Di Denise Ubbriaco
Intervista a Jacopo Sipari Di Pescasseroli.
Intervista al Maestro Jacopo Sipari Di Pescasseroli.
L’arte che da sempre affascina l’uomo è la musica. Essa è in grado di coinvolgere ogni singolo individuo, suscitando una molteplicità di emozioni, ricordi e sensazioni, tanto in chi la produce quanto in chi l’ascolta. La musica ha un potere indiscutibile, ha un linguaggio universale, è in grado di unire l’intero cosmo con il suo magnetismo. Ernst Theodor Amadeus Hoffmann sosteneva: “La musica è la più romantica di tutte le arti, il suo tema è l’infinito, essa è il misterioso sanscrito della natura espresso in suoni, che riempie di infinito desiderio il petto dell’uomo, il quale solo in essa intende il sublime canto degli alberi, dei fiori, degli animali, delle pietre, delle acque!”.
Ho avuto il piacere di intervistare un grande artista, un uomo poliedrico, completamente immerso nel meraviglioso mondo della musica: Jacopo Sipari Di Pescasseroli. Un giovane talentuoso, ricco di ideali, ben forgiati dallo studio, dalla disciplina e dalla passione. Un curriculum vitae interminabile, merito della sua straordinaria curiosità, dell’incessante ricerca e dell’irrefrenabile voglia di scoprirsi e scoprire tutto ciò che lo circonda. Un vero genio! Basta pensare che ha diretto il suo primo concerto a soli 16 anni. Sono certa che rimarrete estasiati dalla sua incredibile profondità.
Raccontami chi è Jacopo Sipari Di Pescasseroli.
“Un ragazzo estremamente semplice, immerso nella poesia e nella musica! Ho sempre vissuto cercando di ascoltare la voce del mio cuore e quella dell’anima delle persone con cui mi relazionavo. Ho sempre creduto nella famiglia, nell’amicizia, nell’amore e soprattutto nella fede.”
Pregi e difetti?
“Tutti i difetti del mio segno: lo scorpione. Pregi? Mah… forse la capacità di leggere oltre il velo che a volte le persone si calano davanti.”
Sei considerato uno dei più promettenti Direttori d’Orchestra Italiani. Da quando hai fatto i primi passi nel mondo dello spettacolo, il tuo percorso è stato costernato da un incredibile successo e grandi soddisfazioni. Ti aspettavi che la vita ti avrebbe riservato tutto questo?
“In verità, non ho mai inseguito ne’ successo ne’ notorietà. Io ho sempre cercato di essere solo me stesso in tutto ciò che facevo. Ho sempre sentito il bisogno di relazionarmi con gli altri e il modo in cui mi veniva meglio era la musica. Nella vita bisogna fare sempre quello che ognuno di noi sente radicato nel proprio cuore. Solo così si e’ vincenti, solo così si e’ naturali!”
Qual era il tuo sogno da bambino?
“Come tutti quelli della mia generazione credo di essere stato molto influenzato da Jurassic Park: avrei tanto voluto fare il Paleontologo! Era il mistero che mi attraeva.”
Oltre ad essere uno straordinario Direttore d’orchestra, nella vita hai intrapreso, in parallelo, una strada lontana dall’ambito artistico: la carriera giuridica. Come mai?
“La ricerca della verità. Ho sempre creduto che per vivere una vita piena fosse necessario vivere secondo giustizia e verità. Il diritto, in fondo, ti fa credere in questo, in una vita in cui la giustizia alla fine risolve ogni cosa.”
Nella musica, nell’arte in generale, al di là delle leggi e della tecnica, ad un certo punto, si innesca un meccanismo irrazionale, subentra la creatività, compare quella dote inconfondibile che consente all’artista di interpretare la realtà secondo la propria prospettiva. Al contrario, nell’ambito del diritto, bisogna tener conto di un ordinamento giuridico di una data società, in un determinato contesto storico. Un ordinamento in cui vigono regole che devono esser interpretate dal giurista, certo non in maniera arbitraria. Può esistere un legame fra i due settori, in senso figurato, tenendo conto che in entrambi i casi, musica e diritto, colui che interpreta trae spunto dalla propria sensibilità culturale e che di volta in volta anche una minima sfumatura può portare a risultati differenti?
