Stop al maschilismo!

Maschilismo: l’egemonia dell’uomo stenta a tramontare.
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Discriminazione, autoritarismo e violenza di genere che, pur senza essere mai scomparsi, negli ultimi tempi hanno ripreso a manifestarsi con maggiore arroganza, come svariati esempi dimostrano: dalle “ombrelline” fotografate a tenere al fresco alcuni politici impegnati in un dibattito pubblico fino a certi comportamenti del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

È inutile nasconderlo: ogni volta che si affronta la questione femminile emerge che la cultura del nostro paese è venata da un persistente maschilismo.

Il termine mancava, ora c’è. Già pronto a fare ingresso tra i neologismi dei dizionari: “ombrelline”. Ragazze in piedi con l’ombrello in mano, a proteggere dal sole relatori maschi. Dopo veline, ragazze immagine, donne-oggetto, si aggiorna con il parasole femminile il catalogo dell’ordinario maschilismo”, ha affermato la sociologa Chiara Saraceno.

Dalle immagini dei cardinali riuniti in conclave e del vertice della Banca centrale europea a quelle dei consigli di amministrazione e delle gerarchie militari: basta alzare lo sguardo per accorgersi della perdurante supremazia maschile. Un’indiscutibile asimmetria di potere, status e risorse che si presenta come scontata, neutra. Sono passati, difatti, pochi mesi da quando è stata sollevata la polemica per l’articolo pubblicato su L’Espresso che denunciava il ritorno del maschilismo. Lo strillo di copertina diceva: “Tremate Tremate, i maschi son tornati”.

Mettendo, così, radicalmente in discussione la tesi secondo cui le differenze biologiche tra uomo e donna si traducano automaticamente in profonde e persistenti diversità psicologiche e sociali (cioè l’idea che uomini e donne ragionino e sentano in maniera diversa, prima che le costruzioni culturali e sociali intervengano a modificare ragioni e sentimenti), si pensa che quasi tutti i comportamenti maschili e femminili, dal tipo di studi intrapresi alle scelte su lavoro o carriera, siano di fatto governati e generati dagli stereotipi. È recentissima la notizia di Eileen Carey, co-fondatrice di Glassbreakers nella Silicon Valley, che per diventare CEO ha cambiato colore dei capelli da biondi a castani e messo gli occhiali. Ma bisogna davvero arrivare a questo per essere prese in considerazione? Ci auguriamo proprio di no. Il principio vero su cui fondare convivenza, relazioni civili e rapporti di lavoro dovrebbe essere il rispetto per l’altro nella sua diversità, anche di genere e la valorizzazione delle capacità di ognuno a prescindere dalle differenze, anche di sesso.

Esiste, inoltre, un “sessismo benevolo” ancora più pericoloso del maschilismo tradizionale e manifesto. È un’ideologia opaca e ambivalente che, mentre da un lato si esprime nella credenza che l’eguaglianza di genere sia stata raggiunta, dall’altra continua a operare discriminazioni meno riconoscibili, sia dagli uomini che dalle donne stesse. Il sessismo benevolo è, anche, quella visione deformata che fa l’uomo sia “indipendente, energico, forte, aggressivo, attivo, dominante, audace”, mentre la donna è definita piuttosto “affettuosa, sognatrice, attraente, dipendente, emotiva, tenera, gentile, dolce, affascinante”. È una sorta di paternalismo che definisce le donne creature preziose, da proteggere, e promette loro vantaggi, a patto che accettino il controllo sociale maschile e ruoli tutto sommato convenzionali. Positive, ma subalterne: una visione che spesso le donne finiscono per assimilare, anche per avere benefici secondari, ma che finisce per renderle più deboli e insicure.

Trump, per esempio, simboleggia la vittoria del maschilismo addirittura su scala globale e ci auguriamo di non dover mai più sentire altri commenti volgari del presidente come quello che ha svegliato le femministe dal torpore facendole scendere in piazza con la Pussyhat March dello scorso gennaio. Trump è la sconfitta di chi non ha capito cosa stesse accadendo all’America, dall’impoverimento al sentirsi stranieri in casa propria. La vittoria di Trump è semmai la dimostrazione che anche il maschilismo più trash non produce un danno politico. In fondo, non è poi così grave, hanno ritenuto gli americani. Esattamente come accadeva a molta parte dell’elettorato di Forza Italia, magari intimamente disgustato dal comportamento di Berlusconi nei confronti delle donne, ma tutto sommato convinto che fosse una questione marginale, rispetto ad altri aspetti più importanti da considerare. Prima di parlare, cosi, anche il Presidente degli Stati Uniti d’America dovrebbe contare fino a dieci. La regola di psicologia spicciola ha il suo perché anche o solo per il fatto che ci aiuta a non dire la cosa sbagliata.

Altro che scomparso: il maschilismo è vivo e vegeto e, purtroppo, alberga ancora tra di noi. Potente e scarsamente disturbato.