Musei ecosostenibili a tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale

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Conosciamo tutti la valenza ricoperta dai musei nel processo educativo e nello sviluppo cognitivo, ma in pochi, forse, abbiamo mai riflettuto sullo spreco di energia generato da questi edifici pubblici.

Durante la Cop21 (la Conferenza Internazionale sul clima tenutasi a Parigi nel 2015) si è dibattuto molto riguardo il cambiamento climatico come minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta, che richiede la massima cooperazione di tutti i paesi con l’obiettivo di accelerare la riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra.

Negli ultimi anni molti musei stanno cambiando per volgere a un tipo di architettura “green”, in cui il risparmio energetico è la parola chiave. I musei, sia quelli di nuova edificazione sia quelli sottoposti a ristrutturazione, sono ecosostenibili nel senso che sono impiegati sia materiali naturali e sostenibili come il legno o il bambù, sia accorgimenti impiantistici ad alta efficienza energetica, sia soluzioni infrastrutturali innovative.

A livello europeo, un esempio di quest’approccio ecosostenibile, volto alla valorizzazione e tutela della cultura e dell’arte, è l’Hermitage di San Pietroburgo, che ha adottato lampade ad alta efficienza energetica riuscendo a risparmiare circa il 55% di elettricità.  A Rovereto il museo Mart dispone di uno speciale software per il controllo delle luci arrecando un risparmio sulla bolletta elettrica del 25%. A Parigi, invece, si trova il Quai Branly Museum, il museo più importante nel mondo dedicato alle arti e alle civiltà primitive di Africa, Asia, Oceania e delle Americhe che perfettamente si integra con la natura.

In Italia l’apripista a questo network mondiale che punta a promuovere la cultura della sostenibilità è stato il Museo Salvatore Ferragamo: luogo di cultura, che ha sede nel Palazzo medievale Spini Feroni, a pochi passi dall’Arno. Il museo ha, infatti, aderito al progetto Museimpresa Green ideato da Federturismo Confindustria e Museimpresa. Nel museo romano Explora, invece, sono stati installati due impianti fotovoltaici che producono ogni anno 40mila kWh di elettricità pulita. I tetti del vaticano hanno come ospite gradito il fotovoltaico: la Sala Nervi in Vaticano soddisfa un quarto della domanda energetica dell’edificio grazie a 2.400 moduli fotovoltaici installati sul tetto.

Altri musei degni di nota, che si trovano però fuori il raggio europeo, sono l’Aspen Art Museum del Colorado (in cui, ad esempio, la struttura in legno della copertura, con la sua morfologia complessa, crea una sorta di filtro attraverso cui penetra la luce naturale), il Norwegian Wild Reindeer Centre Pavilion (il cui nucleo centrale dell’edificio in legno è la chiave dell’intero progetto) e l’Accademy of Science della California (che con il suo “green roof”, il giardino-tetto ondulato che, estendendosi per circa 50 mila metri quadri, occupa gran parte della copertura e contribuisce a ridurre di circa 6 °C la temperatura interna durante l’estate, con un relativo risparmio sugli impianti di raffreddamento.

Visto su FNM Magazine

 

Architettura Ecosostenibile

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