Con il groove di “Funky Promised Land”, Joshua Thriller anticipa l’album ‘Hard Times in Hollywood’ e la sua critica al mondo dell’intrattenimento: l’intervista alla band

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In passato vi avevamo già parlato di Joshua Thriller, progetto nato come contenitore di collaborazioni musicali che da un paio di anni si è trasformato in una vera a propria band.

Lo scorso 9 maggio, la band ha pubblicato “Funky Promised Land”, un singolo dal ritmo serrato e di ispirazione funk e disco. L’uscita anticipa il nuovo album, “Hard Times in Hollywood”, che sarà disponibile su tutte le piattaforme streaming già dalle prossime settimane.

La proposta di Joshua Thriller si mantiene ricca di novità. La formazione, infatti, ha attraversato i generi musicali con un repertorio che spazia dal rock, all’elettronica, fino ad episodi più acustici e beatlesiani. Con “Funky Promised Land” si apre uno scenario decisamente black, che ci ricorda un po’ i grandi classici del funk degli anni ’70 ma in una chiave più moderna e contemporanea.

Siamo molto curiosi di ascoltare l’intero album, “Hard Times in Hollywood”, che si preannuncia un lavoro peculiare, che mixa il soul all’elettronica, con incursioni nei riff surf e nell’RnB. Il tutto accompagnato da una narrazione cruda e quasi “spietata” che racconta il lato più turpe del mondo glitterato dell’intrattenimento. I fatti di cronaca parlano e Joshua Thriller risponde. Hollywood sta davvero crollando a pezzi?

Per parlarci del loro nuovo lavoro discografico, abbiamo incontrato il fondatore Giorgio Indaco, il chitarrista Walter Russo ed Elektra Nicotra, cantante e compositore che ha collaborato alla stesura del nuovo album.

Giorgio Indaco

Giorgio, hai detto che Funky Promised Land è nata in cinque minuti, con tutti gli elementi che si sono incastrati subito. Qual è stato il momento esatto in cui avete capito che questo brano sarebbe stato il singolo che avrebbe anticipato il nuovo album?

Giorgio: “La canzone è nata da una session di composizione in cui io e Walter discutevamo “a tavolino” la prossima mossa da fare. Volevamo tornare a delle sonorità più “groovy” e “catchy”, che sono termini che noi utilizziamo per prenderci in giro. Tutto quello che avevamo era il breakdown di chitarra che caratterizza la canzone, tutto è davvero costruito attorno a questa parte strumentale. Prima ancora che diventasse Funky Promised Land sapevamo che ci saremmo presentati nuovamente al pubblico con questa canzone, semplicemente perchè ci è piaciuta dal primo istante”.

Walter: “Quando abbiamo iniziato a scandire sulle note la frase “ho portato il pane” sul riff di chitarra, abbiamo capito che era il brano giusto!”

Walter Russo

Walter, avete già testato Funky Promised Land in anteprima live a Palermo e Catania. Come cambia l’energia del brano sul palco rispetto alla versione in studio?

Walter: “Le vibes live mentre si suona sono indescrivibili, basta uno sguardo tra di noi e tutto si evolve, e poi ammettiamo il brano ti fa “annacare” (dal dialetto siciliano, “muovere”)”.

Joshua Thriller live at Mind House (Palermo)

Rispetto al vostro precedente singolo Pick the Flowers, più hippie e beatlesiano, Funky Promised Land segna un ritorno alle radici funk e soul. Come si inserisce questo brano nel percorso evolutivo dei Joshua Thriller?

Giorgio: “Pick the Flowers ci ha colti in un momento in cui eravamo molto vicini gli uni con gli altri. Il video della canzone è sincero, ci siamo noi, le nostre compagne e i nostri amici che stiamo insieme e ce la spassiamo. “Funky Promised Land” è nata in un contesto decisamente diverso, dove volevamo ottenere un sound meno morbido”. 

Elektra, hai descritto il concept di Hard Times in Hollywood come un’esplorazione del lato oscuro dello showbusiness. Puoi raccontarci di più sui due protagonisti del concept album – il musicista emergente e la star decaduta – e su come Funky Promised Land introduce la loro storia?

