FNM Book – “Il chiodo nel pupazzo” di Bruno Brundisini

Se ancora non avete ultimato i regali di Natale, Vi consigliamo di inserire nella lista questo bellissimo romanzo di Bruno Brundisini: “Il chiodo nel pupazzo".
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Il chiodo nel pupazzo” inizia con i colori rosa di una storia d’amore, quella tra Ernesto, insegnante precario di filosofia, e Ludovica, ex modella. Non aspettatevi una struggente storia di passione amorosa perché, ben presto, l’autore Bruno Brundisini trasformerà la narrazione.

Infatti, entrerà nel paesaggio insidioso del thriller con il susseguirsi di avvenimenti carichi di strane minacce e di mistero che tengono viva l’attenzione del lettore, fino ad un finale del tutto imprevedibile.

Il romanzo è anche percorso da forti suggestioni horror, quali la villa ottocentesca piena di manichini polverosi e di ritratti truci degli antenati. Sicuramente un sapore horror ha il rito dell’esorcismo nelle stanze tenebrose e cupe del convento o il rito voodoo del grosso chiodo conficcato nel pupazzo, in un tranquillo salotto borghese, con lo scopo di trasmettere un maleficio mortale. Ha forti richiami horror anche il cimitero dei monaci, la salma della ragazza pesantemente truccata con i colori di una vita che ormai non le appartiene più, e altri episodi simili. C’è forse un oscuro sortilegio sotteso all’incalzare delle vicende di Ernesto, il protagonista. Vi è il districarsi, per tutta la narrazione, di eventi concatenati fra loro che alla fine si rivelano essere espressione di un lucido progetto criminale. In questo tessuto narrativo, tipico del noir, si inseriscono drammatiche riflessioni sul male, che è il vero protagonista del romanzo, di cui Ernesto in realtà è la vittima. Il male nella sua costruzione e le sue molteplici espressioni. Il male come volontà di nuocere che si nasconde proprio nelle persone più insospettabili, per cui alla fine nulla è come sembra. Non a caso vengono citati nel frontespizio due intellettuali che hanno trattato a fondo questa tematica, quali il teologo Vito Mancuso e la filosofa Hanna Arendt. Il male inteso nella corruzione che può permeare di sé anche i rappresentanti d’istituzioni ritenute a più alta valenza morale quali la Legge e la Chiesa, fino a farle scadere in un connubio miserevole.

Ne “Il chiodo nel pupazzo l’autore ha voluto togliere gli abiti e le maschere del potere, dentro cui molti uomini delle istituzioni si nascondono, per mettere  a nudo le loro fragilità e talvolta anche la meschinità: “Tu stai bene nascosto dentro quella veste. Ti sei coperto bene” – dice il giudice Gilberto Rossi al Vescovo.

 Il messaggio del romanzo non vuole essere una critica cieca e stupida del potere come tale, e nemmeno una concezione manichea e stereotipata della società. Un personaggio affascinante è sicuramente Fra Giacinto, in cui qualcuno ha visto delle assonanze con figure di mistici realmente vissuti, anche per i trascorsi dell’autore in luoghi a forte ispirazione ascetica quali San Giovanni Rotondo e Subiaco. Fra’ Giacinto rappresenta il santo incompreso dalla Chiesa, una figura travagliata e nello stesso tempo di una semplicità disarmante. Da giovane ha vissuto un’esperienza politica del tutto opposta a quel credo per cui poi ha indossato il saio monacale. Ha anche trepidato per l’amore di una donna che poi ha visto morire sotto le macerie dei bombardamenti durante la guerra. Fra Giacinto vive, per una sua precisa scelta di povertà, in uno scantinato umido e indossa un sacco rattoppato. E’ il cristiano puro, animato da un francescanesimo che va al di là della religione stessa e diventa messaggio universale. Il suo corpo, malato e rattrappito, che sembra uscito da un lager, emana una forte vitalità. In una visione immanente è l’uomo che “può perché crede di potere”, e in fin dei conti, è l’uomo che può perché crede. Un personaggio di grande luminosità, che forse, tanti anni prima, su una Ludovica bambina, ha predetto la tragedia che avrebbe colpito i due giovani innamorati.

Editore: Gruppo Albatros Il Filo

Prezzo: Euro 13,90