Di Denise Ubbriaco
Durban Fashion Fair 2015
Intervista a Beppe Pisani
Dal 26 al 29 agosto 2015, si è tenuta a Durban la quinta edizione della Durban Fashion Fair (DFF), la nota kermesse di moda in occasione della quale si sono susseguite interessanti sfilate. Ospite d’eccezione è stato il grande couturiér Jamal Taslaq. Senza dubbio, la DFF ha portato alla ribalta ed ha rilanciato la creatività della moda sudafricana. Ormai, è divenuta una manifestazione attesissima, un appuntamento fisso a cui è impossibile mancare. Qui, la moda è intesa come riqualificazione dell’artigianato locale in grado di intrecciare tradizioni culturali e stile internazionale. Il progetto moda è condotto da Sindi Shangase e trae origine da un programma di formazione, condotto con grande entusiasmo e precisione da Helene Blignaut che forma gruppi di artigiani e designer attraverso workshop intensivi e, con il sostegno di Greg Wallis, ha il compito di scegliere fra 40, i 10 migliori designer allo scopo di portarli per due mesi di collaborazione in giro per l’Italia: Roma, Venezia, Firenze, a tutte le fiere, nelle aziende di produzione moda, nelle fabbriche tessili a Como, nei centri di ricerca di lino. Un progetto realizzato per far acquisire know-how ed apprendere la concezione italiana dello stile. Il Responsabile della promozione tessile per i giovani fashion designers è Beppe Pisani. Un grande esperto tessile, nonché Responsabile Scuole Moda per Milano Unica. Per saperne di più, ho avuto il piacere di intervistarlo.
Qual è il tuo ruolo nel progetto DFF?
“Il mio ruolo è quello di portare conoscenze tessili e di storia della moda. Il mio compito è di aiutare i giovani, come Serikos, donando loro tessuti e accogliendoli a Milano Unica per mostrare loro i tessuti italiani. Lo show è stato un misto fra studenti, giovani stilisti e stilisti già affermati, tutti in cerca di buyer o negozianti per piazzare i loro vestiti. Per ora, il loro mercato è nazionale: Durban, Johannesburg e Cape Town. Alcuni stilisti sono davvero validi, ma lavorano con tessuti cinesi o indiani scadenti. Hanno grossi problemi finanziari. In Sudafrica, i tessuti italiani non si trovano se non raramente ed a prezzi astronomici. Il governo promuove queste fiere, ma manca ancora un vero progetto sulla moda intesa come business.”
A tuo parere, in che modo e attraverso quali mezzi si potrebbe puntare sulla moda intesa come business?
“La moda è cultura e business. Un popolo cresce attraverso la storia del costume e della industrializzazione del prodotto moda-abbigliamento. Oggi più che mai, la moda crea un indotto a 360 gradi. Si viaggia per vedere e vendere moda. Si produce moda. Si aprono negozi, scuole, laboratori, industrie. Ci sono corsi e master universitari, riviste e programmi televisivi, uffici di PR e pubblicità, fondazioni e show. Moda significa anche macchinari, assistenza, logistica, packaging, controlli qualità e tanto altro. Per un paese moda significa immagine del proprio saper fare e business, oltre che crescita culturale.”
Dimmi di più su Serikos.
“La Serikos nasce a Como nel maggio del 1984 con l’idea di creare uno stretto rapporto fra la creatività tessile ed il designer. Specializzata in tessuti da donna, ha rappresentanze in tutto il mondo, collabora alle collezioni dei principali stilisti e delle case di moda italiane ed internazionali. Espone nelle principali fiere tessili come: Milano, Parigi, Shanghai. Collabora con le principali scuole di Moda nel mondo fornendo formazione e tessuti agli studenti.”
Quanto è importante la scelta del tessuto per la realizzazione di un capo?
“La ricerca dei tessuti, come delle forme, è essenziale. Conoscere le caratteristiche tecniche e la caduta di un tessuto è fondamentale. Saper scegliere un tessuto a secondo del modello e dell’utilizzo dello stesso è come abbinare un gran vino ad un buon piatto.”
Quali “dritte” dai agli studenti per scegliere i tessuti che possano rendere al meglio le loro creazioni?
“Oggi, gli studenti hanno la possibilità di frequentare scuole molto qualificate, ma devono essere umili e assorbire tutte le vibrazioni intorno a loro come spugne. Devono capire che la moda è cultura e che non basta essere ruffiani ed abbellire un vestito con piume e merletti per passare alla storia. Il segreto è mai eccedere, mai essere decorativi, ma ricordarsi che il designer, come l’artista, deve essere riconoscibile attraverso il proprio “segno”.”
Sui colori che mi dici? Su quali tonalità bisogna puntare?
“Il verde bosco con varie sfumature di ottanio sarà importante come i bruciati e gli ocra su disegni a intreccio, corteccia e 3D. Non vorrei aggiungere altro anche perché moda vuol dire: sorprendere!”
A proposito di questa edizione del DFF, dimmi, cosa ti ha colpito?
“E’ una manifestazione che sta crescendo nel tempo. E’ di grande aiuto per i giovani per la visibilità che offre loro facendoli sfilare. Sarebbe bello poter fare più workshop e finalizzare la presenza di esperti alla crescita della moda locale. Grande ammirazione al lavoro che svolge Greg Wallis, un mentore per gli studenti di Durban.”
Grazie mille per la tua disponibilità.
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