Intervista ad Helene Blignaut

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Fashion News Magazine - Helene Blignaut

Di Denise Ubbriaco

Intervista ad Helene Blignaut

Helene Blignaut: antropologa, saggista, esperta di moda e comunicazione

Uno straordinario fascino intellettuale, un umorismo travolgente, un’ironia coinvolgente, una grande umiltà rappresentano peculiarità assai preziose. Peculiarità che ho riscontrato in Helene Blignaut: antropologa, saggista, esperta di moda e comunicazione. E’ una donna geniale, socievole, iperattiva, sempre in viaggio, immersa in numerose attività. Sono stata letteralmente affascinata e rapita dal suo incredibile magnetismo. Non potevo farmi sfuggire l’occasione di saperne di più, perciò ho avuto il piacere di intervistare Helene Blignaut.

Partiamo con un breve excursus sulla tua carriera.

Sono sudafricana, residente in Italia per diversi motivi. Questa multiculturalità, questo cambiare cultura, cibi, ambienti, continenti, probabilmente, dà una chance in più, ti apre il cervello. Pensa, parlare contemporaneamente diverse lingue ti dà una spinta in più rispetto a chi ha avuto una vita meno travagliata e, fortunatamente, più tranquilla. Poi, io credo alla genetica. Il fratello di mio nonno era il più grande scrittore ed editore del Sudafrica. La radice c’è già, non dipende da me. Io scrivo involontariamente. Il primo romanzo l’ho scritto a 13 anni. Ho sempre scritto e lavorato nella comunicazione. Per uno strano caso del destino ho conosciuto Nicola Trussardi. Parliamo di tantissimi anni fa. Siamo andati subito d’accordo. Poi, devo tutto anche al grande stakeholder della moda Mario Boselli. Da allora, sono entrata nella moda. Ho organizzato, o per comuni o per privati, eventi macroscopici e sfilate in giro per il mondo per grandissimi marchi.

Come definiresti la tua personalità? Pregi e difetti?

Primo valore assoluto da mantenere in me stessa e da divulgare è la dignità. Dignità vuol dire che tutti sulla faccia della terra devono avere un pezzo di pane ed un tetto sulla testa. Il Male, con la m maiuscola, lo identifico in quegli uomini che non consentono ad un essere umano di avere pane in bocca ed un tetto sulla testa, perché lo spogli della sua dignità. La dignità è l’anima della persona. La dignità è in qualunque cosa. Dove non c’è dignità, c’è il Male. Ad esempio, se indossi un cappello rosso con le penne di pavone, quando hai una certa età o pesi 200kg, diventi grottesco. Come vedi, quello della dignità è un valore che racchiude tante cose. Non so se ci riesco, ma provo a tener bene a mente questo valore. Inoltre, ho il senso dell’umorismo. Dostoevskij diceva: “la bellezza salverà il mondo”. Io dico: “la risata salverà il mondo”. Bisogna prendere la vita con filosofia, farsi una risata e andare avanti. Riguardo ai difetti, sai che faccio fatica? Non so che difetti ho. Diciamo che il mio difetto più grande è che non “ciò voglia” (detto in milanese “ciò”). Sembro ipercinetica, faccio tante cose, però sono pigra. Vorrei starmene sotto una palma a scrivere libri nel mio Sudafrica. Viaggiare mi piace. Ho girato quasi tutto il mondo. Ah, sono puntuale e rigorosa e questi possono essere difetti in un determinato contesto.”

Fashion News Magazine - Helene Blignaut, spiaggia

Il tuo motto?

Minimum standard: perfection. Come minimo standard bisogna partire dalla perfezione, poi tutto il resto viene di conseguenza.”

Innumerevoli sono stati i luoghi che hai visitato, molteplici le culture che hai scoperto. Quali sono i paesi che ti hanno maggiormente colpita?

Il Giappone, specialmente Kyoto, ed il mio SudafricaPoi, KwaZulu-Natal, la regione sull’Oceano Indiano, è meravigliosa.”

Un’esperienza molto importante è stata quella in Giappone. Ben 5 anni. Dimmi di più.

