Intervista a Renato Balestra

“Arrivare non è così difficile, restare sulla cima è difficile.”
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Renato Balestra
Primo abito blu di Renato Balestra. Anni '50

Dopo il grande successo riscosso dal servizio fotografico realizzato dal team di Fashion News Magazine per rendere omaggio a Renato Balestra, che ha fatto dell’Alta Moda non solo il suo lavoro, ma la sua vita, vogliamo condividere con voi l’intervista che il grande stilista ha rilasciato alla direttrice del magazine Barbara Molinario.

L’abito in fotografia (in alto, nell’immagine di copertina) è il primo abito blu firmato Renato Balestra, risalente agli anni ’50.

Se penso a Renato Balestra penso al Blu: al blu dei suoi occhi, al “blu Balestra”, al blu del mare di Miami dove si trasferisce per l’estate, al blu del cielo di Roma che è diventata la sua città”- afferma Barbara – “Penso a Blu, il cagnolino havanese con il quale fa esercizi la mattina. Un artista, uno stilista, ingegnere mancato, personaggio televisivo, pittore, concertista, suona il pianoforte dall’età di sette anni, passione abbandonata per dare spazio alla moda. È rimasto uno dei pochi stilisti italiani a non aver venduto il marchio ad investitori d’oltralpe. Ha molto da dire sulla moda, sulle nuove leve, su Roma ed il suo nuovo Sindaco.”

Come nascono i suoi abiti? Parte dal tessuto sul manichino oppure dal disegno?

Mi piace toccare i tessuti… un po’ disegno, un po’ lavoro direttamente con i tessuti.

Quest’anno ha visto l’alternarsi di star che hanno indossato Renato Balestra come Laura Pausini in prima serata TV… quali i prossimi progetti?

È stato un anno molto interessante con tante novità, ho potuto disegnare per Laura Pausini, poi ci sono molti stravolgimenti nella moda e, come sempre, quando ci sono dei cambiamenti nei gusti è sempre interessante scoprire dove si va. Ora sto lavorando a due mostre, una in Oriente e l’altra in America, a Miami.

Il suo prossimo obiettivo qual è?

Tornare a disegnare costumi per l’opera. In America mostrerò anche bozzetti di costumi d’opera.

A Roma riusciremo a vedere una mostra?

Perché no, ma siamo poco appoggiati dalle Istituzioni. Roma si è lasciata scappare l’alta moda e trovo che sia stata un’assurdità. C’era un fermento attorno durante il periodo d’oro, venivano ospiti da tutto il mondo. Poi si è bloccato tutto. Roma ha bisogno di un concetto smart, ha bisogno di adattarsi e di esprimere anche un certo Glamour.

Sarebbe auspicabile che lei prenda in mano le redini della moda a Roma?

Mah, è come fare il sindaco, io compiango questa Signora (ndr Virginia Raggi) come compiangerei anche un uomo con un’esperienza decennale, perché Roma è la città più spinosa da dirigere, troppi problemi incancreniti ci vuole un coraggio da leone. Così è anche nella moda! In questo momento nella moda ci vorrebbe un piccolo Dittatore, perché, se si ascoltano tutti, non si conclude niente, ci sarebbe bisogno di un comune fronte.

Cosa pensa della moda?

L’Italia è la patria dell’arte e stiamo perdendo il buon gusto. Dobbiamo salvarlo! La moda uomo, ad esempio, sta andando a rotoli. Vedo vestiti con paillettes, oro, fioroni, abiti da montanaro, toccano gli estremi pur di scoccare e poi questi stilisti vendono solo la magliettina… Il buon gusto è trascurato. Se non si tiene conto del passato, non si può creare il presente, e noi siamo quello che abbiam vissuto. Secoli di storia ci portano ad essere ciò che oggi siamo. Io non voglio scoccare per il gusto di farlo, dico sempre che se mando in passerella una modella nuda, con una rosa infilata nel sedere, ne parlerebbero tutti! Invece io amo stimolare il buon gusto, è questo il nostro compito.

