“Biancaneve e i sette nani”: il Balletto Ucraino si prepara ad entrare in scena

Intervista a Caterina Calvino Prina, Direttrice e Fondatrice dell’Accademia Ucraina. In vista di “Biancaneve e i sette nani” il Balletto Ucraino si prepara all’evento.
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Il balletto classico di repertorio “Biancaneve e i sette nani” arriva al Teatro Manzoni di Milano, nella sua versione professionale mai rappresentata in Italia con due spettacoli che si terranno Domenica 4 Novembre alle ore 15:30 e Lunedì 5 Novembre alle ore 20:45.

Per due anni di fila, lo spettacolo ha registrato il sold out al Teatro Arcimboldi, nell’interpretazione degli alunni dell’Accademia Ucraina di Balletto.

Ora viene proposto dal Balletto Ucraino, una compagnia stabile che nasce dalla pluriennale esperienza dell’Accademia Ucraina, costituita da ballerini diplomati formatisi secondo la tradizione del caposaldo della storia del balletto sovietico: la Metodica Vaganova, un insieme di regole rigide studiate per allenare in modo progressivo i ragazzi, ma allo stesso tempo in armonia con l’ età e con lo sviluppo delle loro capacità psico-fisiche.

Nadejda Scepaciova, ex prima ballerina del Teatro dell’Opera della Moldavia, oggi docente dell’Accademia, sarà la protagonista del Balletto a fianco di Genadij Zhukovskij, primo ballerino del Teatro dell’Opera di Vilnius.

Lo spettacolo, realizzato per la prima volta al Teatro dell’Opera di Kiev nel 1975 e presente nel repertorio di tutti i più grandi teatri dell’Europa dell’Est, compreso il Teatro Bolshoi, è una produzione sia per i genitori che per i bambini. Con le musiche di Bogdan Pavlovsky gli spettatori saranno proiettati nella magia di una storia con la quale sono cresciuti e con cui cresceranno sicuramente anche i bimbi di questa generazione. E, per gli amanti del balletto non mancheranno tecnica, virtuosismi, scenografie e costumi di altissimo livello.

Arte, formazione e cultura sono i perni, dunque, su cui si muove l’ Accademia di Balletto Ucraina che nasce nel 2005 con sede nel Teatro delle Erbe, per trovare, poi, ospitalità all’ interno dell’ Istituto delle Marcelline di Via Quadronno 15 a Milano: una location unica ed affascinante ubicata nel cuore della città. Sotto la guida del maestro moldavo Egor Scepaciov, direttore artistico, e della direttrice e fondatrice Caterina Calvino Prina, ragazzi tra gli undici e i vent’ anni, provenienti da tutta l’ Italia e anche dall’ estero, seguono un programma impegnativo che li porterà al diploma lungo un percorso di otto anni.

In vista di “Biancaneve e i sette nani”, opera realizzata dagli ex studenti dell’Accademia, Caterina Calvino Prina si racconta a FashionNewsMagazine.

Sei Direttrice e Fondatrice dell’Accademia Ucraina. Cosa ti ha spinto a realizzare un progetto così importante?

Spesso mi viene fatta questa domanda e in realtà la prima risposta è: una buona dose di sana incoscienza. A parte gli scherzi, grazie a quella che io amo definire la mia doppia vita e cioè una laurea come interprete parlamentare in lingua russa e inglese, ho avuto l’onore e l’opportunità di partecipare ad un corso per insegnanti tenuto dalla Direttrice dell’Accademia Ucraina di Balletto di Kiev, Alvina Kalchenko, dove oltre ad essere un’”allieva” ho avuto, appunto, il ruolo di traduttrice. E, da qui è nato un po’ tutto”.

Hai studiato danza e ti sei diplomata all’Accademia di Kiev. Deve essere stato un percorso per niente facile. Come descriveresti questa esperienza?