Dal 2002 al 2007 ho fatto avanti e indietro. Ero consulente di un consorzio tessile con 13 aziende sparse per tutto il Giappone. Dal tessuto tradizionale fatto per gli obi (le cinture del kimono), secondo tecniche antichissime, ai tessuti altamente tecnologici. Ecco, c’erano 13 aziende di tutte le razze. C’era uno che viveva in una baracca, in una campagna sconfinata. Viveva in una stanzetta con la moglie ed il bambino. Quella stanza era camera da letto, ufficio e showroom al tempo stesso. Accanto aveva la fabbrica con le macchine e realizzava tessuto per Jean Paul Gaultier. Questi 13 li ho formati. Insegnavo tutto a loro, ma loro insegnavano tutto a me. Insegnavo tutto nel campo del marketing, cioè come accedere alle fiere internazionali. Ho incontrato un popolo dalla cultura immensa, il popolo più intelligente del mondo. Una statistica dimostra che hanno il quoziente intellettivo più alto di tutti. Ho scoperto tanti artisti in Giappone.”

Cos’hai appreso dal Sudafrica?

L’istinto per l’immensità. Il Sudafrica è il paese più bello e vario del mondo. E’ un universo multiforme in cui tutto è grandioso, sconfinato, immenso. Pensa che i fiori sono grandi quanto il mio salotto.”

Parlami della foto che mi hai mostrato poco tempo fa in cui compare un muro, ormai abbattuto, che vedevi quando ti affacciavi dal terrazzo del tuo hotel preferito a Durban.

Il Sudafrica è il paese più ricco del mondo dal punto di vista delle materie prime tra cui: oro, diamanti, platino, uranio. Il paese più ricco del mondo ha anche generato la povertà peggiore del mondo: la segregazione violenta, ovvero lo schiavismo.  Nell’aprile del 1994 il paese è tornato nelle mani degli effettivi proprietari: i neri. Sono passati solo 20 anni dalla liberazione. Ci sono ancora dei muri e delle case che man mano vengono abbattute per la riqualificazione dei quartieri. Il pezzo di muro di cui ti parlavo, l’ho fotografato in mille salse e si trovava su una specie di prato vicino all’oceano. Quando torno a Durban, sto sempre in un hotel meraviglioso, nella stessa stanza da anni. C’è una terrazza immensa e da lì vedevo questo muro con le finestre bucate. Mi faceva compagnia. Su questo muro qualcuno ci ha disegnato la bandiera del Sudafrica e, più in là, tanti quadretti rossi che formano un cuore, come se fosse un mosaico. Perciò: “I love Sudafrica”. Una mattina, ho pensato di scattare una foto con i raggi del sole. Sembrava una benedizione di Dio. Ho trovato diversi significati: la rinascita del paese, la liberazione dalla schiavismo. Speravo tenessero quel muro come monumento.”

Fashion News Magazine - Helene Blignaut, muro

Helene, il tuo è un animo particolarmente profondo. Dalle tue parole è tangibile l’amore per questo meraviglioso paese. Raccontami cosa fai in Sudafrica.

Gli artigiani locali, i sarti hanno una creatività spettacolare. Hanno tante culture. Inoltre, spesso la disperazione o genera depressione o la reazione contraria, ovvero la creatività. Sono davvero bravi, soprattutto nella moda uomo. Quando vado lì, faccio dei master con l’obiettivo di inserirli nel sistema moda internazionale dal punto di vista del marketing. Loro sanno già lavorare, gli manca il sistema. Ogni anno ho un gruppo di 40 (dai 25 ai 50 anni circa), ne scelgo 10 e li porto per due mesi in giro per l’Italia: Roma, Venezia, Firenze, a tutte le fiere, nelle aziende di produzione moda, nelle fabbriche tessili a Como, nei centri di ricerca di lino ecc. Arrivano il 9 settembre e vanno via il 9 novembre. Vengono in Italia ad acquisire know-how. Nel mese di luglio tengo per loro seminari, workshop.

Dimmi di più sul tuo seminario. Come funziona?

