“Leaving Neverland”: il documentario che accusa Michael Jackson di molestie, divide il pubblico. Ecco perché non credere ad una sola parola.

Presentato al Sundance Film Festival dal regista Dan Reed, approdato poi su HBO ed ora anche in Italia su Nove, dove verrà trasmesso il 19 ed il 20 Marzo.
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Parlare di Michael Jackson non è mai cosa semplice. Un personaggio complesso da capire, quantomeno agli occhi degli adulti. Mi spiego. Ho avuto la fortuna di essere stata solo una bambina quando il King of Pop era all’apice della sua carriera.

Riguardandomi indietro capisco come, questo eterno Peter Pan, parlasse una lingua che gli adulti fanno fatica a decifrare. Per me, lui era il massimo. Amavo i supereroi, ma lui non era un fumetto, era reale. Reale ma fiabesco. Con lui qualsiasi cosa era possibile, non c’era alcun limite. E volevo essere così, volevo vivere in quel flusso di energia, libertà, positività, creatività e colore. Personificava tutto il sogno, sfidava il razionale. Attraverso i miei occhi da bambina, la mia immagine di lui non era filtrata dal giudizio. Il suo volto cambiava, i lineamenti sempre più sottili, la pelle sempre più chiara. Non ci facevo caso. Quelli sono giudizi degli adulti. A me non importava. Quello che lui doveva dare a me, me lo stava già dando. E la gente parlava di quanto fosse bizzarro avere le giraffe in casa. Per me era normalissimo che Michael Jackson avesse le giraffe in casa e andasse in giro con uno scimpanzé. Del resto, mica abitava in un monolocale da trentacinque metri quadri in provincia di Forlì.

Neverland, la sua tanto chiacchierata dimora, con tanto di cinema e parco divertimenti. Anche Elvis aveva avuto la sua Graceland e nessuno ha mai avuto nulla da ridire. Cosa accadeva oltre i cancelli di Neverland? Quello che le persone si scocciano a leggere sono tutte le storie dei bambini meno privilegiati a cui veniva offerto uno spazio per giocare (e la maggior parte delle volte, Michael Jackson neanche si trovava in loco). Le storie di bambini gravemente malati a cui venivano offerte cure mediche.

In una sua recente pubblicazione, “La via della ricchezza – Il denaro al servizio dell’umanità”, lo scrittore torinese Salvatore Brizzi, fra le tante tesi presentate, parla di un nuovo tipo di economia, più spirituale. Creare una rete di abbondanza, donando il 10% dei propri guadagni al prossimo. Se tutti applicassimo questo insegnamento, scomparirebbe la povertà e non ci priveremmo poi di così tanto. Michael Jackson, che ritengo una persona risvegliata, lo ha fatto. È stato stimato dal Guinness Dei Primati, che nel corso della sua carriera, il King of Pop, ha donato in beneficienza una cifra che va oltre i 500 milioni di dollari. Ma questo è un dato che non fa notizia, non crea sensazionalismo. La gente si scoccia a leggere queste cose. La gente vuole indignarsi, vuole demolire i miti. Vende di più un predatore che un filantropo. Michael Jackson è stata la celebrità più attaccata da stampa e tabloid. Su di lui sono state montate le storie più sensazionalistiche e fantasiose. Tanto grande la sua fama, le sue opere caritatevoli ed il suo talento, tanto grandi le manipolazioni mediatiche a suo danno.

Come si distrugge un mito? C’è sempre l’arma della moralità oggettiva. E Michael Jackson non è stato il primo a cui è stato lanciato addosso questo dardo infuocato. Lo hanno fatto con John Lennon. A fronte delle sue manifestazioni per la pace, lo hanno accusato di essere un violento. Ed ancora più indietro, con Charlie Chaplin, messo alla gogna mediatica per la sua imitazione di Hitler. Ed ancora più indietro, con un grande colosso della musica classica italiana, Niccolò Paganini, che non ha ricevuto sepoltura in terra consacrata perché considerato figlio del diavolo. Tantissime sono le storie di uomini vissuti in diverse epoche e contesti, ma con un fattore comune: quello di essere pionieri e rivoluzionari.  Messi al rogo per questo.

