Intervista a Martin Arcobasso – tra Folk e Jazz, ricordi di emozioni nostalgiche

Martin Arcobasso esce con un nuovo singolo e in contemporanea con il disco omonimo dal titolo “Canzoni che voglio dimenticare”.
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Intervista a Martin Arcobasso
Intervista a Martin Arcobasso - tra folk e jazz, ricordi di emozioni

Canzoni che voglio dimenticare”, il nuovo singolo del cantautore siciliano Martin Arcobasso uscito il 26 novembre in contemporanea al disco omonimo.

Un linguaggio originale e arrangiamenti che alternano una profondità musicale a momenti più energici.

In questo album il cantante siculo propone brani dal sound più originale e altri con sonorità più tradizionali a cui riesce a donare nuova luce, tonalità e sfumature di colore.

Riesce, tuttavia, a mantenere una forte impronta cantautorale, con piccoli passaggi dalle sfumature jazz, folk e pop.

Martin Arcobasso è tutto ciò che potreste immaginarvi pensando ad un artista folk ed anche qualcosa di più.

Coppola in testa e una chitarra sempre in spalla, già da molto giovane Martin si appassiona alla musica e decide di dedicarcisi anima e corpo.

L’album è una raccolta di canzoni introspettive e autobiografiche scritte in diversi periodi della mia vita”, ha dichiarato Martin Arcobasso.

L’artista, in questo disco, si concede di dire la verità su tanti sentimenti che gli appartengono. Sentimenti anche molto scomodi, che danno voce a visioni e paure, ricordi, confessioni, ma anche a speranza e libertà.

Il titolo del singolo, poi, racconta una storia fatta di immagini vissute attraverso le canzoni che le hanno accompagnate. Da qui riaffiorano ricordi passati: “Emozioni vissute, che tornano ogni volta che ritornano le immagini e le parole di quelle canzoni che portiamo dentro, di quei momenti che ricordiamo con leggera nostalgia.

È una sorta di punto e virgola che rappresenta la fine di una storia vissuta. Eppure, allo stesso tempo, qualcosa che ancora continua a vivere dentro di noi.

I ricordi legati proprio a quelle canzoni che in un certo senso vorremmo dimenticare, ma che spesso ci fanno compagnia nei momenti più difficili”, ha raccontato Martin.

Martin Arcobasso ha lavorato al nuovo singolo con Dario Comparetto e Fabrizio Fortunato (arrangiamenti e mix), Luca Rinaudo (mastering).

Nel mondo moderno è possibile perdere le coordinate della propria vita. Tutto scorre così velocemente che ieri, oggi e domani sembrano punti sincronici sulla stessa mappa.

Di fronte a questa situazione, il cantante in questo brano dichiara l’importanza dei rapporti reali e delle connessioni umane.

Ma si tratta anche di far riaffiorare quei ricordi nostalgici che raccontano chi siamo, che descrivono emozioni indelebili.

Emozioni a volte anche difficili da dimenticare, ma che sarebbe meglio lasciarsi alle spalle per andare avanti e vivere di nuovo.

Pur essendo ancora giovanissimo non solo sa il fatto suo, ma Martin Arcobasso suona come un musicista adulto e navigato.

Nei suoi brani convivono due volti: uno fresco, giovane ed entusiasta ed uno più intimo e sognatore.

Voce potente, melodie accattivanti e testi malinconici sono gli ingredienti che stanno alla base della musica di questo artista che vanta traguardi accademici di grande rilievo. Martin vanta, infatti, una laurea in Musica elettronica al Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo e in musicologia e scienze dello spettacolo all’Università di Palermo.

FashionNewsMagazine ha intervistato Martin Arcobasso per raccontarci qualcosa in più sulla sua vita e carriera artistica.

La tua musica è caratterizzata da un intreccio sapiente di musica folk, jazz e pop. Quale di questi generi senti ti appartenga maggiormente?

Penso di essere molto più vicino alla musica Folk e in generale a quello che si avvicina di più al cantautorato, parole fatte di musica principalmente.

Mi piace sperimentare attraverso diversi generi mantenendo sempre la mia impronta.

Il mio approccio alla musica è a 360 gradi e mi piace esplorare per avere più spunti di ispirazione.

Ogni artista ha sempre avuto dei punti di riferimento che hanno influenzato il loro modo di creare. I miei sono sempre stati i poeti cantautori, da Bob Dylan a De Andrè, da Tom Waits a De Gregori”.

Oltre alla musica, ci sono altri interessi artistici che vorresti sperimentare?

Ho sempre manifestato interesse per qualsiasi cosa che abbracci l’arte in senso assoluto.

Il teatro e il cinema, oltre alla musica, in particolare.

Ho collaborato come attore, aiuto regista teatrale in diverse occasioni e come figurante in produzioni cinematografiche, quando si presentava l’occasione, in particolare nel film Baaria di Giuseppe Tornatore, esperienza che ricordo con molto piacere.

Altri interessi artistici che mi piace sperimentare sono la scrittura e la fotografia”.

Da sempre la musica è stata il filo conduttore della tua vita. Come è nata questa passione?

Ho iniziato a suonare la mia prima tastierina Yamaha all’età di sette anni.

Alle recite scolastiche mi facevano suonare sempre. Mi piace dire di essere nato a pane, latte e tanta musica.

Sono stato sempre curioso e attento verso ogni genere, in particolare la musica classica che ho cominciato ad ascoltare molto giovane. Ho continuato a studiare musica da autodidatta per molti anni, prima di frequentare il conservatorio.

Dopo un percorso di maturazione musicale mi sono approcciato alla scrittura e a buttare giù le prime canzoni”.

Nel tuo nuovo album “Canzoni che voglio dimenticare” il tema centrale sono i ricordi e il passato. C’è un ricordo della tua vita, accompagnato da una canzone in particolare che vorresti assolutamente cancellare?

Penso che i ricordi, belli o brutti, siano fondamentali nella vita di ognuno di noi.

Non c’è un momento particolare della mia vita che vorrei cancellare, in un modo o nell’altro fanno parte di me e di ognuno.

La malinconia a volte ci da quella dose di buona nostalgia che ci fa capire di essere vivi e che ancora abbiamo tante nuove esperienze da vivere.

Quelle passate le portiamo dentro di noi grazie alle canzoni, gli odori, le immagini che le hanno accompagnate.

Mi piace seguire il pensiero di Fabrizio De Andrè che diceva di aver sempre impostato la sua vita in modo da morire con trecentomila rimorsi e nemmeno un rimpianto“.

Sei nato a Palermo e come artista hai partecipato attivamente a tante iniziative nella tua terra. A quale di queste sei più legato e perché?

Sicuramente alle collaborazioni fatte con i tanti artisti siciliani, molti dei quali sono diventati amici e compagni di musica.

Insieme ad alcuni di loro ho fondato “Orchestra vinile Cutò”, una crew musicale che porta in giro la musica dei poeti cantautori. Ho avuto il piacere di conoscere e condividere il palco con diversi artisti.

La finale del premio De Andrè che mi ha portato a Roma all’Auditorium Parco della Musica dove ho conosciuto Dori Ghezzi o al teatro Politeama Garibaldi di Palermo, in occasione dell’evento Il conservatorio interpreta Guccini, dove ho interpretato una canzone in sua presenza, ma anche tante altre occasioni, è difficile sceglierne una in particolare”.

Un album da assaporare canzone dopo canzone, dove giunti al termine dell’ascolto si ha la sensazione di aver viaggiato insieme al cantautore in un clima nostalgico e malinconico, rendendo immortali momenti, ricordi e attimi di vita