L’istantanea del desiderio, il sorprendente dinamismo del marmo: arte e mitologia in Gianlorenzo Bernini

Un saggio del Prof. Vittorio Maria De Bonis
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Maestro autentico d’ogni virtuosismo scultoreo, in grado di trasformar la pietra per antonomasia del sepolcro e della morte in carne voluttuosa, fronda e tessuto, vincendo così la Morte col materiale stesso del sepolcro, il Marmo Statuario, e piegandolo a celebrare la Vita e il Desiderio, l’Amore e l’Eroismo, l’Estasi e il Martirio, Gianlorenzo Bernini adatterà per volere del potentissimo e compulsivo collezionista, il Cardinal Scipione Borghese, nipote del papa regnante e suo eterno mecenate, le pagine delle Metamorfosi di Ovidio che narrano dell’infelice amore di Apollo per la Ninfa Dafne che – atterrita dall’inseguimento del dio – invoca il padre Peneo, divinità fluviale, di mutarle forma in albero d’alloro per sfuggire definitivamente alla passione di Apollo.

La spettacolare creazione dell’appena ventiquattrenne scultore – ma anche pittore valente e geniale architetto – si modifica costantemente al modificarsi del punto di vista dello spettatore, come una scultura cubista ipermoderna, rivelando scorci e particolari inediti prima insospettati e tali da rappresentare con sconcertante compiutezza il dinamismo della terribile trasformazione che modificherà per sempre il corpo della bellissima ninfa.

 

Sotto la mano sinistra del dio che afferra con dolcezza il fianco di Dafne, il nostro avverte già la ruvida scorza dell’albero mentre le chiome e le dita della fanciulla già ramificano in fronde e l’urlo di lei sembra echeggiare nella preziosa stanza che ospita la scultura.  

Proprio quel contatto e quel grido di sollievo e d’orrore insieme, raggelano per un attimo e immobilizzano in una mirabile istantanea marmorea la corsa di Apollo e – con esemplare e inarrivabile abilità – Bernini letteralmente scolpisce sul volto del giovane dio il repentino passaggio dalla gioia di quello che sembra un gioco complice fra innamorati allo stupore prima, ed allo sbigottimento poi, provocati dal terribile prodigio. Il sorriso muore letteralmente sul volto di lui, mentre le pupille sembrano sbarrarsi dinanzi alla mostruosa metamorfosi, in una successione degna d’un film horror e dei suoi effetti speciali alla Carpenter.

Ruotando ancora attorno al gruppo marmoreo, l’osservatore scoprirà che improvvisamente il bel volto della ninfa sembrerà scomparire  ed apparirà in sua vece un tronco d’albero abbrancato da un giovane senza testa, perché questa è genialmente oscurata e coperta dalle chiome ormai fronde di Dafne e continuando a spostarsi verso la zona posteriore della scultura non si vedrà più che un ragazzo – col fisico snello d’un ballerino e col tessuto svolazzate del mantello che forma un sorprendente gorgo ad enfatizzar la velocità – che corre verso quello che sembra in tutto e per tutto una giovane pianta d’Alloro.

Mito e mitologia del movimento, Inganno perfetto e perfetta simulazione della carne e della Bellezza: con Gianlorenzo Bernini l’Impossibile diventa perentoriamente Reale.