“Assolutamente si! Ho sempre sostenuto che giurisprudenza e musica fossero due facce della stessa medaglia: in entrambi i campi alla tecnica si sovrappone il cuore, alla severità delle regole l’intuizione, l ‘eccezione, l’anima! Ho sempre cercato di agire con il cuore di un musicista quando facevo l’avvocato e con la determinazione e la forza di un avvocato quando salivo sul podio. I grandi musicisti così come i grandi giuristi sono quelli che forti della tecnica e del formalismo acquisito riescono ad abbandonarsi al suono della naturalità intrinseca della loro anima.”
Nella musica occorre “sentire” sulla propria pelle le emozioni per poi trasmetterle al pubblico. E’ fondamentale “entrare” nel brano ed emozionarsi per emozionare. A mio avviso, questo è fondamentale. Cosa ne pensi?
“Io lo faccio sempre, o meglio, “mi succede sempre”. Quando salgo sul podio è come se si staccasse la connessione tra me e il mondo che mi circonda. Divento uno strumento anche io, strumento che vibra con la musica, che risuona, che si emoziona, che piange, che vive e muore con lei. Le persone devono respirare con me, amare e soffrire nello stesso momento in cui noi musicisti soffriamo e amiamo con la musica. Fare musica vuol dire questo: trasmettere la voce più profonda dell’essere umano.”
Qualche aneddoto legato alla tua carriera?
“Ce ne sarebbero tanti. Uno che, ancora ricordo, risale a quando dirigevo lo Stabat Mater di Rossini. Mi sono talmente immedesimato in quella musica che sono scoppiato a piangere. Così, senza un perché. Erano lagrime di meraviglia per una musica che mi aveva stretto il cuore.”
Qual è il ricordo che custodisci più gelosamente nel tuo cuore riguardo la tua carriera?
“L’incontro con Ennio Morricone a 10 anni per una colonna sonora per cui dovevo prestare la mia voce. Lui al pianoforte che mi faceva provare il motivo della musica scritta dalle sue mani divine. Indimenticabile.”
Hai mai fatto qualche importante rinuncia per realizzare i tuoi obiettivi?
“Si. Ho sempre cercato di disciplinarmi moltissimo perché solo così, con il lavoro e lo studio, si raggiungono i risultati. Bisogna, però, lasciare sempre quel confine di libertà al proprio “ego” perché colori il proprio agire e lo renda diverso dagli altri. In questo, forse, più uno è fuori dagli schemi e meglio è.”
Hai diretto tantissimi concerti. Qual è stato quello che ti ha maggiormente emozionato?
“Indubbiamente, per me che sono nato a L’Aquila, la città che mi ha cresciuto, quando ho diretto davanti a migliaia di persone il Concerto Solenne per il Primo Anniversario delle Vittime del Terremoto dell’Abruzzo, con special su “Porta a Porta”, in diretta dall’Aracoeli di Roma, così alta, così vicina al cielo e ai miei amici che non c’erano più, strappati in pochi secondi alla vita da quei terribili 30 secondi di terremoto che hanno annullato il mio passato cambiando completamente la mia vita. Mentre le note del Requiem di Mozart invadevano le navate, accompagnate dalle parole di una divina Fioretta Mari, le mie lagrime scendevano sul mio viso e bagnavano la partitura sciogliendosi con quelle note che in qualche modo mi facevano sentire ancora la loro voce, ancora un’ultima volta.”
Cos’è per te la musica?Quale significato ha nella tua vita?
“La musica e’ la risposta alle domande su ogni gesto della mia vita. Tutto qua.”
Il 24 marzo 2014, presso l’Acquario Romano, alla Casa dell’Architettura (piazza Manfredo Fanti 47), si è tenuto l’evento Heart & Fashion: uno degli appuntamenti più attesi dell’anno nella Capitale. Moda, Musica e Danza Acrobatica, tutto racchiuso in un’unica serata. Cosa hai preparato per l’occasione?
“Evento assolutamente “Newyorkese”, lontano dai normali concerti o spettacoli. Abbiamo unito dimensioni diverse ed entusiasmanti: un’orchestra sinfonica, una band rock, due cantanti jazz pazzeschi come Melania Petrillo e Biagio Graziano, la moda con quattro grandi stilisti e poi il ballo in ogni sua forma, dal classico al moderno fino alla poledance con il vice campione del mondo Davide Zongoli.”
