L’uomo che inventò il futuro: Leonardo da vinci fra leggenda, mistero e verità

Un saggio del Prof. Vittorio Maria De Bonis
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Avidamente curioso, d’una curiosità onnivora e pressoché insaziabile, antidogmatico ad oltranza, e nemico giurato d’ogni retorica e d’ogni tradizione che s’appoggi esclusivamente all’autorità dei grandi del Passato escludendo il ricorso all’esperienza diretta, scienziato e filosofo naturale, sempre pronto a metter alla prova dei fatti le sue stesse convinzioni, artista completo e sperimentale Leonardo da Vinci non cessa d’esercitare la sua invincibile seduzione.

Ad oltre cinquecento anni dalla sua scomparsa, il Maestro toscano continua ad esser – per noi moderni – un autentico enigma, non tanto per formazione tecnica e bagaglio culturale, ormai ampiamente decodificati, quanto per psicologia recondita e personalità autentica.

Perfetto Cortigiano, in un secolo dove solo il favore capriccioso ed incostante dei potenti di turno può assicurar una qualche possibilità d’esprimere il proprio talento, Leonardo non si fa scrupolo d’offrir i suoi servigi con cinica disponibilità a Ludovico il Moro, Signore di Milano, come a Cesare Borgia, figlio del pontefice e nuovo tiranno delle Romagne, che accompagnerà nelle sue campagne militari come maestro d’architettura militare  ed ingegnere d’eccezione, senza mai perdere il suo snobistico distacco che lo proteggerà sempre da ogni sordido servilismo.

Purtroppo la leggenda anacronistica – alimentata pochi decenni fa dallo strepitoso successo de Il Codice da Vinci e da successive fiction televisive – d’un Leonardo maestro d’esoterismi e di occulti complotti, a metà fra un scienziato alieno e un negromante, è – com’è ovvio – del tutto priva d’ogni fondamento storico.

È però vero che Leonardo si avvicinerà, con sorprendenti intuizioni, frutto della sua davvero singolare capacità d’osservazione e genialità inventiva, a risultati che anticipano – di secoli – le future conquiste tecnologiche: dagli scafandri con respiratori ai blindati da guerra, dalla comprensione dei moti e delle età geologiche della Terra alla quasi integrale scoperta dell’anatomia umana, dalla creazione di macchine utensili al tentativo d’automatizzare e risolvere le più gravose incombenze d’un mondo preindustriale.

L’utilizzo costante d’una scrittura speculare – che lungi dall’esser un vezzo o un capriccio era molto probabilmente un modo di render immediatamente inaccessibili le sue intuizioni e proteggerle da plagi o indebiti utilizzi – il sistematico omettere – nei più arditi progetti – una componente fondamentale che, se omessa, avrebbe reso inutilizzabile la macchina ideata dal Maestro, la stessa modalità espressiva, talora oscura e poetica, impiegata da Leonardo ci parlano d’un artista d’inattesa complessità.

Uomo dalle sconcertanti contraddizioni, dotato d’incredibile potere d’osservazione e comprensione dei fenomeni naturali ma incapace di risolvere le più elementari operazioni matematiche, ignorante di greco e di latino, che può leggere e comprendere solo con l’ausilio di un amico dotto, l’artista toscano crederà esclusivamente all’esperienza diretta e replicabile, rispetto alle sterili teorie dei dotti.

Animalista convinto e presumibilmente vegetariano, appassionato di gastronomia – che in lui non può che esser creativa e sperimentale  –  e inventore di cosmetici femminili che preludono agli attuali trattamenti dermatologici a base di “bava di lumaca”, eccellente musicista e compositore, oltre che inventore d’innovativi strumenti musicali che suona con insospettabile virtuosismo, Leonardo saprà svelare i misteri della Natura ma occultare le proprie invenzioni più ardite con sconcertante preveggenza.

Lungo l’intero corso della sua avventurosa esistenza, al servizio di papi e mecenati, crudeli condottieri e despoti illuminati, sovrani onnipotenti e cardinali senza scrupoli, il Maestro da Vinci inaugurerà – di fatto e una volta per tutte – il nostro modo, davvero moderno, empatico e onnicomprensivo, d’affrontare senza censure o pregiudizi la realtà d’ogni giorno, rischiarando la via e illuminando ai posteri il cammino futuro.