È un giardino dalle mille possibilità dove la moda, l’arte, la natura, i sapori e la storia dialogano. Alessandro Michele, al suo terzo anno da direttore creativo di Gucci, concepisce e reinventa lo spazio di Palazzo Della Mercanzia su Piazza Della Signoria a Firenze, in principio ufficio dell’ex direttore artistico Frida Giannini, poi diventato Museo Gucci.
Al primo piano, una boutique iper esclusiva dove acquistare collezioni uniche che non è possibile acquistare né in store del brand, né su internet. Non parliamo solo di prèt-a-portèr, ma anche di scatole, manichini rivestiti di raso, taccuini, memorabilia, bookstore, complementi d’arredo ed oggetti da collezione da far gola a qualsiasi amante della storica casa di moda italiana. Al piano superiore, le sale di questa nuova concezione di museo, dove la moda del passato si affianca alle collezioni odierne: Guccification, Paraphernalia, Cosmorama, Cinema da Camera, De Rerum Natura, Ephemera questi i nomi di ogni singolo spazio. Maria Luisa Frisa è il curatore di questo luogo magico fatto di racconti e di creatività, nelle sue parole: “Abbiamo deciso di fare dello spazio un laboratorio dove tutti gli elementi sono a disposizione per una sperimentazione creativa. Nelle sale intitolate De Rerum Natura, ad esempio, possiamo vedere la passione di Gucci per la flora e la fauna espressa attraverso capi di abbigliamento vintage e contemporanei, statuette di animali in argento prodotte dalla Maison negli Anni 50 e materiale grafico originale di Vittorio Accornero, al quale era stato affidato il compito di creare lo stampato Gucci Flora nel 1966”. L’estetica balza fra il vintage e il decò con mobili d’epoca e nuovi pezzi concepiti ad hoc per questa nuova Mecca della moda. Non mancano richiami esoterici, come il grande occhio luminoso o il serpente, la cui iconografia sta a cuore ad Alessandro Michele: “Il serpente, che si insinua dappertutto e che, in un certo senso, simbolizza un perpetuo inizio è un perpetuo ritorno”. Concetto che calza a pennello con le creazioni del designer che rompe i fili temporali di moda e costume in un ritorno al vecchio che sa sempre di nuovo. Considerando quanto oggi il mondo food faccia moda, era impensabile non allestire uno spazio dedicato ai piaceri del palato. La Gucci Osteria è stata affidata allo chef stellato Massimo Bottura, amico di vecchia data del CEO di Gucci Marco Bizzarri. Se vi aspettate prezzi da capogiro, rimarrete piacevolmente sorpresi: il menù, con un range che va dai 10 ai 30 euro, propone pietanze che celebrano la grande storia fiorentina, centro focale di arti e culture nell’Italia rinascimentale. Durante un’intervista a Vogue Italia, lo chef ha dichiarato “Sa perché adoro Gucci? Perché stanno facendo esattamente quello che faccio io in cucina. Guardano al passato in una chiave non nostalgica. Prendono il meglio di ciò che c’era ieri e lo proiettano nel futuro con capacità critica”. Bando alla nostalgia dunque, cosa difficile da asserire quando si parla di un museo! Eppure è proprio così: in questo spazio ciò che è stato vive ancora, non è un pezzo vecchio da teca. L’esteta fa vivere la bellezza non solo contemplandola, ma intersecandola nell’adesso in un continuum fra citazioni e nuove idee che si stuzzicano l’un l’altra.