L’evento ha presentato “le svariate forme dell’amore” racchiuse in quattro declinazioni diverse. Che mi dici a tal proposito?
“L’amore nella vita e’ tutto! Per tanto, un evento del genere, così totalizzante non poteva che parlare di amore in tutte le sue declinazioni, in tutte le sue eccezioni, in tutte le sue parti. Sulla falsariga di quanto il grande Ovidio ci dice nelle Metamorfosi (il racconto delle quali e’ stato affidato alle voci di Elisabetta Pellini e Vincenzo Bocciarelli) gli stiliti Camillo Bona, Ivan Donev, Gianni Molaro e la storica Maison Sarli Couture hanno creato con i loro abiti ognuno una dimensione diversa reinterpretando la classicita’ accompagnati dalle musiche piu’ varie: da Vivaldi a Mozart fino a Beyonce’, i Negramaro e David Guetta.”
Il ricavato dell’evento è stato interamente devoluto alla realizzazione di progetti benefici, in particolare sarà dato sostegno al progetto +ADD “Un Computer per L’Aquila”. Dico bene?
“Assolutamente si! Da un idea “rotaractiana” del dott. Claudio Mazza, con la collaborazione del ing. Manuel Riggio e dell’Avv. Luciano Faraone sotto il patrocinio del Presidente del Rotary Roma Nord dott. Franco Baglio, nasce l’idea di un evento scenografico per raccogliere fondi in favore del progetto Add+ – Un computer per l’Aquila- promosso da Bioterra Onlus, Rotary Roma Nord, Rotaract Roma Nord e Clutech con l’obiettivo di ricostituire, tramite il recupero di computer inutilizzati, la dotazione informatica dello storico Istituto del Convitto e del Liceo Musicale dell’Aquila distrutti dal sisma e di un istituto sardo colpito dall’alluvione. Un altro importante passo a favore dell’Aquila.”
Altro evento importantissimo è il concerto-evento “Una Preghiera per l’Aquila” che si terrà il 6 aprile presso la Basilica di San Giovanni in Laterano (Roma). Un concerto per ricordare le vittime della tragedia che ha sconvolto l’Abruzzo. Un momento per riflettere, per ricordare chi non c’è più, per sostenere chi resta e lotta giorno per giorno. Com’ è nato questo progetto?
“Per un aquilano come me, il 6 aprile, significa dolore, sofferenza, morte. Dopo 5 anni dalla tragedia era necessario che il grido di speranza risuonasse sovrano, sopra ogni cosa, forte tra le storiche statue della Basilica di San Giovanni in Laterano. Qualcosa di unico che ci ricordasse che, per quanto la vita ti abbatta, noi dobbiamo risorgere, farci forza, credere nella rinascita. Grazie alla collaborazione di persone dal cuore grande come Umberto Masci, Mons. Luigi Casolini, Barbara Molinario e molti altri è nata l’idea di dare corpo a tutto questo. Una preghiera per chi non c’è più e un grido di speranza per chi è ancora qua.”
Cosa ci riserverà questo evento?
“Spero un tripudio di emozioni. Accanto all’Orchestra Sinfonica Marco dall’Aquila, il Coro Lirico Giuseppe Verdi con il cast unico dei solisti costituito da Laura Giordano, Adriana di Paola, Alberto Martinelli e Mauro Corna con la partecipazione straordinaria di Simona Molinari. Requiem di Mozart, il capolavoro della musica classica di sempre, per il mondo intero, perché tutti vivano con noi un’ora di vera emozione.”
Qual è la tua preghiera per l’Aquila?
“Che il Signore dia alla città la forza di essere se stessa: alta, magnifica, e sempre più vicina al cielo.”
Cosa vorresti che ti riservasse il domani?
“Mah… ti dirò, preferisco risponderti con una bellissima frase di Henry Howard: I mezzi per una vita felice siano questi: la mente serena, l’amico a te pari / nessun rancore, nessun conflitto / saggezza accompagnata a sobrietà / la notte liberata di ogni pensiero.”
Grazie mille per la tua disponibilità.
“Grazie a te. Viva la musica, viva la vita!”
29.03.2014
[ScrollGallery id=1105]
Foto: Dèsirèe Bazzo
Trucco: Arianna Di Paolo







