Perfetta emanazione d’un periodo di dubbio e sofferenza, che sembra aver negato poesia e fascinoso appeal alla eterna seduttività dell’universo femminile, l’attuale e dolente contingenza sembra in realtà trovare – nelle iconiche immagini della sfilata di Dior – una perfetta condensazione in rarefatte immagini di estenuata femminilità.
Ispirandosi ai sensuali idoli effigiati da Gustav Klimt – prigionieri d’una scatola aristocratica senza scampo – o trovando spunto nelle tormentate e poetiche fanciulle preraffaellite – eternamente innamorate e leggiadramente schiave della propria estenuata sensibilità, la recente antologia di bellezze proposta da Dior offre una perfetta parata di tipi femminili d’ambigua sensualità.

Come nelle migliori creazioni di Edward Burne Jones e William Waterhouse, a metà fra sensibilità romantica e brividi Preraffaelliti, le fanciulle proposte si offrono allo sguardo con estenuata dolcezza e quasi fatale problematicità, e il loro specifico sembra esser quello d’una irreparabile eccentricità rispetto alla tradizionale norma di soddisfatta esistenza borghese.

Eroine e martiri d’Amore, Principesse e donne di Cuori, Vittime consenzienti o Vaghissime ribelli, le fanciulle sembrano esser ideali sorelle delle più tormentate ed autocoscienti protagoniste dell’Art Noveau di Gustav Klimt, delle quali sembrano condividere – esemplarmente – trasalimenti e profetica consapevolezza.

Distanti anni luce dalla norma delle eroine barocche o rococò della generazione appena precedente, tormentate e solitarie, moderne e consapevoli, le Donne di Waterhouse ed Alma Tadema, Klimt o Gabriel Rossetti non rinunciano ai demoni della propria passione e non la riscattano in senso cristiano od ascetico, vivendola piuttosto con abbandono romantico e modernissimo fino a divenirne martiri ideali ed esemplari effigi.

I loro sguardi incantati e le loro musicali posture sembrano parlare d’una nuova risoluzione, d’un riscatto che può avvenire per Amore, e solo per Amore, introducendo – definitivamente – il linguaggio umanissimo e contemporaneo della passione nell’alfabeto ormai stantio e pressoché estenuato delle convenzioni erotiche o sentimentali del passato, in nome d’una innovativa coscienza che anche la libertà d’abiti e atteggiamenti – evocati ed echeggiati dagli stilisti più attuali – rivela come urgenza non più sopprimibile d’una rinnovata condizione d’autonomia dalle pastoie della società ottocentesca.






