Vissi d’arte: da Tosca ad Aida, da Madame Butterfly al Fantasma dell’Opera fra bel canto e messa in scena

Un saggi del Prof. Vittorio Maria De Bonis
0
398

L’arte della lirica.

Elemento fondamentale e ineliminabile d’ogni allestimento operistico.

Autentica ossessione d’ogni autore e librettista,  dalla consolidata codificazione del melodramma ottocentesco ad oggi.

E’, senza possibilità d’inganno, la coreografia d’accompagnamento che si divide fra ambientazione d’insieme e costumi dei singoli interpreti.

Che sia la Reggia del Faraone nell’Aida di Verdi o la spelonca di Erik nelle viscere dell’Operà Garnier ne Il Fantasma dell’Opera, la resa d’ambienti e la caratterizzazione dei protagonisti, diventa la discriminante fondamentale che offrirà a fanatici e detrattori materia inesausta per polemiche ed esaltazioni infinite.

Una storia cantata

Per la prima, memorabile messa in scena dell’Aida, commissionata a Verdi dal Viceré d’Egitto Ismail Pascià, in occasione della  sontuosa inaugurazione ufficiale del Canale di Suez.

La sera del 24 dicembre 1871, gli spettacolari costumi di protagonisti e comprimari e le impressionanti scenografie ispirate ai siti di Karnak e Luxor appena riscoperti e restaurati; saranno direttamente create dall’archeologo Auguste Mariette – direttore generale delle antichità egizie.

Autore peraltro anche del soggetto originale dell’opera.

E quella spettacolare ricreazione d’un quasi filologico ambiente faraonico aveva – meritatamente – fatto epoca, incantando il selezionatissimo pubblico invitato alla

Da allora, l’Arte – anche nella declinazione d’una visionaria ricostruzione simil-archeologica – aveva fatto irruzione definitivamente nell’opera lirica.

Guidando e orientando con un gusto sempre conforme alle mode dell’epoca della rappresentazione, la messa in scena e i costumi dei personaggi.

Dalle sensuali vesti di scena e dagli spettacolari gioielli di Sarah Bernhardt – la Divinaper antonomasia – ispirati alle preziose locandine delle sue interpretazioni disegnate per lei in esclusiva da Alfons Mucha.

Alcuni titoli

Ai bozzetti di Guttuso per la Cavalleria Rusticana, dai geniali costumi cubofuturisti creati da Picasso nel 1917 per il balletto Parade di Jean Cocteau.

Ai superbi abiti di scena di Violetta Valery disegnati da Valentino per la Traviata di Verdi.

Fino alle controverse messe in scena – in stile quasi Blade Runner– di Davide Livermore per l’ultimissimo Macbeth sempre di Verdi.

E se la suggestiva e poetica Arte giapponese Edo aveva segnato indelebilmente la prima messa in scena della Madame Butterfly di Puccini alla Scala di Milano nel 1904.

 

Così l’irruzione della tecnologia e del cinema, delle serie Netflix e dei mondi futuribili.

Fra Apocalisse e Rinascita proposti dal cinema e dal web non può – fatalmente, che lo si voglia o no – non permeare di sé.

Con risultati d’alterno livello ma sempre vitali, il campo in apparenza conservatore ma sempre attuale dell’Opera lirica fra Otto e Novecento.

                                                                             Vittorio Maria de Bonis