L’immagine di un bambino maltrattato è la peggiore che si possa pensare. Per qualsiasi cultura, per qualsiasi epoca. Essendo Michael Jackson l’amico dei bambini per eccellenza, ed essendo egli stesso un adulto-bambino, è stato facile cucirgli addosso la terribile figura del pedofilo. Prima nel 1993, con il caso di Jordan Chandler.  In quella particolare circostanza, alla star fu suggerito dall’etichetta discografica di patteggiare e non procedere con un processo civile, al fine di contenere ulteriori danni alla tournée in corso, quella dell’album Dangerous. Sono state poi rintracciate conversazioni telefoniche del padre del bambino, Evan Chandler, dove lui stesso ammette che il fine ultimo era estorsione di denaro. Chandler si è suicidato poco dopo la scomparsa del King of Pop. Secondo la stampa globale, soffriva di una grande depressione dovuta al senso di colpa.

Documento ufficiale. Nell’immagine: lista dei dipartimenti coinvolti nell’indagine su Michael Jackson e nella relativa perquisizione di Neverland. Found Nothing.

Nel 2005, si ripete il copione. Stavolta si tratta di Gavin Arvizo, un ragazzino ammalato di cancro, che riesce a guarire grazie alle cure mediche sovvenzionate da Jackson. Un processo lungo ed estenuante, che termina con le parole NOT GUILTY. Il King of Pop si è scrollato di dosso ben quattordici orribili capi d’accusa. Ed è un gran sospiro di sollievo. Ma alla gente poco importa. I media non enfatizzeranno mai l’innocenza di Michael Jackson. Negli anni 2000, dovevi dire sempre a bassa di voce di essere un fan di Michael Jackson. “Ma ti piace quel pedofilo?”. Si, dovevi dirlo sottovoce, perché non puoi sempre e costantemente ripetere questo e quell’altro per far cambiare idea alle persone. “Che restino convinti delle loro idee” pensi, ed alzi le spalle… ed in qualche modo speri che sia solo un momento di transizione. Speri che in quattro o cinque anni la gente dimentichi di questo spiacevole episodio. Ed effettivamente è quello che accadde perché, nel 2009, dopo la scomparsa di Michael Jackson, avvenuta in circostanze per nulla chiare, tutti all’improvviso lo amano. I suoi dischi vendono come se fosse di nuovo il 1983, la sua immagine riabilitata. “Pedofilo? Michael Jackson? No, non ci ho mai creduto”. Già. Fai spallucce e te la ridi sotto i baffi, ripensando ai quattro anni precedenti.

2019. Sono trascorsi quasi dieci anni dalla scomparsa di Michael Jackson. Questa è l’epoca dei social media, dove tutto ciò che conta davvero è anticipato dal simbolo “#”. Questa è l’epoca del #MeeToo, dove personaggi ambigui e poco credibili come Asia Argento o Rose McGowan, da essere totalmente ininfluenti, riempiono le testate giornalistiche, scatenando l’opinione pubblica. Sulla scia di questo movimento, al regista Dan Reed viene in mente una grande idea. Rendere questo concetto ancora più potente, accostandolo alla più grave forma di violenza, ovvero quella a danno di minori. Ma la formula non è ancora perfetta, manca un ingrediente: un capro espiatorio. Qualcuno dall’enorme fama che possa catalizzare l’attenzione. Ma certo, Michael Jackson! Come ho fatto a non pensarci prima? Perfetto: #MeeToo, bambini maltrattati ed il Re Del Pop. Boom. Un successo assicurato.

Quello di Dan Reed è un lavoro impeccabile. Non serve che la storia si regga in piedi, non serve che i protagonisti siano credibili. Non serve neanche che la gente guardi l’intero documentario della durata di quattro ore. I tre elementi citati sopra, fanno già il 70% del lavoro. Questi tre elementi possono essere contenuti in una sola frase, perfetta per Twitter. Non servono prove. Alla gente bastano solo tre hashtag: #michaeljackson #childabuser #meetoo. E via con le condivisioni.

Da qui in poi, possiamo anche essere più schematici.

