni.

Pensate che i colossi di Wall Street non abbiano mai barato? Pensate che siano tutti onesti e sinceri? Il fatto che non li vedremo mai dietro le sbarre non significa che non dovrebbero starci. 

Se Anna Delvey, che aveva un progetto validissimo, si fosse presentata per quella che è, ovvero una modesta ragazza borghese, avrebbe suscitato l’interesse di tutti quei personaggi? Sarebbe riuscita a farla franca per quattro anni?

Sarebbe riuscita a vendere la sua idea con un team stellare al suo fianco? Conoscete la risposta.

Lei è stata scorretta, ma il mondo non è da meno. 

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