Si tratta di un seminario della durata di una settimana. Poi, vado nei loro laboratori a vedere come lavorano per dargli delle dritte. Di sera, vado nella loro fantastica scuola ad esaminare quello che fannoTutto ciò avviene nel mese di luglio. Poi, alla fine di agosto, da 5 anni, da quando ci sono io, è stata creata la DFF (Durban Fashion Fair). Sfilano gli stilisti già famosi, provenienti dalla Nigeria e da tanti altri paesi africani. Poi, sfilano i giovani studenti che dimostrano tutto quello che hanno imparato. Sfilano i miei novizi, quei 10, così il sindaco consegna loro il premio. Tutto è finanziato dal governo: viaggi, pernottamenti, ecc. Ciò accade perché il governo investe sui giovani. Il paese va ricostruito. Capisci che io sono una “missionaria” oltre che una professionista.”

Fashion News Magazine - Helene Blignaut, DFF

Vuoi indicarmi qualche nome che ha riscosso successo?

Tempracha, Gravitie, Duke Clothe Your Soul.”

Per i giovani stilisti la visibilità, l’investimento, la ricerca di mercato, la presenza sulle riviste sono elementi fondamentali. Cosa consigli ai giovani fashion designers che vogliono farsi largo nel mondo della moda e vogliono incrementare il proprio business?

Secondo me, la moda, oggi, deve essere una risposta ad un bisogno reale. Prima di tutto, devi identificare cosa va cercando la gente. Se tu lo trovi e rispondi ad una domanda, la gente compra da sé, anche se non fai pubblicità. Non puoi imporre niente, perché vieni rigettato. Per capire cosa vuole la gente, devi capire i tempi. E’ uno studio sociologico quello che devi fare. Quando hai identificato la domanda, ti posizioni su un certo target, ti identifichi, lo fai. Questo sarebbe già un bel passo avanti, fondamentale. Se non comunichi, la gente non lo sa. L’investimento in comunicazione deve essere virale con tutti i mezzi che hai a disposizione.”

In che modo un messaggio/qualcosa diventa virale?

Per diventare virale, una cosa deve avere in sé un’anima forte, fortissima. Occorre trovare qualcosa di veramente potente, di straordinariamente bello, fuori dai canoni e guardandolo pensi che di quel qualcosa non ne puoi fare a meno. La storia ci insegna che ogni tanto è arrivato qualcuno che pur rispondendo ad una domanda reale è riuscito ad immettere un nuovo così originale che poi è diventato culto. Nella seconda metà degli anni ’90, Armani e Versace sono diventati colossi mondiali. Ti aggiungo un paradosso che con la moda non c’entra, ma spero possa essere emblematico. Nel 1947, Gandhi è riuscito a cacciare gli inglesi, dopo 300 anni di dominazione, è riuscito a fare spostamenti di massa ed ha rivoluzionato l’area geografica. E’ riuscito a rivoluzionare il destino del mondo, aveva un’idea così forte. Questo cosa vuol dire? Se tu metti in rete un fico secco, fico secco resta. Quindi, la potenza del messaggio comunica da sola. La comunicazione è il supporto anche in termini di velocità e di globo. Se non dai la risposta esatta è perché non sei stato capace di identificare la domanda precisa. In India, c’era la domanda precisa: non volevano più gli inglesi. Gandhi ha capito che la gente voleva essere libera, ha capito qual era la domanda.

Cosa ti affascina del mondo della moda?

Niente e tutto. La moda è un sistema industriale come un altro. E’ molto generoso come sistema, nel senso che non importa che tu sia laureato, basta che tu abbia viaggiato, sia curioso ed abbia l’idea giusta. Uno che ha creatività e sa creare il nuovo, rimanendo nella questione domanda-risposta, può essere anche muto, gobbo, zoppo, ignorante perché non è stato a scuola, ma ha girato con il sacco a pelo ed ha delle idee fantastiche, così entra nel sistema e diventa una star. Ad esempio, questo ce l’ha solo la moda. E’ un po’ come la pittura. La moda ha questa apertura per le intelligenze che nessun altro sistema industriale può avere.”

Cos’è per te la moda?

Moda è comunicazione, moda è linguaggio. L’oggetto vestimentario è la parola che viene data a chi, magari, la parola non ha. Ho capito che questo “vestito” poteva essere indossato in tanti modi.

Come mai proprio il settore moda è oggetto dei tuoi numerosi libri?

Mi interessa la moda perché è un mezzo formidabile di comunicazione, è voce, è parola. Scrivere è comunicazione, linguaggio. La moda è linguaggio polivalente, allora mi interessa. Io sono antropologa, studio i segni ed i graffiti nelle caverne. Quando l’uomo vuole comunicare esprime dei segni e tutto questo l’ho scritto in “Anatomia della moda”.”