Perché Wade Robson sta mentendo. Timeline:

  • Ware Robson incontra Michael Jackson da bambino ed il cantante rimane colpito dalle sue potenzialità quale ballerino, lo invita a Neverland e lo fa partecipare al suo videoclip “Black or White”.
  • All’età di dodici anni, Wade Robson testimonia in una causa civile, dichiarando che Michael Jackson non gli aveva mai fatto del male e che le accuse di Jordan Chandler erano solo falsità e calunnie.
  • Wade Robson, negli anni, rimane legato alla famiglia Jackson. Nel documentario non viene citata la sua relazione di otto anni con la nipote di Michael Jackson, Brandi Jackson.
  • Tramite Michael Jackson, a Robson vengono aperte diverse porte nel mondo dello showbusiness. Diventa coreografo di Britney Spears e degli NSYNC.
  • Nel 2005 è Wade Robson (22 anni) a testimoniare a favore di Michael Jackson, dichiarando più volte, sotto giuramento, di non essere MAI stato vittima di molestie da parte del cantante.
  • Davanti alla corte, Wade Robson dichiara di essere andato a Neverland quattordici volte e solo in quattro occasioni era presente Michael Jackson. Nel documentario dichiara di essere andato a Neverland centinaia di volte.
  • Fino al 2009, Robson continua a frequentare Michael Jackson, prendendo parte a numerosi progetti sempre nell’orbita del King of Pop. Lo descrive come un grande amico.
  • Dopo la morte di Michael Jackson, Wade Robson lo descrive come “la persona migliore del mondo”. Non l’artista, la PERSONA.
  • Robson viene licenziato dal residency show ufficiale Michael Jackson One – Cinque du Soleil di Las Vegas
  • Dopo il licenziamento Wade Robson, cita in appello la Estate di Michael Jackson, chiedendo un risarcimento di milioni di dollari. Dichiara, così, per la prima volta, di essere stato vittima di abusi sessuali. La causa non va mai in porto. Il giudice aveva stabilito che Robson aveva spergiurato. E di fatto, Robson non porta alcuna prova; senza contare che il limite di tempo per un accusa del genere era già scaduto da un pezzo.
  • Sebbene Robson avesse dichiarato di aver preso coscienza dei ripetuti abusi nel Maggio 2012, esistono filmati su YouTube, risalenti al Luglio 2012 che lo vedono danzare a ritmo di “Unbreakable”, brano tratto dall’album “Invincibile” di Michael Jackson.
  • Una seconda richiesta di appello in tribunale, stavolta con James Safechuck al suo fianco. Anche questa volta, i due non ottengono nulla. Questo dato è in contrapposizione con la dichiarazione del regista secondo il quale i due non fossero stati in contatto, se non al momento della prima di Leaving Neverland, al Sundance Film Festival.
  • Wade Robson propone a diverse case editrici un libro, dove racconta la sua presunta storia di abusi, ma nessuno è disposto a pubblicarlo poiché non ha nessuna prova a favore della sua fantasiosa narrazione.
Michael Jackson e Wade Robson

Traete le vostre conclusioni…

Queste le mie: come si può dare credibilità ad un personaggio con questo tipo di trascorso? Perché nel documentario non è chiara la sua vera storia e tanti fatti rilevanti sono stati omessi? Perché mai, Michael Jackson, da “molestatore”, dovrebbe far salire sul banco dei testimoni proprio una delle “sue vittime”? Mossa azzardatissima! E non ci è sembrato che il King of Pop, in quelle circostanze, avesse voglia di buttarsi nell’ignoto. Com’è possibile che Robson non si fosse accorto che quanto gli era accaduto era “sbagliato” finché non è diventato padre? Perché, a sua detta, non credeva di aver subito molestie sessuali, finché non si è ritrovato il suo stesso figlio fra le braccia. Vorreste dirmi che un ragazzo di 12 anni non capisce? Avete mai parlato con un dodicenne? Personalmente, li trovo molto più acuti e svegli di tanti adulti. Ok, forse non lui era un dodicenne brillante… ma a ventidue anni non è stato ancora in grado di riconoscere un abuso sessuale? Deve aspettare di aver superato i trenta? Lui stesso ha ammesso di non aver mai soppresso i ricordi a causa del trauma. Lui ricordava tutto, nel dettaglio.

