“Soggetto Nomade” – in mostra le donne dell’Italia degli anni ’60/’80

Cinque donne fotografe espongono i loro scatti al Centro Pecci, fino all'8 Marzo
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Le donne sono protagoniste, parte attiva di un progetto artistico in mostra fino all’8 Marzo al Centro Pecci di Prato. ‘Soggetto Nomade’ raccoglie per la prima volta gli scatti di cinque fotografe italiane, realizzati tra la metà degli anni Sessanta e gli anni Ottanta, e restituisce da angolazioni diverse il modo in cui la soggettività femminile è vissuta, rappresentata, interpretata in un periodo di grande cambiamento sociale per l’Italia.

Erano anni di transizione, dalla radicalità politica all’edonismo, anni di piombo ma anche anni di grande partecipazione e conquiste civili, dovute principalmente proprio alle donne, e alle battaglie femministe. In queste fotografie il corpo diviene un veicolo con cui esprimere valori non standardizzati, e quindi i ritratti dei travestiti di Lisetta Carmi, le scrittrici e artiste di Elisabetta Catalano, gli scatti sul movimento femminista di Paola Agosti, le donne e bambine di una Sicilia sfigurata dalla mafia di Letizia Battaglia, e i travestimenti carnascialeschi di Marialba Russo.

Vediamole nel dettaglio.

Lisetta Carmi, con la sua mostra “I Travestiti” racconta l’identità di genere negli anni Sessanta, all’epoca un concetto limitato alla sfera scientifica; e lo fa parlando della comunità di trans che ha conosciuto e che le ha insegnato ad accettarsi. “Quando ero piccola guardavo i miei fratelli, Eugenio e Marcello, pensando che avrei voluto essere un maschio come loro. Sapevo che non mi sarei mai sposata, e rifiutavo il ruolo che veniva chiesto di occupare alle donne. I travestiti mi hanno fatto capire che tutti abbiamo il diritto di decidere chi siamo“, così l’artista racconta un momento importante della sua vita, in un periodo con vedute ancora troppo chiuse.

Elisabetta Catalano fotografa la società contemporanea attraverso artisti, scrittori, attori, poeti, spogliandoli e mostrandone l’essenza. Ad esempio ha ritratto l’attrice Paola Pitagora, stesa tra le palline di polistirolo dell’opera-ambiente di Fabio Mauri La Luna. A trasparire è una nudità nuova, che rimanda più alla libertà che alla provocazione.

Paola Agosti si avvicina al femminismo già quando, con l’editore Savelli, decide di realizzare un libro documentario fotografico sul movimento femminista, intitolato Riprendiamoci la vita. Tra i suoi lavori il libro La donna e la macchina, che documenta il lavoro delle donne in fabbrica, e la collaborazione ventennale con la rivista Noi donne, attraverso cui conosce il lato femminile dell’Italia. L’obiettivo delle foto di Paola è quello di conservare un archivio della memoria, dove sono sempre vive le lotte delle donne e la loro testimonianza.

Letizia Battaglia, nei suoi scatti, ritrae le donne, la Sicilia, la violenza della Mafia, Palermo; un mondo che la affascina e da cui non riesce mai veramente ad allontanarsi. In questa città è stata scattata la foto alla bambina col pallone. Letizia quando la nota per strada, la spinge piano sulla porta e le dice di non ridere, poi scatta. La bambina diventa simbolo di una generazione che cresce e gioca in un territorio in mano alla Mafia, di una popolazione che nonostante tutto continua a vivere.

Marialba Russo fotografa, tra il 1975 e il 1980, la cultura del travestimento durante il carnevale in Campania. Ne realizza poi un libro: Travestimento.”Uomini abbigliati e truccati da donna, per i quali travestirsi vale un po’ come spogliarsi: è un modo di liberarsi dal consueto e dal quotidiano – si legge nel libro con testo di Gianluca Randi – Un modo che, seppur vissuto inconsciamente e nell’ambito di una festa carnevalesca di oggi, affonda le sue radici in una selva di antichi miti e di riti transculturali che avevano lo scopo di riconnettere gli opposti”.