Quanto sei bravo a fare la spesa? Tutto ciò che devi sapere tra inflazione, prodotti importati ed etichette fuorvianti

0
61

L’inflazione c’è ed è evidente, ma oltre a questa bisogna preoccuparsi dei comportamenti che numerose aziende adottano per trarne profitto ed è nostro interesse fare attenzione a piccole procedure che, alla fine dei conti (soprattutto dei nostri portafogli), hanno delle ripercussioni enormi.

In qualità di Segretario Generale di Consumerismo, ho fatto una ricerca, insieme al Presidente di Consumerismo Luigi Gabriele, fra i fenomeni che dovremmo tenere a mente tutte le volte che entriamo in un supermercato.

Cosa si intende per…

Skimflation: si tratta di abbassare la qualità di un prodotto in modo da contenere i costi della produzione, che con l’inflazione sulle materie prime sarebbero aumentati, vendendolo allo stesso prezzo. Il consumatore  crede, quindi, di acquistare il medesimo prodotto, con gli stessi ingredienti ed allo stesso prezzo; mentre, in realtà, non è affatto così. Avete mai pensato: “Ma prima questi biscotti erano molto più buoni”? Oppure “Questa pasta non tiene la cottura nello stesso modo”? Beh, è proprio di questo che si tratta! Le materie prime non avranno più la stessa qualità ed il risultato… è spesso abbastanza evidente! Molte aziende, temendo di perdere clienti, sono restie ad aumentare i prezzi, quindi “tamponano” abbassando la qualità. Ma pensate davvero che “non se ne accorge nessuno”?

Shrinkfkation: questo sistema, invece, gira tutto intorno al packaging. Le aziende optano per confezioni più grandi ma inserendo all’interno più aria e meno prodotto. Come evidenzia il Presidente di Consumerismo Luigi Gabriele “si tratta di un trucchetto svuotacarrelli del -30%, poiché a parità di spesa le quantità portate a casa sono inferiori”.

Greedflation: significa, letteralmente, “inflazione da avidità” e riguarda tutte quelle aziende che alzano i loro prezzi nonostante l’inflazione non li riguardi in prima persona. Si tratta, dunque, di brand che approfittano dell’inflazione per generare profitto. 

E se scegliessimo prodotti importati? La qualità è la stessa? E il prezzo?

I prodotti di importazione hanno quasi sempre un prezzo più alto, dovuto ai dazi doganali ed al trasporto. Ci sono delle eccezioni, come, ad esempio, le arance. In Italia siamo famosi per le arance siciliane, ma molto spesso nei supermercati troviamo arance spagnole. In realtà, nonostante la Spagna sia più lontana, le arance siciliane hanno un prezzo più alto, essendo più pregiate, soprattutto se biologiche. Ci sono altri casi in cui i prodotti di importazione costano meno, come quello delle patate. Quest’anno, con il calo della produzione, in Italia abbiamo visto moltissime patate provenienti dall’Egitto. Come mai hanno un costo così basso rispetto a quelle italiane? I paesi al di fuori dell’UE hanno meno restrizioni riguardo l’uso di pesticidi. Gli agrofarmaci, dannosi per la salute, sono infatti vietati in Europa. Acquistiamo a meno… ma acquistiamo meglio? La risposta è no! Meglio spendere qualcosa in più per avere la certezza di consumare prodotti sani, sicuri e controllati. Un altro problema relativo all’importazione è quello strettamente legato allo spreco alimentare. Prendiamo ad esempio i grossi quantitativi di avocado provenienti dai paesi dell’America del sud. La maggior parte di questi frutti delicati, viene danneggiata durante il trasporto e finisce con l’essere gettata nella spazzatura. Se non potete fare a meno di questo buonissimo frutto tropicale, vi suggeriamo di optare per le coltivazioni siciliane o sarde.

 

Barbara Molinario