“Parigi, o cara”: arte, amore e poesia per un weekend d’autore nella ville lumiere

Un saggio del Prof. Vittorio Maria De Bonis
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Amata e odiata con eguale trasporto, capitale ideale d’ogni amore e d’ogni dolore.

Secondo la fortunata  definizione del poeta surrealista Paul Eluard, icona assoluta d’ogni mitologia ottocentesca d’Arte e di Poesia; Parigi val bene non soltanto una messa ma anche e soprattutto un weekend di fuga dalla routine quotidiana in cerca di Bellezza autentica e leggendaria.

L’arte romantica parigina

Celebre soprattutto per la posizione salubre e soleggiata. Soprattutto rispetto all’oscura e fetida bassura della città medioevale e tardo rinascimentale, con infinite fogne a cielo aperto che ne appestavano irreparabilmente l’aria, la collina di Montmartre.

Quest’ultima doveva la sua denominazione all’antico Tempio augusteo dedicato a Marte.

Le colonne superstiti sono state riutilizzate nella navata romanico gotica della chiesa di Saint-Pierre; che ancora insiste sul sito dell’antico tempio pagano.

Essa custodiva e conserva fino ad oggi le uniche vigne di Parigi che producevano un apprezzato vino locale, evocato da Picasso e Utrillo come elisir di trasgressioni notturne.

Rispetto alla successiva normalizzazione e coraggioso rammodernamento dell’antica capitale francese, operati dal prefetto Georges Haussmann per volere dell’imperatore Napoleone III a partire dal 1852. Questo rinnoverà drasticamente il vetusto tessuto urbano ancora seicentesco.

Montmartre manterrà quasi intatta la sua vocazione ed il suo aspetto di borgo agricolo a misura d’abitante, con ancora il suo mulino, di proprietà della famiglia Radet.

Qua era ridotta in farina l’avena, poi utilizzata per confezionare gallette da vendere al dettaglio. Il Moulin de la Gallette appunto, emblema ora banalmente turistico della collina, mille volte effigiato in celeberrime tele impressioniste di Renoir, Toulouse-Lautrec e Utrillo.

Se pure fatalmente inquinato dalla banalizzazione turistica, Montmartre offre al pur distratto visitatore – e meglio ancora ad una coppia amante d’artistiche atmosfere – scorci ed ambientazioni che si ritrovano poi in tutta la migliore e leggendaria pittura fra Otto e Novecento.

Arte di notte

Basterà riscoprire il locale preferito di Van Gogh e Modigliani, Au Lapin Agile, per esser letteralmente catapultati sin una scenografia post impressionista.

Oppure ripercorrere di sera, o meglio ancor in una brumosa notte parigina, la ripida scalinata di Rue du Calvaire, che collega la sin troppo frequentata Place du Tertre, cuore caotico della collina, alla sottostante Rue Gabrielle

Vedremo così materializzarsi come d’incanto la figura elegante di Amedeo Modigliani, abbracciato all’ambigua e fascinosa poetessa Beatrice Hastings, compagni d’amore e di trasgressioni leggendarie.

Il nostro viaggio a Parigi

Vi diamo altre idee.

Ci sono altri luoghi oltre a quelli d’arte più banalmente celebrati e ormai usurati dalla facile retorica della Ville Lumière, che peraltro potrete facilmente ritrovare in qualsiasi dozzinale guida ad uso di turisti mordi e fuggi.

Perfetti per, almeno per una volta, evitare le file d’obbligo al pur inimitabile Louvre.

Vi nominiamo e consigliamo caldamente il superbo e davvero prezioso Museo Jacquemart-André.

Spettacolare residenza privata del raffinato mecenate e collezionista ottocentesco Edouard Andrè e della moglie – pittrice e miniaturista di valore – Nélie Jacquemart.

L’attenzione devota tributata dalla coppia all’arte rinascimentale italiana, con capolavori di Mantegna e Botticelli, Donatello e Bellini, Paolo Uccello e Carlo Crivelli, Perugino e Vittore Carpaccio non è pari al tesoro incontestato del palazzetto.

Qua troverete lo spettacolare affresco di Giambattista Tiepolo Enrico III accolto a Villa Contarini del 1745 circa.

Il quale che Edouard e Nèlie, in viaggio a Venezia, ebbero modo d’ammirare nell’allora semifatiscente e ormai decaduta Villa Venier Contarini a Mira. Decisero immediatamente di acquistare l’opera facendola arditamente strappare e trasferire su tela, per poi farla montare alla sommità del celebre Scalone d’Onore della loro residenza.

Un gioiello inatteso che vale da solo un viaggio a Parigi. Assieme alla deliziosa opportunità di gustare un raffinato brunch – terribilmente romantico – in quella che era esattamente la grande Salle à Mangerdell’affiatata coppia ed è a tutt’oggi la più bella Sala da The di Parigi.

La fine del weekend

Concludiamo in maniera letteraria e insieme preziosamente turistica il nostro weekend, in uno degli spazi più affollati di presenze artistiche della migliore tradizione europea ed internazionale.

Non rimane che dirigersi alla volta della piccola e raccolta Place de la Contrescarpenel v Arroundissement.

Sembra davvero uscita di peso da una delle più iconiche tele di Maurice Utrillo.

Il cui nome rammenta la caratteristica fortificazione tardo medioevale costituita dalla parete esterna dei fossati dell’antica cinta muraria.

Qua vivrà praticamente – gioiosamente povero ed  in cerca eternamente d’ispirazione, all’alba degli anni Venti – il giovane Ernest Hemingway.

La citerà in racconti e romanzi come Festa Mobile, oltre a James Joyce e Paul Verlaine, Cartesio e  un intero universo anonimo di picari e scrittori dilettanti secenteschi, che qui si sfidavano in versi e stoccate, entrambe letali.

Ma questa, per usar le parole melanconiche e sognanti di Hemingway “Era la Parigi dei bei tempi andati, quando eravamo molto poveri. E molto felici”.

                                                                                             Prof. Vittorio Maria de Bonis