Cover music con censura!

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Di Ramona Mondì

Cover music con censura!

Da Madonna a Katy Perry. Le copertine degli album si autocensurano.

Se i satirici di Charlie Hebdo non si pongono limiti in fatto di libertà d’espressione, le case discografiche fanno l’esatto opposto, stando molto attente a non offendere il pensiero altrui, ma soprattutto il principio della sharia islamica che vieta l’esposizione in pubblico del corpo femminile.

Ebbene, esse hanno deciso di applicare una ‘censura preventiva’ alle cover degli album che mostrano nudità. Così facendo questi potranno essere venduti in ogni parte del mondo senza riporre offesa alcuna.

Chi è stato modificato in funzione di…? Madonna in primis, con la cover “Hard Candy”, in cui, nella versione censurata, il seno appare più coperto; lo stesso è accaduto a Shakira che ha riscoperto un’abbondanza di foglie su decolté e addome, nella copertina dell’album “Oral Exation”. Britney Spears? Ovviamente anche lei in “My Prerogative” è stata modificata, così come Kety Perry che da pin up quale era in “One of the boys”,  si è ritrovata molto più vestita!

Non sono solo questi i casi di censura, seppur preventiva. Come non ricordare i nudi integrali di John Lennon e Yoko Ono? O ancora il bambino sott’acqua dei Nirvana o le modelle dei Roxy Music? Scalpore fece anche “Jesus Pies”, la cui cover ritraeva Gesù con il volto coperto mentre fuma marijuana; poco o nulla insomma, si dice che addirittura il Vaticano telefonò alla Interscope Records per manifestare il proprio disappunto!

Il tutto si potrebbe vedere da diverse prospettive. Limite alla libertà d’espressione o rispetto dell’altro? Confini labili. Chissà che non si possa definire semplicemente ‘strategia commerciale’.

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