Eternamente sedotto e quasi soggiogato dalla bellezza femminile e dalla sensualità, che solo un artista d’eccellente preveggenza e talento sa rivelare e scoprire con efficacia nei suoi modelli, Giovanni Boldini dedica – di fatto – l’intera propria esistenza e la parte preponderante e memorabile della sua produzione pittorica alla celebrazione artistica d’una mitologia muliebre che non ha eguali nella pittura fra Otto e Novecento.
Maestro nell’utilizzare una pennellata a sciabolate di colore, simili ad esplosioni pirotecniche che tagliano e dinamizzano la figura, anticipando con sorprendente genialità le quasi meno efficaci soluzioni della pittura futurista; in grado d’eseguire con sublime veridicità un volto ed abbozzare poi – con un tratto liquido e filamentoso – l’impressione di mani o d’ambientazioni che appaiono quasi emergere da un caos cromatico dapprima incomprensibile poi immediatamente efficace e sorprendentemente evocativo, incredibilmente abile nel dar corpo – con tratti vorticosi e frenetici – all’idea del movimento umano o animale con effetti da fotodinamismo cinematografico ante litteram, Boldini eredita la grande arte del passato barocco italiano e olandese, la fonde con l’originaria sensibilità macchiaiola e la rinnova con un’inattesa e mai predominante spruzzata impressionista, ma sempre con una invidiabile – e di fatto invidiata dagli amici e rivali impressionisti – smagliante originalità.

E ritraendo nel 1908 la fascinosa Mezzosoprano Vera de Nemidoff, stella dell’Opéra di Parigi – più nota per l’algida bellezza che non per la voce, non altrettanto indimenticabile – il Maestro ferrarese crea un’autentica icona moderna di femminilità senza tempo, autocosciente ed emancipata.
Lo sguardo velato e trionfalmente seduttivo, la chioma raccolta per esaltare il collo niveo e sottile, l’ardita scollatura a lasciar ammirare il candore delle spalle e del decolleté, il passo quasi di danza con il quale la Diva entra in scena per soggiogare lo spettatore, le sublimi pennellate frenetiche che sciorinano tutte le possibili – e letteralmente infinite – sfumature del nero in un abito che – negligentemente scivolando la spallina destra – esalta la carne ed emerge da un fondo bruno, insieme sfocato e perfettamente comprensibile, mentre la destra artiglia con negligenza la magnifica cappa tigrata che intanto scivola in terra accompagnando con capriccio l’incedere della Bellissima.
Aureolata di luce, in un’eterna effusione di fascino, Mademoiselle de Nemidoff continuerà a sedurci per Sempre, senza tema che il Tempo abbia ad intaccarla.