Elektra: “Funky Promised Land segna l’inizio di questa narrazione e rappresenta il sogno che tutti noi abbiamo quando imbracciamo uno strumento per la prima volta o scriviamo la nostra prima canzone: avere successo, esibirsi in palchi enormi, vendere milioni di dischi e vincere qualche Grammy. In questo caso la California diventa La Terra Promessa del Funk. Parliamo di quel luogo dove tanti musicisti, artisti e attori hanno sfondato. Il protagonista si reca a Los Angeles perchè “ci crede”. Ha fede nel suo sogno. Ed i suoi scopi sono nobili, dice alla gente “Ragazzi e ragazze, prendetevi per mano”. Crede che la musica sia un veicolo potente per unire le persone – come effettivamente è. Il problema è che poi, man mano che il viaggio continua, questi personaggi scopriranno che c’è molto altro dietro”.

Elektra Nicotra

Cosa possiamo aspettarci dal sound di Hard Times in Hollywood?

Giorgio: “Siamo soddisfatti dell’album. Ci sono momenti di grande Groove che andavamo cercando da molto tempo e su cui intendiamo insistere anche in prossime uscite. La presenza di una voce femminile ci ha dato possibilità di esprimerci anche in modo sensuale, ma anche con piccole distorsioni di chitarra a far da controbilancio. La chitarra ha un ruolo predominante all’interno dell’album e abbiamo cercato di farla esprimere sia in maniera tradizionale che sperimentale. Basso e batteria sono minimali, ma hanno spazio per farsi apprezzare. Abbiamo anche evitato di seguire la strada dei “grandi ritornelli vocali” perchè non abbiamo intenzione di scrivere sempre la stessa canzone, quindi i break strumentali che possono diventare “il ritornello” abbondano. Alcuni li chiamerebbero i tormentoni, ma a quello ci arriveremo! (ride)”.

Nunzio Failla

Il vostro album sembra voler esplorare le contraddizioni tra il glamour di Hollywood e le sue insidie. Alla luce delle discussioni attuali su abusi di potere nell’industria musicale, come sperate che Hard Times in Hollywood possa contribuire al dialogo su questi temi?

Elektra: “Con tutto quello che è successo negli ultimi anni, da Harvey Weinstein a Diddy, è impossibile esimersi dal commentare. Il nostro approccio è piuttosto diretto e provocatorio. Quando ho deciso di trattare l’argomento attraverso dei testi ho pensato di dover abbandonare la via dell’ermetismo, tipica delle liriche rock-pop, e dire le cose nel modo più crudo possibile. Non addolciremo la pillola: stiamo parlando di mostri e li vogliamo mostrare per quello che sono. Ed è questo il nostro contributo al dialogo: vogliamo far crollare i miti. Non possiamo continuare a giustificare e idolatrare i mostri”.

Alessio Gentile

Come band siciliana, portate una prospettiva unica nel raccontare il mondo di Hollywood. Credete che il vostro punto di vista “esterno” vi abbia aiutato a cogliere aspetti dello showbusiness che potrebbero sfuggire a chi è immerso in quell’ambiente?

Giorgio: “Chiaramente non possiamo dire di saperne più di chi è immerso dentro livelli di showbusiness di un certo spessore. Il punto è che quando si parla di “un certo spessore”, spesso si tratta  davvero di gente pericolosa. Noi studiamo l’argomento da molto tempo, e  singolarmente abbiamo fatto delle esperienze con esponenti del mondo dello showbusiness che non fanno certo profumo di zagara. Quello che abbiamo visto non ci è mai piaciuto, probabilmente perchè essendo siciliani, abbiamo la tendenza a non fidarci completamente. Siamo decisamente lontani da Hollywood, ma Hollywood è Babilonia. L’artista non deve andare a Babilonia. Chi ci vive immerso, non ha quasi mai modo di tornare indietro”. 

Walter: “In piccolo ogni ambiente si trasforma in “Hollywood”, noi siamo contro determinate dinamiche, e oltre a suonare sappiamo dare anche i calci in c*lo”.

Elektra: “Hollywood non è circoscritta a quell’area degli Stati Uniti. Hollywood è ovunque. Noi siamo già inglobati in questo sistema, perchè tutto ciò che nasce ad Hollywood si riflette sull’Europa e ne siamo totalmente influenzati e assuefatti. Tutti i modelli di showbusiness americani, vengono immediatamente copiati e proposti in tutti i paesi occidentali. A noi sembra che tutto questo sia lontano anni luce, invece ne siamo una parte attiva. Se il music business americano propone una simbologia o un’iconografia per le sue star, rivedrai la medesima simbologia proposta sui musicisti italiani… e poi rivedrai la stessa simbologia tatuata sulle braccia dei tuoi vicini di casa che emulano i loro idoli. La cosa peggiore è che nel 99% dei casi le persone neanche sanno di cosa si stiano facendo portavoce… che nella peggiore delle ipotesi è satanismo”.