In che modo la moda, intesa come stile, diventa un modo di essere, un modo di ispirarsi alla cultura del territorio con riferimento a “luoghi” e “non luoghi”?

Questa è antropologia. A forza di stare in un posto, ti ci specchi. Hai presente quando si dice che il cane somiglia al padrone ed il padrone somiglia al cane? Allora, se uno nasce, vive, muore in un luogo e non si muove, probabilmente, farà delle cose che somigliano a quel posto. Il paesaggio influenza la tua modalità espressiva per forza di cose. Se viaggi, la retina assorbe immagini in modo permanente. Diventi una parte del tutto che ti circonda. E’ un meccanismo naturale, direi. Ad esempio, Antonio Marras è stato tanto in Giappone, ma è sardo. E’ riuscito a mescolare queste due culture in modo credibile e sublime. Riguardo ai “non luoghi”, parliamo di ospedali, supermercati, aeroporti. Sono “non luoghi” perché potresti essere a Tokyo o Stoccolma. Purtroppo, molte città metropolitane, a parte Roma e Parigi, sono spersonalizzate. Un altro esempio sono i mobili IKEA. C’è il design, ma manca l’anima creativa.”

A tuo parere, ad oggi, esiste un’icona di stile come brand?

Icona è una parola grossa. A me piacciono tantissimo Comme des Garçons, Watanabe, Marc Jacobs, Gian Battista Valli. Nel mondo delle scarpe: Laboutin e Manolo Blahnik.

Quale consiglio daresti ai giovani fashion designers per distinguersi nel mondo della moda?

Ai giovani consiglierei di focalizzarsi su un capo solo che diventi un capo di culto. Ci sono marchi che puntano su un oggetto solo, perché se oggi punti sul total look non vai da nessuna parte. Devi realizzare un oggetto che abbia la capacità di diventare un must have. I concorsi dovrebbero essere mirati alla creazione di un oggetto di culto, non ispirati ad un tema. Rifonderei tutto, ma chi me la fa fare?”

A proposito di concorsi. Il progetto Moda Movie, giunto alla XIX edizione, quest’anno ha proposto il tema “Crossing Cultures”. Parlando di incroci di culture, i vincitori Salvatore Martorana e Simone Bartolotta hanno realizzato un total look dal copricapo, agli abiti, alle scarpe. Cosa ti ha colpito delle loro creazioni?

Le forme, i colori, i materiali sono stati resi in modo teatrale, cinematografico. Come idea di punta è buona. Potrebbero essere indossati su un red carpet.

Fashion-News-Magazine-Vincitori Moda Movie 2015

Ogni viaggio è una scoperta, è inevitabile il cambiamento, è fisiologico l’innescarsi di quella scintilla che si accende in noi dopo la conoscenza di nuova gente, di nuove storie. Hai avvertito questo cambiamento a livello personale e professionale?

Si, a livello professionale mi fa paura perché io non lavoro. Io non faccio nessuna professione, io non ho fatto nessuna carriera. Mi viene da ridere a dire queste parole. Io non insegno, io racconto quel che vedo e che credo di sapere. Io vivo, vedo. Io sono un’artista. Non per tirarmela, ma nel senso tecnico. Io invento! Creo la mia vita e la vita degli altri. Invento cose, allestimenti. L’essere umano deve essere l’artista della sua vita. Questo mi ha insegnato il viaggio. Esci dai ranghi, dalle professioni, dalle logiche standard. Esci dalle caselle delle parole crociate in cui, se non inserisci la lettera esatta, non si capisce niente. Io prendo tutte le lettere, le rovescio sulle parole crociate e quel che viene, viene. Magari ne esce una meraviglia ed ho inventato parole nuove. E’ talmente tutto diverso da un posto all’altro. Impari ad essere libero, ad uscire da ogni casella possibile e ad inventare parole, rapporti con le persone. Ti sganci da tutto e non pensi più che stai facendo carriera. Pensi che sei un essere vivente che crea la sua vita e la vita degli altri. Diventi un artista!”

Fashion News Magazine-Helene Blignaut

Grazie mille per esserti raccontata!

24/08/2015

 

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