Le mode che fanno bene alla salute: riscoprire i grani antichi

Carboidrati? Si, ma buoni! Le Nutrizioniste Pesce ci consigliano di preferire i grani antichi alle farine industriali. Scopriamo perché…
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In questo periodo si fa un gran parlare di grani antichi. L’alimentazione salutare va molto di moda e cresce sempre di più il numero di consumatori attenti ed informati. Alla base dell’alimentazione mediterranea vi è senza dubbio la pasta ed il pane ed è importante, dunque, che le materie prime siano di altissima qualità.

Nel corso degli anni, proprio per l’altissima richiesta sul mercato, il grano è stato soggetto di manipolazioni genetiche, con il fine ultimo di migliorarne la resa e ridurre i costi di produzione. Farine scadenti ed eccessivamente raffinate, oltre a non essere nutrienti, hanno anche portato a problemi come la celiachia, oggi largamente diffusa.

Il consumatore consapevole riscopre, oggi, le varietà di grani autoctone e non OGM, note come “grani antichi”. Vengono chiamate così perché comprendono tutte quelle varietà di grano del passato che, nel tempo, non sono state manipolate geneticamente. Il consiglio delle Nutrizioniste Pesce è quello di eliminare le farine raffinate ed industriali, prediligere quelle integrali, bandire le 0 e 00 e, possibilmente, acquistare esclusivamente a km zero da piccole aziende locali di fiducia. I grani antichi vengono lavorati con la macinazione a pietra, risultando dunque meno raffinati e più nutrienti. Il rapporto fra amido e glutine è equilibrato: questo significa che un grano antico è molto più digeribile per il nostro organismo. In Italia le principali varietà sono il Frassineto, il Gentil Rosso, il Rieti, il Risciola, il Tumminia, il Perciasacchi, il Senatore Cappelli o il Russello. Il sapore? Unico. Non potrete più tornare indietro.