A Pesaro la XXI edizione di Hangartfest 2025 – dal 5 al 21 settembre

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La XXII edizione di Hangartfest, manifestazione di danza contemporanea che quest’anno ha come fil rouge il tema del mito, reinterpretato come forza vitale e generatrice di immagini, visioni e linguaggi, si terrà a Pesaro dal 5 al 21 settembre. In programma le prime nazionali dell’artista svizzero  Sebastian Zuber, Michele Ifigenia Colturi, Masako Matsushita, Lucia Mauri, Olimpia Fortuni e Michela Paoloni, Marisa Ragazzo e Omid Ighani e i site specific di Marta Bevilacqua, Nicholas Baffoni e Camilla Perugini

Da venerdì 5 a domenica 21 settembre torna a Pesaro Hangartfest, festival di danza contemporanea giunto alla XXII edizione e sostenuto dal Ministero della Cultura, dalla Regione Marche. dal Comune di Pesaro e dal Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo. Il programma propone 24 appuntamenti tra prime assolute e nazionali, coproduzioni, progetti speciali, repliche ed eventi fuori programma, confermando il festival come punto di riferimento per la sperimentazione coreografica e il sostegno ai giovani talenti. A caratterizzare il festival è da sempre la capacità di fondere ricerca artistica e linguaggi contemporanei, con una particolare attenzione, quest’anno, al tema del mito, reinterpretato come forza vitale e generatrice di immagini, visioni e linguaggi.

Il centro del festival sarà la Maddalena – Centro Arti Performative, ex chiesa recentemente riqualificata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, oggi spazio versatile e votato alla creazione. Hangartfest è, tuttavia, anche un festival diffuso, che anima i luoghi simbolici della città e li trasforma in spazi di dialogo tra pubblico e creazione contemporanea: dal Museo Nazionale Rossini al Salone Antonia Pallerini di Palazzo Gradari, fino alla Villa Imperiale, che per il terzo anno ospiterà performance site-specific nel Parco San Bartolo. l festival rinnova infine il suo legame con l’entroterra pesarese, raggiungendo i borghi di Piobbico e Lunano in collaborazione con il Fe.M Festival di Micro Architettura, dove performance e installazioni dialogheranno con il paesaggio naturale e il patrimonio architettonico.

Aprirà il festival, venerdì 5 settembre, alle ore 21, presso la Maddalena (replica sabato 6 settembre, ore 20), la prima assuluta di Honeymoon, assolo firmato dal coreografo svizzero Sebastian Zuber che intreccia danza contemporanea e linguaggi multimediali, frutto della collaborazione tra Hangartfest e il TanzHaus di Basilea.

Sabato 6, alle ore 15 e alle ore 17, il festival si sposta presso il Museo Nazionale Rossini per Muse, performance site – specific di Marta Bevilacqua, che lo interpreta con Angelica Margherita, Andrea Rizzo, Valentina Saggin. Lo spettacolo, ideato per offrire un’esperienza intima e coinvolgente a un pubblico di 30 spettatori per replica, fa parte del progetto Museo in danza, un’iniziativa che celebra l’incontro tra la danza contemporanea e la memoria storica, fondendo arte viva e luoghi della cultura in un dialogo unico.

Particolare attenzione è riservata ai coreografi residenti al festival, protagonisti del progetto triennale di coproduzione volto a sostenere e promuovere la danza contemporanea italiana. Per il triennio 2025–2027, il primo coreografo residente è Michele Ifigenia Colturi, che domenica 7 settembre, alle ore 21, alla Maddalena, presenta in prima assoluta Atteone, Prologo. Interpretato da Enzina Cappelli, Atteone è incentrato su una metamorfosi tragica, da essere umano a cervo sbranato da dei cani da caccia. Alle ore 21,30, sempre alla Maddalena, Cuma, con Federica D’Aversa, solo coreografico attorno alla figura della sibilla, in cui i vari elementi che appartengono all’archetipo della profetessa sono ricostruiti per portare in vita un ultimo messaggio divinatorio. A seguire incontro con l’artista.

