OVUNQUE, PURCHE’ FUORI DAL MONDO

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gauguin

Di Vittorio Maria de Bonis

 

“OVUNQUE, PURCHE’ FUORI DAL MONDO”: FUGHE LETTERARIE ED EVASIONI IMPOSSIBILI FRA ARTE E POESIA.

 

Pronunciata in risposta all’allibito vetturino, che chiedeva a Charles Baudelaire dove dovesse accompagnarlo con la sua carrozza, la celeberrima frase del trasgressivo poeta parigino incarna a meraviglia la brama d’evasione dall’ottusa prosaicità di un quotidiano mortificante per definizione, carcere insopportabile per ogni volo artistico e umano degno di tal nome. Se per Baudelaire la pur fastosa Ville Lumiere appariva angusta e tragicamente provinciale, invitando alla fuga sistematica da salotti borghesi e trafficati boulevard, pur se limitata all’ambito più intimo e peccaminoso dei paradisi artificiali dell’alcool e della carnalità compulsiva, altri compagni d’Arte ricercheranno e sperimenteranno un’autentica liberazione fisica dalle censure convenzionali, da Jean-Arthur Rimbaud – che finirà in Africa come mercante di coloniali e forse di schiavi – a Paul Gauguin, che inseguirà un’impossibile purezza di pittura e sentimenti a Tahiti, prima, e nelle remote Isole Marchesi, poi, in una fuga memorabile che entrerà definitivamente nell’immaginario d’una intera generazione di artisti. 

Anche il visionario creatore del testo più geniale e controverso dell’Ottocento, che per primo pone le basi delle teorie freudiane sullo sdoppiamento della personalità, Robert Louis Stevenson, autore del memorabile Dottor Jekyll e Mr Hyde, abbandonerà per sempre la civilizzata Europa per la libertà senza tempo delle Isole Samoa, conquistando nel contempo una nuova esistenza ed una nuova qualità di scrittura. Ma se per ogni artista autentico il distacco da convenzioni culturali o retoriche è d’obbligo, la fuga può addirittura trasformarsi in rifiuto estremo d’ogni contaminante rapporto con l’esterno, come la definitiva autoreclusione dal mondo messa in atto dalla poetessa statunitense Emily Dickinson, che per 30 anni si trincererà nella sua stanza, al piano superiore della casa paterna, con l’unica compagnia dei suoi versi straordinari, o il viaggio senza ritorno di Marcel Proust, che in una camera foderata di fogli di sughero, per isolarla da ogni molestia sonora, di notte, nel suo letto, e con il solo conforto della sua tiranneggiata fantesca pronta ad accorrere ad ogni sua richiesta, porterà a termine il titanico progetto de Alla Ricerca del Tempo Perduto, arrivando al punto di rifiutare le cure per i problemi polmonari che lo stanno minando pur di non interrompere il suo lavoro, che si concluderà solo con la morte dell’autore.

Un esempio di fuga che solo la devozione assoluta all’Arte più pura può riuscire a spiegare.

Visto su FNM Magazine