La memoria corta di James Safechuck:

  • La madre di James Safechuck ha dichiarato di aver esultato alla notizia della morte di Michael Jackson nel 2009, contenta del fatto che non avrebbe più fatto male a nessun bambino. James Safechuck, però, ha dichiarato di aver preso coscienza degli abusi solo nel 2013 e di averlo, solo successivamente, rivelato alla madre ed alla moglie.
  • James Safechuck ha dichiarato di aver trascorso la festa del Ringraziamento del 1987 in compagnia di Michael Jackson, nella sua casa. Eppure, in quella precisa data Michael Jackson si trovava in Australia per la tournée di Bad.
  • James Safechuck ha dichiarato di aver trascorso la sua “luna di miele” con Michael Jackson a Euro Disney, nel 1988. Euro Disney è stato aperto nel 1992.
  • Tutti gli oggetti dalla collezione di James Safechuck regalati a lui da Michael Jackson (che si vedono bruciare durante i credits finali del documentario), sono in realtà dei falsi. L’intera collezione personale è stata venduta dallo stesso Safechuck su Ebay, per cifre astronomiche.
Michael Jackson e James Safechuck

Extra: Il messaggio di auguri di buon compleanno da parte di Michael Jackson a Wade Robson è in realtà un falso. Wade Robson è nato il 17 Settembre, mentre quella registrazione risale al 20 Febbraio ed era indirizzata ad un altra persona.

Leaving Neverland è il documentario che gioca con le emozioni

Più che documentario, è bene definire il lavoro di Dan Reed come un mockumentary, ovvero una narrazione fantasiosa, raccontata mediante il linguaggio del documentario. Il suo punto di vista è unilaterale e le persone coinvolte sono esclusivamente le due presunte vittime ed i loro familiari. Ci sono degli elementi, studiati ad hoc, che servono a toccare determinati tasti emotivi:

  • Il filtro fotografico. Sembrerà una banalità, ma il filtro freddo e la scelta dei colori, dominati dal grigio, portano lo spettatore in uno stato emotivo di sofferenza, disagio, tristezza. Per rendere i personaggi credibili e far sì che lo spettatore sviluppi una certa empatia, vengono ripresi in ambienti benestanti, ma mai sfarzosi o troppo colorati.
  • Le riprese con il drone. Alle interviste vengono alternate riprese aeree di Neverland. La proprietà è rimasta inabitata dal 2004, quindi è normale che oggi appaia così desolata. Questa immagine, di una Neverland in declino, unita ai racconti raccapriccianti, serve per fissare nella mente dello spettatore il concetto Neverland=male.
  • Hitler. Appare per qualche secondo, una fotografia inedita di Michael Jackson nella libreria di casa. Sullo sfondo, lo schermo di una televisione che proietta l’immagine di Adolf Hitler. Agisce a livello subliminale, rendendo lo spettatore sempre più agitato ed adirato. Per associazione, Hitler rappresenta il male assoluto. Sarà una foto vera o un fotomontaggio? C’è anche da dire che, tante volte anche a voi sarà capitato di imbattervi in un documentario su Hitler in tv e qualcuno avrebbe potuto farvi una foto proprio in quella circostanza. Solo che in questo caso, non si tratta di una coincidenza. Ha lo scopo di demonizzare la figura del cantante.
  • La colonna sonora. Ad accompagnare le immagini ed i racconti drammatici, un violoncello cupo dalla melodia straziante. Di certo non avrebbero potuto scegliere i Beach Boys, ma la soundtrack ci porta già verso una sensazione di malinconia.
  • Il tipo di narrazione ed il profilo psicologico dei due protagonisti. Sono due ragazzi diversi, con vite diverse, eppure il loro profilo psicologico converge. Ed è qui che torniamo nel filone del #MeeToo. Sconvolgente è il fatto che parlino dei loro abusi, come fossero donne innamorate a cui è stato spezzato il cuore. James Safechuck, sottolinea di essersi sentito tradito, trascurato e messo da parte, quando Michael Jackson ha iniziato ad interessarsi ad un altro bambino. Adesso non era più lui il preferito, perché la popstar aveva rapporti sessuali con un altro. Si dichiara, così, consenziente ed innamorato. Sebbene la nostra razionalità faccia fatica a digerire la cosa, a livello inconscio viene toccata la nostra sfera emotiva. Sempre per associazione, torniamo ad un nostro ricordo personale, a quella in volta in cui ci siamo sentiti traditi e poco speciali. Di conseguenza, aumenta l’empatia nei confronti del personaggio, soprattutto quella femminile. Allo stesso modo, Robson parla della sua gelosia nei confronti di Macaulay Culkin. Prosegue con il suo racconto, dicendo che i suoi ripetuti episodi sessuali con il cantante, erano rassicuranti, perché conferma del fatto che lui fosse il più importante. Sapeva che per stare con lui, era necessario farlo. Perché voleva lui, perché lo amava. Qui convergono le storie, questo il punto dove si fa leva nella narrazione. Un amore malsano, distorto, deviato, sbagliato. Non reale. Non si tratta di un bambino che subisce abusi senza averne coscienza, ma di un pre adolescente coinvolto in una vera e propria relazione omosessuale. Il copione di Leaving Neverland porta la narrazione ad un nuovo ed oscuro livello di perversione. 