Martedì 9 doppia replica, alle 18,30 e alle 21, alla Maddalena di Bianco S, prima nazionale – progetto speciale di un lavoro collettivo che vede l’allestimento di micro sculture realizzate da Antonella Sabatini, la performance di Masako Matsushita, che ne firma anche la regia, le immagini di Elio Mazzacane e le poesie di Laura Pugno. In questo progetto ll bianco diventa soglia tra interno ed esterno, vita e non-vita, in un paesaggio emotivo dove la perdita si dissolve.

Il secondo appuntamento con i coreografi residenti al Festival vede in scena Lucia Mauri che mercoledì 10 settembre, alle ore 21, debutta in prima assoluta alla Maddalena con OSOM – Out of Sight, Out of Mind? Tra luci, suoni, musica e video, lo spettacolo guida il pubblico in una danza sensoriale di presenze e assenze, plasmando l’esperienza coreografica e trasformando lo sguardo dello spettatore in partecipazione attiva.

Il programma del Festival prosegue giovedì 11 settembre alle ore 21 alla Maddalena con Eves di Tommaso Monza e Claudia Rossi Valli, un incontro tra la danzatrice e l’astrofisico Claudio Melioli che intrecciano linguaggi e visioni, dando vita a un racconto che attraversa buchi neri, supernove e leggi cosmiche, capace di stimolare la mente e l’immaginazione.

Anche quest’anno il Festival apre le porte alle nuove proposte selezionate da Giacimenti, la rete nazionale dedicata alla scoperta di giovani talenti. Venerdì 12 settembre alle 18.30 va in scena Club, performance collettiva di Giulia Anastasio, Chiara Carducci, Alice Petrucci e Sara Zacchetti, scelta dal gruppo di spettatori Explorer, percorso di audience engagement che il Festival propone da alcuni anni. Club è un rituale in cui danza e musica techno trasformano il dancefloor in un tempio di appartenenza, dove il pubblico si fa parte attiva di un linguaggio condiviso fatto di suono e movimento. A seguire, alle 21, anteprima nazionale di  The great cucumber di Mario Coccetti per il collettivo S Dance Company, un assolo coreografico distopico e ironico che affronta con spietata lucidità il tema della fallocrazia. Il lavoro smaschera i meccanismi oppressivi del dominio maschile e dell’autorità, attraverso una danza intensa, fisica e provocatoria.

Sabato 13 settembre alle 18.30, appuntamento a Palazzo Gradari con Fitting, performance site-specific ideata e interpretata da Nicholas Baffoni e Camilla Perugini del gruppo HUNT CDC. Le scarpe si trasformano in veicoli di storie e strumenti d’empatia, dando vita a un dialogo coreografico che dissolve i confini tra inizio e fine. Un invito ad immergersi nella complessità delle relazioni, senza certezze né conclusioni definitive.
Tra i ritorni più attesi, quello di Rhuena Bracci e Marco Valerio Amico, vincitori del Premio UBU 2024 con Redrum, coprodotto da Hangartfest, che quest’anno presentano (ore 21, presso la Maddalena) Arsura, uno spettacolo breve e intenso in cui luce, colore, spazio e tempo si intrecciano in una riflessione fisica e visiva sull’abitare e sul desiderio che nasce dall’assenza.