E le nuove leve?

Roma non può basarsi solo sui nuovi talenti, deve anche gloriarsi di chi sa fare la moda per radunare i grandi che sono rimasti e valorizzare questo settore. Non si può pretendere che da una stagione all’altra nascano dei Saint Laurent, dei Dior, dei Balenciaga. Piano piano, se nasce uno ogni 5 o 6 anni è già “grasso che cola” come si dice a Roma.

Non trova che sia più difficile emergere oggi rispetto al periodo nel quale ha cominciato lei?

No! Oggi è molto più facile. Io ho lasciato ingegneria e mi sono messo a fare moda, nonostante non avessi mai disegnato e non avessi mai giocato con le bambole. Per fortuna sono andato avanti e non me la sono cavata male… quando ho cominciato, ho disegnato per circa due anni in tutte le case di moda di Roma, partendo da Fontana, questo mi ha permesso di mettere da parte i soldi per fondare la mia casa. Però, come mi incensavano mentre lavoravo per loro, così ho avuto tutti contro il giorno che ho cominciato a lavorare da solo… Ho ricevuto moltissime critiche… Era molto difficile riuscire.

Oggi non crede che sia tutto molto fast? Molti diventano famosi il primo anno e poi spariscono?

Si, per molti non c’è un background potente alle spalle; oggi uno esce con quattro disegnini negli accessori o nel prêt-à-porter.

Prima esisteva solo l’alta moda, c’era molto più ostracismo, si doveva fare molta gavetta per impadronirsi del mestiere, poi bisognava avere o molti fondi, o molto geniaccio, o un investitore che ci credesse. Ora basta fare quattro schizzi, ci sono mille canali, accessori, stoffe, c’è molta molta più possibilità per un ragazzo. Secondo me arrivare è molto più facile… poi il mantenersi è il difficile. Arrivare non è così difficile, restare sulla cima è difficile.

Le donne indossano ed apprezzano l’alta moda?

Certo! Ma un tempo queste donne venivano a Roma ed acquistavano tutto il guardaroba, possedevano un gusto più raffinato, io ho realizzato guardaroba completi, fino alle vestaglie da notte. Oggi siamo noi stilisti a dover andare dalle donne perché sono viziate dalle tante proposte.

Realizza più abiti da sposa o da sera?

Tutte e due. Adoro fare abiti da sposa perché è l’abito per il più bel “si” della nostra vita. Ho ideato abiti per molte principesse, ma realizzarne uno per una ragazza che mette da parte i soldini per un abito da sposa Renato Balestra mi dà grande soddisfazione.

Quale è l’abito da sposa del 2016?

Non troppo pomposo, però tutte vogliono sposarsi con un abito importante. A me piace interpretare il sogno della sposa. Chiedo: “Come ti vedi? Romantica, Fiorita…” E poi comincio a disegnare.

Una vera consulenza di immagine?

Si, lascio intatta la realizzazione del sogno.

Il colore rimane bianco?

In una mia sfilata a Belgrado ho mostrato 150 creazioni d’archivio tra le quali i miei abiti da sposa, uno per colore, perché in questi anni ne ho fatti di ogni colore: rossi, blu, nero e naturalmente blu Balestra. Però la sposa ideale resta bianca. Si presume sia un vestito di purezza, lasciamo l’illusione che sia così…

L’età delle spose si è molto alzata.

Si, ho detto una volta in America ad una conferenza che per me sarebbe più conveniente fare abiti da divorzio.

Cosa fa nel suo tempo libero?

Adoro l’arte, la musica, vado ai concerti lirici. Viaggio molto, ho una casa a Miami e ci passerò tutto agosto in contemplazione della natura. Non amo i Week-End, non so mai cosa fare.

Quale è stato l’ultimo libro che ha letto?

Un libro su Costantino. Mi piacciono i libri di storia, leggo molte autobiografie; leggo di tutto disordinatamente.

Un libro su Renato Balestra?

