Andrea Branzi da forma alla luce con la collezione pensata per De Vecchi
Milan Design Week
Si è da poco conclusa la settimana del design di Milano. Tante le novità e le curiosità. Tra tutta spicca la collezione di argenti progettata da Andrea Branzi e realizzata da De Vecchi.
“L’argento possiede un’immagine storica molto consolidata; la collezione Santambrogio, prodotta in serie limitata e numerata, cerca di rinnovarne le forme e la leggerezza, combinando la preziosità dell’argento con la trasparenza del plexiglass” [Andrea Branzi]
Apparentemente la nuova collezione firmata Andrea Branzi e realizzata da De Vecchi non percorre traiettorie impreviste ed eccitate, non è alla ricerca di forme “nuove” né viene chiesto alla tecnica produttiva di trovare “nuovi” modi per rincorrere il progetto nel dopo Duemila.
A renderla interessante è il teorema che Branzi applica: la condizione eterna delle “cose”. Dove per “cose” non si narra solamente di oggetti d’uso, come di fatto questi pezzi sono, ma di elementi – siano essi frammenti di natura, luoghi teorici, scenari meditativi – che veicolano pensiero e producono dignità tangibile. In questa ricerca della condizione eterna delle cose va poi riconosciuto un certo coraggio progettuale, che come la Nouvelle Vague fa emergere lo “splendore del vero” dall’eliminazione dell’artificio, oltre alla visione condivisa del mondo del progetto come territorio dialetticamente umanistico, come Dilmos nella sua lunga e felice attività ha saputo coltivare.
Questi elementi d’argento non sono alla ricerca della performance artigiana, di cui De Vecchi detiene il record, ma come monoliti di luce, immobili, sono “Indifferenti al frazionamento del mondo e della conoscenza, sono come macro-molecole dotate di un proprio nucleo profondo”.
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