È stata un’esperienza unica e che soprattutto ha sovvertito ogni mia convinzione e certezza. Dopo un percorso con un’altra metodologia l’incontro con la sig.ra Kalchenko è stato in realtà uno “scontro”. Metodo diverso, regole diverse, disciplina diversa. Un tuffo nel passato proiettato però nella possibilità di trasformarlo in un futuro che avesse delle fondamenta solide. La difficoltà è stata quindi, quella di avere il coraggio di chiudere una porta verso ciò che ormai conoscevo bene e riaprirla verso un mondo completamente nuovo, rimettendomi in gioco e credendo sempre in me stessa. Ripensando al passato di una cosa sono certa: lo rifarei mille altre volte”.

All’Accademia sei anche insegnante di danza moderna. Che rapporto hai con i tuoi studenti?

Il ruolo della direttrice è una posizione che di suo porta con sé un’ombra di terrore e paura. In realtà questa immagine non si addice molto al mio carattere. Se ci sono delle regole, per quanto semplici e basilari, pretendo che vengano rispettate e in questo sono intransigente, ma come dico sempre ai miei allievi, la porta del mio ufficio è sempre aperta e spesso si asciugano lacrime o si condividono momenti di gioia. Quando poi, ho la possibilità di scendere davvero in campo durante le lezioni o nella realizzazione di alcune coreografie, il legame diventa ancora più forte, perché si condivide in maniera diretta ciò che più si ama. Senza questa forza emotiva e tale rapporto che va oltre i ruoli, non credo che potrei mai fare il mio lavoro e dargli un senso”.

L’insegnamento della danza all’Accademia si basa sulla Metodologia Vaganova, un insieme di dettami rigidi e complessi studiati per accrescere e perfezionare la tecnica degli studenti. Quanto è importante per un ballerino l’autodisciplina ai fini della sua carriera professionale?

Domanda molto spinosa. L’Accademia usa la Metodica Vaganova e tutti i principi che ruotano intorno ad essa, esigendo quindi, una grossa forma di autodisciplina, richiesta ulteriormente all’impegno necessario per conseguire buoni risultati in campo scolastico. Io preferirei dire che per qualsiasi tipo di carriera questa autodisciplina sarebbe necessaria, senza pensare che per un ballerino o una ballerina diventa certamente una conditio sine qua non. Spesso i commenti che aleggiano intorno alla nostra realtà adducono a troppe difficoltà, troppa severità, troppa rigidità, insomma troppa disciplina, ma fino a quando non sarà chiaro che bisogna ritornare a dare dei confini tra ciò che è legittimo e ciò che non lo è, credo che le cose non possano di certo migliorare. E, di nuovo guardo con orgoglio ai nostri allievi che, superando momenti di difficoltà o vivendo anche lontano da casa, riescono comunque a non arrendersi, a portare a termine un percorso di otto anni che li prepara ad essere ballerini del XXI secolo”.

In attesa di “Biancaneve e i sette nani”, che consiglio daresti agli artisti del Balletto Ucraino che si accingono a presentare questo spettacolo?

Biancaneve e i Sette Nani è un balletto poco conosciuto in Occidente mentre a tutti gli effetti rientra nel repertorio dei principali teatri dei Paesi dell’Est compreso il Kirov. Per i ballerini del Balletto Ucraino sarà dunque, una grande responsabilità. Quello che mi sento di potergli consigliare è di usare tutte le loro capacità per riuscire a fare della propria arte uno strumento per riportare la gente ad uscire da teatro con il sorriso sulle labbra, con la sensazione di essere tornati per un attimo bambini, lasciandosi alle spalle i problemi e le difficoltà di ogni giorno. Riuscire a farlo è un onere, ma in fondo un grande onore”.

Gli animali del bosco, i fiori e le piante vi porteranno, così, nel magico mondo di Biancaneve, mentre i sette buffi nani saranno protagonisti di momenti di grande divertimento e risate. Il tutto su note musicali appassionanti e con costumi colorati e vivaci.