Io ho scritto il libro “Alla ricerca dello stile perduto” che ha ricevuto due premi letterari. Non scriverei mai un libro sui miei pensieri, a chi interessano? Mi piacerebbe scrivere un libro sulla mia vita, ma dovrei fare troppi nomi e non mi sembra il caso.

Lei è troppo modesto.

Non si tratta di modestia, ho un concetto molto alto della mente umana, di quello che siamo, di dove siamo e dove andiamo. I pensieri si affollano e non mi sento di scriverli, sono troppe emozioni. Ad esempio, io ho una grande terrazza, da dove si vede tutta Roma, e ho un vaso dove sono nati bellissimi quadrifogli coltivati, sono grandissimi, uno di questi l’ho raccolto e ho notato tutta la sua perfezione ed eleganza, i suoi colori, le striature interne… mi perdo in queste cose, nella perfezione della natura.

La sua passione per la pittura…

Nella mia casa di Miami ho dei miei quadri.  Ho dipinto il mio primo quadro ad olio a 14 anni. Un pittore in famiglia mi disse “Renato, ma tu fai le ombre nere, le ombre devono essere colore, devono cantare, non usare mai più il nero per le ombre” e così ho fatto, anche nei miei abiti.

La sua vita pubblica l’ha ostacolata?

Mi meraviglio ancora che mi subissino di selfie e di autografi. Ho fatto abbastanza, ma non mi sembra di aver fatto abbastanza da meritarlo. Quando ho iniziato a fare la televisione, con la trasmissione “Rosa Chic”, si parlava di colori; quando ho registrato la prima puntata della trasmissione non sono stato soddisfatto. Io sono Veneto, nato a Trieste e sono arrivato a Roma con l’accento Triestino; per due anni sono stato schiavo della dizione, perché parlare male? Ora penso di avere imparato benino. Mi piace parlare perché trovo che ci siano molte cose da dire e da ascoltare.

Ad Altaroma la scelta della Ex Dogana come location per la sfilata è perché le piace il posto?

No, è per spirito di corpo, credo che a Gennaio non sarò più alla Dogana, è un posto troppo restrittivo per il tipo di “show” che mi piace proporre, specialmente per il finale. Ho sfilato a via Veneto, al Pincio, piazza Farnese, sempre posti diversi e bellissimi. Villa Pamphili mi è stata suggerita da Silvia Fendi, io non sono geloso, se mi danno delle idee che funzionano ne do il merito.

Lei ha un animo artistico e riesce a trarre ispirazione anche da questo.

Adoro la Tailandia e sono un fanatico della filosofia orientale. Noi occidentali siamo come una quercia che un fulmine abbatte immediatamente, l’orientale invece è come un bambo che il vento piega ma non rompe.

Cosa le ha insegnato la vita?

A non presumere mai! A voler sempre raffinarsi, conoscere e sapere di più. Guai a chi si sente arrivato, è la fine e non c’è più niente da fare. Io vorrei fare ancora tante cose, suonare, dipingere, fare collezioni sempre più belle. Si diventa vecchi quando non si è più curiosi.

A chi dispiace più morire?

Alle persone entusiaste, chi ama la vita. Io amo la vita!

Pensa che la Fendi stia facendo bene per Roma e la Moda?

Si!

Ha molti amici?

Non molti perché nessuno è sincero fino in fondo. Non mi piace sprecare il mio tempo, stare con gente che non è interessante, che non ha niente da dirmi, che parla solo di cose futili.

 

Tributo a Renato Balestra

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Produced by: Barbara Molinario; Assistants: Maria Ciani, Valentina Senese; Make up: Nuala Oliveira e Salvatore De Simone; Hair stylist: Francesca Pellegrino per Franco e Cristiano Russo Parrucchieri; Model: Zoe @Glamour Model; Agency Dresses: Renato Balestra; Paper hat: Atelier Eventi by Alessandra Mancini; Special thanks: Accademia L’Orèal Roma, Fabio Nicolai.