Intervista a Bruno Pitruzzella: l’artista dell’improvvisazione e il suo concetto personale di Ri-Nascita

0
115

Bruno Pitruzzella, classe ’87, racconta la propria idea di rinascita nel suo nuovo Ep dal titolo Re-Spawning, che costituisce una sorta di secondo volume rispetto al primo “Spawning” (uscito per Almendra Music nel 2019). Cinque brani realizzati con una musica strumentale, caratterizzata da un mix di post rock, jazz, punk e pura improvvisazione, elemento distintivo del talento artistico del cantautore.

Si tratta di un lavoro fin troppo variegato, ma rispecchia il percorso che ho avuto, spesso non troppo coerente se non fosse per l’ostinazione e la necessità di cercare una propria via personale nella musica, spesso trovata nell’improvvisazione. Questo può essere il vero filo conduttore: Re-Spawning ha trovato la sua forma definitiva partendo sempre da improvvisazioni, che poi sono diventate composizioni, quindi scrittura. Ma l’improvvisazione è la matrice di base. Per improvvisazione non si intende solo quella melodica di matrice jazzistica, a volte è proprio totale e, anche se non posso dire sia radicale in senso specifico, c’è sempre qualcosa di pre-esistente, si viene sempre da una direzione“, ha dichiarato l’artista.

Cinque tracce registrate allo Zeit Studio di Palermo da Luca Rinaudo:

Shift
Depicted
Bees
Bug 1
Clay Riff

Diplomato in chitarra classica al Conservatorio V. Bellini della sua città nel 2011, Bruno ha fatto del chitarrismo contemporaneo l’elemento cardine di questo album e la summa di quella che è la propria esperienza musicale. Un’opera che nasce dall’esigenza di un percorso in proprio, ma soprattutto da riflessioni e meditazioni su tutto ciò che circonda la musica.

Il respawn consiste nella riapparizione di un personaggio o di un nemico dopo la sua morte o distruzione. Concetto che si sposa con il contenuto musicale di questo nuovo Ep, che è costituito da cinque tracce tutte strumentali, in cui l’uso creativo del multieffetti e dei loop spesso maschera o nasconde totalmente la chitarra acustica, utilizzata con un’accordatura alternativa”, ha raccontato Pitruzzella. Un lavoro, dunque, che oltre ad avere una chiara connotazione di rigenerazione, rimanda anche all’immaginario videoludico, al gergo dei videogame, come viene sottolineato dalle grafiche 8 bit che caratterizzano tutto il progetto.

Fashion News Magazine ha avuto l’onore di intervistare Bruno Pitruzzella e scoprire qualcosa in più riguardo la sua vita personale e la propria carriera musicale.

Durante la tua formazione e la tua carriera hai avuto modo di conoscere e collaborare con importanti e influenti personalità del panorama artistico-musicale. Ne ricordi una alla quale sei particolarmente affezionato? Cosa ti è rimasto da questa conoscenza?

È difficile sceglierne solo una, tutte le conoscenze e le collaborazioni sono state importanti e formative. Forse un momento particolare è stato il workshop con il chitarrista Pat Metheny, durante il festival di Sant’Anna Arresi in Sardegna. Era il 2005, avevo diciotto anni, così come i ragazzi della mia band con cui abbiamo condiviso questa esperienza. È stato un punto di svolta decisivo perché in quel periodo Metheny era il mio idolo assoluto e conoscerlo di persona mi ha permesso di uscire dalla tipica fase adolescenziale di “adorazione”, oltre ovviamente ad aver dato degli input straordinari. Metheny è un artista vero, ha una grande sensibilità e soprattutto una grandissima umiltà, che è la dote più importante per chi vuole andare avanti sul serio. Ci ha insegnato che solo con la pratica quotidiana, la passione e l’abnegazione si ottengono risultati e ci si può togliere soddisfazioni, al di là degli esiti che ognuno può o vuole raggiungere nel proprio percorso. Può sembrare una banalità, ma per noi diciottenni di fronte a un mito di quel tipo, ha avuto un forte impatto. Poi per essere sinceri, sono concetti che tutti gli insegnati e i musicisti con cui ho avuto la fortuna di lavorare mi hanno trasmesso. Non posso non citare ad esempio i miei maestri storici, Marco Cappelli e Francesco Guaiana”.

