Il regista Mario Maellaro racconta l’impatto emotivo di “Non far rumore”

Trasmesso su Rai3 il docufilm che raccoglie le testimonianze dei figli di lavoratori Italiani immigrati in Svizzera nel secondo dopoguerra, il regista Maellaro tra lavoro ed emozioni.
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Il 18 Ottobre in prima assoluta su Rai 3 è stato trasmesso “Non far rumore”, docufilm della giornalista Alessandra Rossi diretto da Mario Maellaro. Storie inedite, testimonianze toccanti che portano a riflettere su un periodo storico che ha segnato per sempre l’infanzia e le vite di migliaia di bambini.

Nel secondo dopoguerra più di 2 milioni di Italiani emigrarono in Svizzera e tra il 1950 e il 1980, nella stessa Svizzera, dai 15 ai 30 mila bambini entrarono come clandestini. Quello che all’epoca era lo statuto del lavoratore stagionale non prevedeva il ricongiungimento familiare, per tale motivo, i lavoratori non potevano portare i figli con sé. Da qui le storie, il dramma, l’infanzia negata, raccontati proprio da quei bambini, clandestini invisibili, oggi adulti.

Mario Maellaro svela il lavoro che c’è stato dietro, tra emozioni e difficoltà, racconta il coinvolgimento con le storie e personaggi e lo fa con la stessa carica emotiva che è riuscito a mettere nel docufilm, con la spontaneità e maestria di chi ha una lunga carriera alle spalle. Regista molto apprezzato inizia nel 1992 occupandosi di eventi multimediali per l’editoria, moda e spettacolo. Dal 2000, Mario Maellaro, collabora con numerose emittenti nazionali, ha  diretto programmi televisivi e spot pubblicitari per Mediaset, Rai, La7, Discovery, TV2000, Sportitalia, Odeon Tv, Alice, Canale Italia e Gold TV.

Dal 2010 collabora con Mediaset in programmi televisivi come “Avanti un Altro”, “Scherzi a Parte” e “Ciao Darwin”. Negli ultimi anni firma numerose regie, solo per citarne alcune, “Ricette all’italiana” su  Rete4, “Tacco 12” e “Bellezze in Bicicletta” per La7 e “Mi Manda Raitre” (esterne) con Salvo Sottile per Rai3. Su “Non far rumore” spiega Mario Maellaro: « Erano tre le frasi che i genitori ripetevano ai bambini prima di lasciarli soli in casa, non ridere, non piangere, non far rumore. I bambini non ci dovevano essere e quelli che c’erano non dovevano esistere. Queste persone hanno passato la loro infanzia senza poter uscire e andare a scuola. E’ stato un duro lavoro anche dal punto di vista emotivo e psicologico, abbiamo impiegato un anno, più sette mesi di riprese, solo per parlare con loro, comprendere il loro stato d’animo e appoggiarli nell’esposizione del racconto». Parla sempre al plurale, del resto un lavoro di questo non può essere pensato senza un team di esperti :«Vorrei ringraziare in primis Alessandra Rossi che con garbo e professionalità ha confezionato la scrittura del docufilm, tutta Rai 3, dal direttore Stefano Coletta a Giovanni Anversa, da Beatrice Serani a Federica Lentini che hanno creduto in noi. Francesca Aiello per la produzione, le splendide musiche originali di Flavio Gargano, Lorenzo Giovanetti e Valerio Sgobba preziosi collaboratori per la parte tecnica, Crescenzo Mazza per la color correction e Claudio Soncin per la sonorizzazione». Continua spiegando la mole di ricerca della parte storica, delle ore di registrato per ogni persona, delle suggestioni ricreate attraverso immagini e rumori, di tecniche di regia, delle musiche e degli effetti sonori, senza tralasciare mai la componente umana :«Per loro siamo diventati quello spiraglio di luce che non avevano mai avuto».