E il naufragar m’è dolce in questo Lido…

0
1083

il-giovane-favoloso-5-high

 

Di Andrea Festuccia

A Venezia il film su Leopardi, “Il giovane favoloso”

Elio Germano, diretto da Mario Martone, interpreta uno dei più grandi poeti italiani, tra le prigioni della sua casa-biblioteca, la malattia, gli amori impossibili e la rivoluzione che bussa alle porte

A scuola vi hanno fatto studiare un Leopardi solo depresso e alle prese con la sua malattia? Non sarà questo il personaggio che, all’uscita del film “Il giovane favoloso” nelle sale italiane il 16 ottobre, vedrete sugli schermi. Mario Martone, regista del film,  vede diversamente quello che è stato secondo molti il più grande poeta italiano dopo Dante Alighieri: “Affrontare la vita di Leopardi significa svelare un uomo libero di pensiero, ironico e socialmente spregiudicato, un ribelle, per questa ragione spesso emarginato dalla società ottocentesca nelle sue varie forme, un poeta che va sottratto una volta e per tutte alla visione retorica che lo dipinge afflitto e triste perché malato”

il-giovane-favoloso-13-high

Un’operazione, quella di Martone, che ha scelto Elio Germano (anche – a detta del regista – per la sua stessa natura “ribelle”) per “dar carne” più che corpo al personaggio, che sembra esser stata apprezzata dal pubblico presente al Festival di Venezia (dieci minuti di applausi) e che, dal punto di vista della sceneggiatura, tende a sottolineare con convinzione la sovrapponibilità totale dell’esperienza di vita del poeta recanatese con ogni singolo suo verso. Per questo, Martone sceglie  di seguire Leopardi in tre momenti della sua vita. Dall’infanzia, in cui è un bambino prodigio che cresce sotto lo sguardo implacabile del padre, in una casa che è una biblioteca. Lì la sua mente spazia ma la casa è una prigione: legge di tutto, ma l’universo è fuori. In Europa il mondo cambia, scoppiano le rivoluzioni e Giacomo cerca disperatamente contatti con l’esterno.

il-giovane-favoloso-15-high

C’è un momento che simbolicamente (ma non solo) attesta la “morte” della prigione recanatese e il senso di un qualcosa che non tornerà più nella vita di Giacomo: la morte a 21 anni, per tisi, di Teresa Fattorini (interpretata da Gloria Ghergo), la ragazza del filatoio, quella che sarà la protagonista di una delle sue poesie più belle, “A Silvia”. L’anima di Recanati se ne va con “Silvia”. Seguiamo così Leopardi  a Firenze, dove si coinvolge  in un triangolo sentimentale con Antonio Ranieri (Michele Riondino), l’amico napoletano con cui convive da bohémien, e la bellissima Fanny (Anna Mouglalis). Semicecità e deformazioni non gli impediranno di vivere una vita sociale, anche se tormentata e particolare. Si trasferisce infine a Napoli con Ranieri dove vive immerso nello spettacolo disperato e vitale della città plebea. Gli scugnizzi lo chiamano “ranavuottolo”, cioè ranocchio per via del suo aspetto, ma lui preferisce il popolo agli intellettuali. Scoppia il colera: Giacomo e Ranieri compiono l’ultimo pezzo del lungo viaggio, verso una villa immersa nella campagna sotto il Vesuvio. Lì Giacomo scriverà “La Ginestra”.