MICI: uno spot di sensibilizzazione sulle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali.

MICI è stato girato dal regista Paolo Genovese.
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Presentato a Roma lo spot di sensibilizzazione dedicato alle MICI, Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali. Girato dal regista Paolo Genovese, nasce con l’obiettivo di interessare la popolazione su importanti problemi di salute, come la Colite Ulcerosa e la Malattia di Crohn.

‘Il regista, con la potenza simbolica delle immagini, ha portato alla luce la storia di soggetti appartenenti al Gruppo dei pazienti affetti da MICI’, spiega Alessandro Armuzzi, Segretario Generale IG-IBD, ‘nonché la vicenda di un paziente che è riuscito ad affrontare la malattia senza mai scoraggiarsi e perseguendo sempre i suoi obiettivi. Crediamo che il risultato ottenuto da Genovese possa essere un valido messaggio di speranza e di conoscenza per tutti i pazienti’.

La speranza di cui si parla è quella che si vuole regalare agli oltre 200mila pazienti italiani affetti da MICI, tra cui molti giovani e giovanissimi; perché convivere con la Malattia di Crohn o la Colite Ulcerosa è possibile, anche senza rinunciare ai propri sogni, come conferma l’atleta della Nazionale di nuoto Simone Sabbioni, testimonial di IG-IBD. ‘Sono felice ed emozionato nel vedere così tanto dinamismo e attività attorno al tema delle MICI. Essere qui come testimone mi riempie di orgoglio, mi ritengo fortunato della mia condizione e del mio attuale stato di paziente in remissione, e guardo agli impegni professionali della vita con rinnovata fiducia’

Lo stesso Paolo Genovese, autore dello spot, rappresenta un testimone della malattia, in particolare del morbo di Crohn, in quanto il figlio Pietro ne è affetto. ‘Il grave problema di queste malattie’ – racconta –‘è quello dell’identificazione della diagnosi: quella di Crohn ad esempio è una malattia strana, non facilmente diagnosticabile, perché i suoi sintomi sono confondibili con quelli di tante altre malattie, come il colon irritabile. L’incontro con il Prof. Armuzzi, che ci ha preso in cura, ci ha permesso, da allora, di poter gestire la malattia. La terapia ha dato i suoi frutti e adesso mio figlio conduce una vita assolutamente normale“.

A tal proposito, si stima che il ritardo diagnostico tra l’insorgenza dei sintomi e la diagnosi sia di circa due anni, il che ne aggrava il decorso. “Le conoscenze acquisite – spiega Enrica Previtali, Presidente Amici Onlusci confermano che il ritardo diagnostico spesso rende la malattia più aggressiva perché implica ricoveri più frequenti, ricorso alla chirurgia, un utilizzo di farmaci biotecnologici assai costosi. Si può quindi affermare, sulla base delle evidenze, che la diagnosi precoce sia uno degli obiettivi da raggiungere per ridurre i costi a carico del SSN, ma soprattutto per garantire una migliore qualità di vita”.