Tre musei per una vita: imperdibili per ognuno di noi

Un saggio del Prof. Vittorio Maria De Bonis
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Quante volte abbiamo letto – con distratta sazietà – quei titoli ad effetto, sotto l’ombrellone come nella più corriva editoria vacanziera usa e getta, che pretendono d’insegnarci con l’ausilio del trascurabile volumetto di turno quelle dieci o venti o quattro cose che dovremmo fare durante la nostra esistenza prima che l’impietosa falce della nera Mietitrice si abbatta – inesorabile – su di noi?

Una consuetudine, ormai, e neppure troppo originale, ma forse ancora d’attualità quando la si applichi, come sommesso consiglio, alla poesia dell’autentica Bellezza che – come l’ottimo Dostoevskij sentenzia ne l’Idiota – avrà l’arduo compito di salvare il Mondo, soprattutto in questo anno dolente nel quale sembra che il male pandemico e quello di guerre d’invasione dissennate stiano per travolgere il nostro piccolo universo.

Come esemplare baluardo alla follia tenteremo d’opporre, allora, una triade di scrigni ideali d’Arte autentica, magari noti o notissimi ai più, eppure ineludibili per contribuire a creare una vera consapevolezza del Bello.

E la partenza ideale non può che essere una straordinaria collezione d’arte dove il contenitore non è minor capolavoro del contenuto: parliamo naturalmente della Galleria Nazionale delle Marche, ospitata nelle magnifiche sale del Palazzo Ducale di Urbino, in buona parte edificato nel 1472, per Federico da Montefeltro, dal geniale architetto dalmata Luciano Laurana.

Scriverà Baldassar Castiglione, con piglio d’ammirato stupore:

Nell’aspero sito d’Urbino edificò un Palazzo, secondo molti, il più bello che in tutta Italia si ritrovi: d’ogni cosa sì ben lo fornì che non un palazzo, ma una città in forma di Palazzo esser pareva…

Ed in questa memorabile dimora aristocratica, che è palazzo di rappresentanza ma anche scrigno dei tesori d’un principe che è uno dei più temuti e ammirati condottieri di ventura, si cela quel miracolo di bellezza profana che è il celeberrimo Studiolo del Duca che fonde mirabili tarsie illusionistiche in legni intarsiati – ideate da Sandro Botticelli e Benedetto da Maiano – con i ritratti di Uomini Illustri fra paganesimo e cattolicesimo dipinti dallo spagnolo Pedro Berruguete e dal fiammingo Giusto di Gand.

Senza naturalmente trascurare tre capolavori miliari della pittura d’ogni tempo: la Flagellazione la Madonna di Senigallia del divino Piero della Francesca e l’iconica ed enigmatica Muta opera di Raffaello Sanzio, peraltro trafugate la notte fra il 5 e il 6 febbraio del 1975 e rocambolescamente recuperate – con una geniale opera d’intelligence – dall’appena istituito Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri appena un anno dopo.

Per non spostarci dall’amata penisola, da non perdere – ancora una volta – il Museo e Reggia di Capodimonte a Napoli, edificata nel 1759 come spettacolare antologia espositiva dei capolavori di proprietà dei Borbone per volere di Carlo I, dove confluirono i tesori della collezione Farnese, con opere come la Crocifissionedi Masaccio, il Ritratto di Paolo III Farnese con i Nipotidi Tiziano, la Flagellazione di Caravaggio e Giuditta e Oloferne di Artemisia Gentileschi.

Assolutamente consigliato poi – come spazio pressoché inedito per gli italiani, il raffinato Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona, concepito come l’eclettica collezione di piccoli e grandi capolavori d’Arte del colto mecenate e industriale persiano, con reperti che spaziano dal periodo tolemaico all’antichità ellenistico-romana, da Domenico Ghirlandaio a Carpaccio, da Rubens a Turner fino ad Houdon per una perfetta immersione nei gusti di una raccolta inimitabile.