Inquietudine, attesa, visioni e metafisica: Giorgio De Chirico e le muse inquietanti

Un saggio del Prof. Vittorio Maria De Bonis
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Precursore e maestro riconosciuto di tutti gli artisti che all’alba del Novecento scrutarono gli abissi e le inquietudini dell’Inconscio quotidiano, scoprendo brividi metafisici in una realtà illusoriamente ordinaria, fonte d’ispirazione riconosciuta per René Magritte e Salvador Dalì,  Max Ernst e Mirò, Giorgio de Chirico inaugura una fortunatissima stagione di pittura e scultura che ritrae con piglio figurativo il reale ma ne rivela incongruità e sorprese, ossessioni latenti e presenze oscure.

Giorgio De Chirico – Le muse inquietanti

Partito dalla natìa Grecia, intriso di cultura mitteleuropea, avido di conoscere la mitizzata patria dei genitori, il giovane pittore scopre Ferrara, immersa nella nebbia che esala  dalle acque che la circondano, e la mole turrita e rossastra del Castello Estense che diverrà protagonista d’una delle tele più celebri dell’arte Moderna e che de Chirico replicherà costantemente fino ai suoi ultimi giorni: Le Muse Inquietanti composta originariamente nel 1916.

Una ribalta di doghe di legno simile ad un palcoscenico teatrale, guida lo sguardo dello spettatore al Castello, che si staglia acceso di bagliori aranciati contro un apocalittico cielo verdastro mentre, in primo piano, una coppia di sculture di sapor classico e vagamente arcaistico – una ispirata all’Auriga di Delfi con un punching ball al posto della testa, che tornerà mille volte nella successiva produzione dechirichiana – l’altra, seduta, con una suggestione quasi egizia e una testa in legno a forma di birillo come quelle dei manichini dei sarti, sembrano quasi far da custodi ideali d’un luogo arcano e cristallizzato nel Tempo.

Bastoncini di zucchero e scatole in legno colorato da gioco infantile, maschere africane e sculture prive di lineamenti, assieme all’incongrua presenza d’una imponente fabbrica con doppia ciminiera ed una torre tronco conica che evoca sepolcri orientali, completano la scena, ad evocare il potere ammaliante del sogno e dei ricordi aurorali, in quella che appare come una sorta di fantasia nella quale il Passato genera – improvvisamente – i demoni del Futuro.