“I consumatori italiani preferiscono la qualità alla quantità” – Marco Gianni, Coordinatore del Biodistretto Sabino e della Via di Francesco.

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Il 26 maggio 2024, durante la conferenza “Coltivando Tradizioni: L’intreccio tra Agricoltura e Cultura”, che si è tenuta presso l’Abbazia del Borgo di Farfa, nella due giorni dedicata alla Fiera di Farfa, Marco Gianni, Coordinatore del Biodistretto Sabino e della Via di Francesco, ha illustrato il concetto di Biodistretto. Un Biodistretto è un’area geografica votata all’agricoltura biologica, dove agricoltori, cittadini, operatori turistici, associazioni e amministrazioni pubbliche collaborano per una gestione sostenibile delle risorse, basata sul modello di produzione e consumo biologico.

Nel Biodistretto, la promozione dei prodotti biologici si intreccia con la valorizzazione del territorio e delle sue peculiarità, mirando a uno sviluppo economico, sociale e culturale sostenibile. Ogni Biodistretto è unico e nasce da specifiche esigenze locali, come il Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, creato in risposta ai problemi legati alla monocoltura delle nocciole e alla conservazione delle scorie radioattive.

Negli ultimi anni, sono nati numerosi Biodistretti nel Lazio, tra cui 12 nelle province di Roma, Rieti e Viterbo. Il Biodistretto Sabino, supportato inizialmente da 31 amministrazioni comunali e circa 100 aziende agroalimentari, copre 9.400 ettari di agricoltura biologica, pari al 30% della superficie agricola utilizzabile, con alcuni comuni che raggiungono il 90%.

Intervista a Marco Gianni – Coordinatore del Biodistretto Sabino e della Via di Francesco

Durante la conferenza, ha spiegato che ogni Biodistretto è unico. Cosa rende unico il Biodistretto Sabino?

Il Biodistretto Sabino, in particolare, è stato concepito per coordinare lo sviluppo agroalimentare di nicchia e promuovere il turismo enogastronomico ed escursionistico. Nonostante le diverse motivazioni alla base di ciascun Biodistretto, essi condividono obiettivi comuni, quali lo sviluppo delle filiere biologiche locali, l’integrazione con la società civile e altri settori produttivi, e la promozione dello sviluppo sostenibile delle comunità locali. Le motivazioni che hanno spinto ad istituire un Biodistretto in Sabina includono la salvaguardia del territorio in ambito economico, sociale e ambientale, la promozione di uno stile di vita sano, l’agricoltura sostenibile e la cooperazione tra le aziende per promuovere le filiere.

Quali sono i prodotti DOP del Biodistretto Sabino?

Il territorio della Sabina è caratterizzato da una forte identità storica e culturale, rappresentata dal brand “Sabina”. Questo territorio ospita cinque marchi DOP e sei indicazioni geografiche protette, tra cui l’olio EVO Sabina, che rappresenta una parte significativa della produzione regionale. Altri prodotti DOP e IGP includono il Pecorino romano, la Ricotta romana, il Vitellone bianco dell’Appennino, e il Prosciutto amatriciano. La Sabina produce anche numerose “Produzioni Agroalimentari Tradizionali” (PAT), come l’olio EVO monovarietale di Olivastrone, gli amaretti casperiani e la porchetta. Attualmente, manca una strategia di marketing territoriale e commerciale per valorizzare queste eccellenze. Il Biodistretto potrebbe colmare questa lacuna attraverso azioni mirate e finanziamenti europei e regionali, come dimostrato dal progetto “Green Community” con Roccasinibalda come comune capofila.

Uno degli stand di prodotti tipici alla Fiera di Farfa

Negli ultimi anni, pare che le persone siano più attente alla qualità dei prodotti e c’è un grande ritorno al bio, alla vita sana ed ai prodotti di eccellenza.

Uno studio di Coldiretti Eurispes ha evidenziato come, nonostante la crisi economica, vi sia una crescente riscoperta del cibo come elemento culturale, con un crescente interesse per la relazione tra cibo e territorio. Le statistiche del gennaio 2024 mostrano una riduzione delle vendite di prodotti agroalimentari tradizionali, mentre i prodotti di nicchia, biologici e DOP, continuano a crescere, specialmente grazie alla grande distribuzione organizzata (GDO). Questo trend indica che i consumatori italiani preferiscono la qualità alla quantità, favorendo i Farmer Markets e i prodotti a chilometro zero. Le produzioni tipiche della Sabina, che combinano qualità delle materie prime, memoria storica e localizzazione geografica, sono fondamentali per lo sviluppo turistico ed enogastronomico del territorio.

Le specialtà culinarie alla Fiera di Farfa

Il trend è, dunque, in salita. Ma quali sono le difficoltà a cui far fronte?

Il territorio della Sabina offre un vasto patrimonio storico, artistico, culturale e ambientale, con insediamenti pre-romani, borghi medievali, santuari, abbazie, rocche e siti naturalistici. Tuttavia, negli ultimi vent’anni, la Sabina ha visto un calo del 48% delle aziende agricole e del 21% della superficie agricola, con una riduzione della vitalità economica delle aziende, molte delle quali producono solo per autoconsumo. Nonostante queste sfide, l’agricoltura biologica mostra una crescita costante, valorizzando altre attività connesse. La multifunzionalità delle aziende agricole è evidente negli agriturismi, che attraggono i consumatori romani e favoriscono il turismo di ritorno. Inoltre, il Biodistretto Sabino è oggetto di interesse scientifico da parte di università e istituti di ricerca, come l’Università della Tuscia di Viterbo e La Sapienza di Roma, oltre al CNR. L’obiettivo del Biodistretto è fungere da strumento di congiunzione tra queste eccellenze territoriali e coordinare le azioni con le istituzioni per promuovere globalmente il territorio.

Elettra Nicotra