The Great Wall of Vagina

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Di Alba De Biase

The Great Wall of Vagina

 

Questa settimana su Red Lips.”Un muro di vagine”: questa l’opera dell’artista e scultore Jamie McCartney.

 

Non servono tanti giri di parole per descrivere l’opera di Jamie McCartney, scultore inglese, che ha pensato di riprodurre su un’intera parete i calchi in gesso di 400 vagine o come lui preferisce dire di 400 donne.

Vulve di ogni età (dai 18 ai 76 anni), dimensione e forma, appartenenti a donne e transessuali, nonne, madri e figlie; vagine di donne già madri o non ancora tali, soggette o meno a labioplastica.

 

La gente mi chiede com’è stato lavorare con 400 vagine. Mi piace sottolineare il fatto che in realtà ho lavorato con 400 donne. Ho sentito un sacco di storie e di opinioni che di certo hanno influenzato la mia comprensione su svariatedi questioni femminili. Mi piace pensare che mi abbia aiutato a crescere un po’.”

 

Niente pornografia,dunque, né provocazione, ma  un’opera a scopo sociale, che l’artista inglese ha fortemente voluto per esorcizzare ansie da prestazione e complessi derivanti dall’abuso della pornografia e dalla moda della vaginoplastica scoppiata in Inghilterra negli ultimi anni.

“È un modo per andare oltre le allusioni alla pornografia. I genitali, se considerati al di fuori del corpo, non sono per niente sexy, e quando sono così numerosi lo sono ancora meno. Inoltre i calchi completamente bianchi eliminano ogni questione di razza o colore.

 

L’intento qui è quello di mostrare le varietà di forme che la vagina può avere, rendendola “pubblica” in modo da ristabilire l’equilibrio tra imbarazzo e consapevolezza.

Laureato in Arte Studio sperimentale alla Hartford Art School, che premette un atteggiamento artistico di stampo innovativo, la peculiarità dell’arte cartneyana è senza dubbio da riscontrarsi nel suo approccio alla produzione tridimensionale di diverse parti del corpo.

McCartney ha fatto del nudo e dei genitali il suo tema artistico predominante e infatti, l’idea di The Great Wall of Vagina deriva da un’altra precedente opera muraria “The Spice of Life, in cui metteva a confronto 18 coppie diverse di genitali maschili e femminili e seni, compreso il suo pene.

“Temevo di non essere all’altezza, perché non nascondevo un arnese da film porno nelle mutande. Dopo aver realizzato quella scultura, mi sono reso conto di non avere nulla di cui preoccuparmi. Le donne che si sono prestate per i calchi si sono sentite esattamente come me, quindi ho pensato che potesse essere una cosa terapeutica”.

 

The Great Wall of Vagina è stata esposta alla Triennale di Milano 2013 durante la mostra Kama, Sesso e design. 10 pannelli di calchi per un totale di 400 vagine hanno suscitato molto scalpore tra il pubblico e nonostante l’opera abbia già qualche anno riscuote ancora un’enorme successo.

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