La solitudine di Pasolini nella caotica Roma: nella sua arte le radici de La grande bellezza

Lunedì 13 si è tenuto il quarto incontro del ciclo “Aforismi, massime e pensieri”. Angela Iantosca ha dialogato con Giommaria Monti, Autore Rai e scrittore de “La città dei Sensi” (Diadema Edizioni)
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Lunedì 13 giugno si è tenuto presso il Centro Culturale Gabriella Ferri, in Via delle Cave di Pietralata n 76, il quarto degli incontri “Aforismi, massime e pensieri” inseriti nella manifestazione culturale “Una Vita da Corsaro. Pier Paolo Pasolini”.

L’iniziativa è organizzata dalla DBG Management & Consulting e finanziata dal Municipio IV- Direzione Socio- Educativa.

Il rapporto tra Pasolini e la città di Roma

La scrittrice e giornalista Angela Iantosca insieme a Giommaria Monti, Autore Rai e scrittore de “La città dei Sensi” (Diadema Edizioni), hanno parlato del rapporto che Pier Paolo Pasolini aveva con la città di Roma, un rapporto viscerale.

Giommaria Monti e Angela Iantosca

La città ebbe sempre un ruolo da protagonista nei suoi film e nei suoi scritti. La osservava come uno spettatore attento, ne notava ogni piccolo cambiamento e i significati più nascosti dietro ogni elemento.

Nel corso dell’incontro è stato analizzato anche il momento in cui Pasolini percepisce un senso di distruzione in quella che era la città che aveva scelto e amato per anni. Quando sente di non poter più dialogare più con la storia di Roma, per Pasolini quella diventa come la città dei morti.

Un luogo che non lo rappresenta più, in cui non ritrova più i valori che l’avevano sempre resa così autentica e vera.

Pasolini era solito osservare Roma dai borghi più malfamati. Un po’ quello che ha fatto Paolo Sorrentino con il suo film La grande bellezza, ma il suo punto di vista è quello dei luoghi borghesi. Punti di vista opposti, ma ciò che viene raccontato è lo stesso, al punto che potremmo mettere i due registi sullo stesso filo conduttore, che si evolve nel tempo.

In entrambi i racconti, Roma è una città nella quale, nonostante tutto, ci si può sentire molto soli. Una solitudine che, però, Pasolini non combatteva, anzi! Egli la ricercava, per lui era una sfida.

Tra le poesie che meglio raccontano questo aspetto di Pasolini sicuramente troviamo Il pianto della scavatrice e Le ceneri di Gramsci.

Di quella Roma pasoliniana degli ultimi anni Monti ha dato una descrizione molto bella nel suo libro, una di quelle che meglio ne esprimono l’anima: “Roma è la palude dove si perdono le tracce di ogni senso. È una città così bella che le perdoni tutto”.

Per accreditarsi ai prossimi eventi: eventieculturaroma@gmail.com oppure dal sito www.dbgmec.com.