Prima assoluta, domenica 14 settembre, alle 21 alla Maddalena per *Kor, performance firmata da Olimpia Fortuni e Michela Paoloni che, partendo dalla radice indoeuropea “kor” che unisce cuore, cervello e corda, indaga il corpo come spazio relazionale, tra prossimità e distanza. I danzatori costruiscono e decostruiscono legami, alla ricerca di un nuovo orientamento emotivo e fisico. Fra le artiste ospiti del festival Ilenia Romano  sarà in scena martedì 16 settembre con Vacuum un assolo che si ispira alle sfumature mutevoli del mito di Elena di Troia, esplorando i tratti archetipici e la complessità di una donna “irregolare”, contraddittoria, moderna e sorprendente in un mondo prevalentemente maschilista.
Mercoledì 17 settembre in anteprima e giovedì 18 settembre in prima nazionale alle ore 21 va in scena Il sale e il pane, la nuova creazione di Marisa Ragazzo e Omid Ighani del gruppo Dacru per la compagnia Naturalis Labor in coproduzione con Hangartfest. Un’indagine sull’amore come archetipo, tra immaginazione e realtà quotidiana, restituita in una visione sorprendente. Sempre giovedì alle 18.30, nel Salone Antonia Pallarini di Palazzo Gradari, Francesca Santamaria presenta Good vibes only (beta test), un assolo che indaga il gesto dello scrolling come azione quotidiana e rituale del nostro tempo e apre interrogativi sul modo in cui abitiamo il digitale. La performance si sviluppa come una Freemium App, tra accessi liberi e versioni “premium” dell’esperienza.

A rilanciare il tema dell’identità digitale, venerdì 19, alle 21, Rmx alla Maddalena, il lavoro di Pietro Angelini, proposto dalla compagnia 369gradi, che rilegge in chiave contemporanea la figura di Narciso. Utilizzando i propri smartphone come dispositivo drammaturgico, i performer mutuano una pratica scenica che genera e manipola contenuti audiovisivi componendo immaginari estetico-formali tematici.

Ancora dalla scena svizzera arriva High season, creazione firmata da Katarzyna Gdaniec e Marco Cantalupo, in programma sabato 20 settembre alle ore 21. Creato per il 30° anniversario della Compagnie Linga, questo pezzo per quartetto femminile è nato dalla fascinazione dei coreografi per le “Quattro stagioni ricomposte” di Max Richter – una versione del capolavoro di Vivaldi – e dal desiderio di riunire 4 delle sue principali interpreti per rendere omaggio alla loro arte. Qui i motivi vivaldiani perdono il loro carattere illustrativo per diventare puri oggetti musicali, terreno di ricerca estetica di una danza popolare rivisitata, atemporale e apolide.

L’ultimo giorno del festival, domenica 21 settembre, inizia alle ore 17 a Villa Imperiale, con Elastic empathic, performance firmata e interpretata da Frey Faust e Francesca Pedullà che esplora la relazione tra due corpi, indagando prossimità e distanza attraverso una strategia di sopravvivenza, un tentativo di interiorizzare esperienze vissute o immaginate e manifestare istantaneamente il desiderio, l’intenzione, la prospettiva dell’altro e del non umano. Conclude la programmazione, alle 21, presso la Maddalena, Insectum in Pesaro, di Silvia Gribaudi e Tereza Ondrová, spettacolo brillante e ironico che racconta il mondo dal punto di vista, sorprendentemente poetico, di un insetto.

Tra le collaborazioni attivate da festival, rilevante è quella con  Fe.M il Festival di Microarchitettura ideato dagli architetti Alice Cecchini e Roman Joliy (Atelier Poem) insieme a Marco Dini (Wooden Houses). Il progetto, che punta a valorizzare l’identità del territorio, innesca un dialogo tra arte, architettura e paesaggio, grazie alla realizzazione di installazioni effimere di microarchitettura concepite come spazi da vivere e da attivare. In questo contesto si inseriscono due performance site-specific di Hangartfest: il 14 settembre Melissa Brutti si esibirà a Lunano presso La Cappella del Suono dello Studio Carraldo (Innsbruck), mentre il 20 settembre Giulia Torri danzerà a Piobbico, all’interno di La Barca, progetto realizzato da un collettivo di giovani architetti francesi.

Tutti i dettagli sul programma e sulla card sono disponibili su www.hangartfest.it