Re-Spawning è il titolo del tuo nuovo EP contenente cinque tracce musicali. In quale di queste canzoni ti rispecchi maggiormente e perché?

Probabilmente il pezzo a cui sono più legato è il primo della tracklist, “Shift”. È stato il primo di questa serie a venire fuori e credo che rispecchi maggiormente il mio percorso e il significato del lavoro. È un pezzo con uno sviluppo progressivo, in questo senso tecnicamente non si può neanche definire una canzone in quanto la forma è proprio diversa. Ci sono tutti gli elementi caratteristici dell’EP: il loop di partenza (qui con un suono fortemente alterato dal frequency shifter) che si trasforma e diventa base per uno scenario totalmente differente; l’improvvisazione che poi diventa scrittura, l’assolo melodico sul finale e la chitarra acustica usata in modo più ritmico come fosse una batteria, ma forse è soltanto il brano che mi piace di più”.

Re-Spawning assume il significato di rinascita. Come intendi precisamente questa connotazione nel tuo EP? Ha effettivamente un collegamento con i cinque testi dei brani musicali?

Respawn è un termine che si usa nell’universo videoludico per indicare la riapparizione di un personaggio o di un nemico dopo la sua morte o distruzione. Ad esempio il tipico cattivo dei videogiochi che risorge ogni qual volta lo si elimina, ma vale lo stesso per il protagonista “buono”. Il nesso c’è anche da un punto di vista estetico sonoro perché i suoni dell’EP a volte richiamano un po’ qualcosa che rimanda alla dimensione audio dei videogiochi. La rinascita in senso stretto ha a che fare con la riapertura di questo progetto per chitarra sola, dopo quattro anni dall’uscita del primo album che si chiamava “Spawning” (cioè generare, germinare, riprodursi in ambito zoologico marino in quel caso, ma anche nascere per i videogiochi ). I brani sono tutti strumentali, per cui non ci sono particolari collegamenti testuali, neanche nei titoli. È sempre difficile assegnare un significato preciso alla musica in generale, a quella strumentale in modo speciale. Per cui il concetto è anche qui soltanto accennato in modo che ogni ascoltatore possa trovare un suo significato e una sua suggestione”.

Hai fatto dell’improvvisazione il tuo marchio di fabbrica. Quali sono le emozioni che ti suscitano suonare con la tua chitarra e improvvisare?

L’improvvisazione in musica è per me un bisogno primario, è il modo in cui mi esprimo meglio, in cui riesco a essere veramente me stesso e in cui mi diverto di più. Non parlo solo di improvvisazione melodico/ritmica come quella che troviamo nel jazz, ma nel senso più ampio di composizione estemporanea. Questa esigenza credo sia scaturita naturalmente, e per opposizione, dal percorso che ho fatto: studiando chitarra classica ci si può sentire spesso bloccati o incatenati dalla partitura, quindi per me è davvero una liberazione potersi esprimere tranquillamente e dare una forma musicale a quello che sento. Anche per questo mi sono avvicinato al jazz e all’improvvisazione radicale. Tuttavia, bisogna fare una precisazione importante: l’improvvisazione non si improvvisa. Bisogna studiare molto, praticare molto, ascoltare tutto e allenarsi sia da soli che in gruppo a trovare il posto giusto per sé stessi e i propri suoni. Per cui nulla di tutto ciò esisterebbe per me senza lo studio della musica classica, la pratica del jazz, della musica leggera e del rock. Bisogna pur attingere da qualche parte per produrre qualcosa. È un po’ lo stesso concetto che vale per gli scrittori, è necessario leggere molto per trovare le proprie parole. In questo senso ho avuto fortuna perché ho incontrato ottimi insegnanti (voglio citare Lelio Giannetto grande maestro di improvvisazione e anche Luca Rinaudo con cui ho prodotto i lavori in solo), ma anche fantastici compagni di avventura nelle band in cui suono (Utveggi, Forsqueak, etc.)”.

Brani questi in cui ritroviamo un’altra composizione e cultura musicale di Pitruzzella, il quale, con il suo album, è stato in grado di regalarci nuovamente un altro scorcio interessante di quelle che sono le sue radici artistiche.

Alessandra Rosci