Il 5 Marzo 2014, nella Cour Carrée del Louvre, ebbe inizio il lungo ed affascinante cammino di Nicolas Ghesquière nella famosa casa di moda francese, Louis Vuitton. A distanza di dieci anni, nello stesso luogo e nella stessa data, 5 marzo, ha avuto luogo la presentazione della collezione autunno/inverno 2024: una collezione celebrativa, che spalanca le porte ad una narrazione elegante di ciò che era e ciò che è diventata ad oggi la maison. Il set dello show, che rievoca un ambiente futuristico ed è stato concepito dall’artista Philippe Parreno in collaborazione con il designer di produzione cinematografica James Chinlund; mentre il paesaggio sonoro è stato ideato dal sound designer Nicolas Becker.

La nuova collezione di Louis Vuitton a Paris Fashion Week
Per onorare questi 10 anni, il designer ha dato alla luce ben 63 look in cui ripercorre e trasforma i pezzi migliori da lui firmati, con dei richiami anche al periodo trascorso da Balenciaga.
La “stella polare” che lo ha guidato in questo viaggio, in questo caso, garantisce la costanza di un vocabolario costruito lungo il cammino, in cui Ghesquière attinge alla propria intertestualità per esplorare orizzonti diversi.

Si percepisce una sfumatura di affinità precedenti, impronte felici di capi amati, affetto per un gesto, un taglio o un ricamo. L’immaginazione assorbe tutto. Ciò che è familiare si rinnova. Ogni domani è un nuovo giorno…
Iniziano così a fluttuare sulla passerella delle silhouette decise su cui sono dipinti alcuni dei simboli chiave di Louis Vuitton, basta pensare ai famosi bauli, ora decostruiti come in una sorta di libretto delle istruzioni.

Ad attirare l’attenzione dei più esperti sono, senza ombra di dubbio, i guanti pelosi, lanciati dal designer in occasione della collezione pre-fall 2009 di Balenciaga.

Non passano inosservate anche le giacche, arricchite da ricami pregiati, che esaltano le spalle quasi con fare arrogante, lasciando trasparire il potere che chi le indossa può trasmettere.
Le gonne spaziano da un’estetica minimal ad una totalmente agli antipodi, massimalista è dir poco, basta osservare il taglio super voluminoso che acquistano verso il basso e i numerosi punti luce su di esse applicati.

Matrimonio tra passato e futuro
Non mancano pezzi più classici, tipici di Ghesquière nella maison, ma sempre rivisitati in una chiave più futuristica; c’è, infatti, un gioco di proporzioni e di stratificazione che donano al look un movimento unico nel suo genere.

Lo show continua con pellicce opulente che spaziano in una palette neutra, dal bianco al beige, e con total black che spezzano quell’atteggiamento esuberante che si è andato a costruire durante la narrazione, ma che più di tutto apprezziamo.


Tutte le cose belle hanno una fine, e questa collezione saluta la platea con cascate di piume che aleggiano delicatamente sugli abiti, sottolineando, ancora una volta, la creativa opposizione di idee che caratterizza il designer e che lo rende riconoscibile e indimenticabile.

La malinconia che caratterizza il termine di questo racconto inizia a sbocciare ma, con fare fulmineo, lascia spazio alla gioia, gioia contagiosa che pervade l’animo di tutti i presenti, nel momento in cui si rendono conto che questa non è davvero la fine, ma l’inizio di altri, almeno 5, anni del designer nella maison francese.