Le reazioni a  Leaving Neverland

Dopo la messa in onda su HBO e la speciale intervista di Oprah Winfrey ai due accusatori, si scatena il dibattito sul web. Ricordiamo che Oprah non ha prestato particolari attenzioni al caso Weinstein, semplicemente perché questo è suo amico. Coerenza? Obiettività? Traete le vostre conclusioni.

  • I Simpson rimuovono dal loro vasto archivio, la puntata 3×01 “Pa-pazzo da legare” con Special Guest Michael Jackson.
  • H&M ritira dalla vendita la t-shirt raffigurante il Re del Pop.
  • Starbucks elimina le canzoni di Michael Jackson dalla playlist ufficiale su Spotify.
  • Diverse stazioni radio americane, canadesi ed australiane rimuovono le canzoni di Michael Jackson dalla programmazione.
  • Louis Vuitton ritira dalla vendita (prevista per Giugno) molti capi della collezione autunno/inverno 2019 2020 ispirati a Michael Jackson, che comprendevano calzature, giacche calzini bianchi, guanti con strass e camiceria.
  • Nel corso dell’imminente sedicesima edizione di X Factor, non sarà permesso ai cantanti in gara di cantare canzoni di Michael Jackson.
  • Anche la squadra dei Lakers bandisce il King Of Pop. La canzone “Beat it” è stata rimossa dalla Air Band Cam e sostituita con “Johnny B. Goode” di Chuck Berry.
  • Drake ha rimosso dalla scaletta del suo attuale tour la canzone “Don’t matter to me” feat. Michael Jackson.

Non sono mancate le dimostrazioni a favore di Michael Jackson, con le dichiarazioni dei fratelli Jermaine, Tito, Jackie, Marlon, nonché i nipoti Taj e Brandi Jackson,  Macaulay Culkin, Stevie Wonder, il regista Marcos Cabotà (presente alla prima), l’avvocato Tom Mesereau, Grace Rwaramba (ex tata dei figli di Michael Jackson), Diana Ross e tantissimi altri.

Tre fan club francesi (MJ Community, MJ Street e On The Line) hanno denunciato Jimmy Safechuck e Wade Robson. L’udienza è fissata per Luglio, presso il tribunale di New Orleans. Numerose sono state le manifestazioni dei fans, con una rete di proteste in Inghilterra, Francia, Messico, Brasile, Olanda e Cina.

Leaving Neverland è un insulto a chi ha davvero subito violenze, ma non solo. È una vera e propria manipolazione mentale che ci porta ad accusare un innocente di atti orribili, senza alcun tipo di prova, ma esclusivamente per reazione emotiva. Quella stessa reazione che ci fa perdere razionalità e ci porta a non giudicare in modo obiettivo una circostanza. Una narrazione cinematografica che non può diventare realtà ai nostri occhi, poiché solo illusione. Leaving Neverland, può, però, segnare una presa di coscienza. Un modo per osservare ed osservarci. Non possiamo lasciare che uno schermo ci dica cosa provare e cosa pensare. È come per la pubblicità di un prodotto, che stimola i nostri sensi facendoci credere che tale oggetto sia indispensabile nelle nostre vite, mentre non è così.

Ma Leaving Neverland fa parte di un piano molto più ampio. Se nel 2005, con un processo penale in corso, Michael Jackson non si trovava ad essere bandito da Simpson ed altri importanti marchi globali, perché, OGGI, senza alcuna prova ed a fronte del rifiuto del sistema giudiziario di prendere provvedimenti in merito ci ritroviamo a questo punto? Chi vuole davvero mettere a tacere Michael Jackson? Chi vuole infangare la sua memoria e seppellire la sua eredità? Chi può dire a colossi come Louis Vuitton o H&M di ritirare una collezione? C’è qualche forza più grande che sta agendo? Chi ha finanziato questo documentario? Perchè Michael Jackson è morto? Perché Michael Jackson, poco prima della sua morte, ha confidato di essere preoccupato per la sua incolumità? Chi minacciava Michael Jackson? Chi voleva uccidere Michael Jackson? Chi guadagna dal fallimento dell’Estate di Michael Jackson?