Al Senato Liliana Segre commuove

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Liliana Segre, presidente per un giorno al Senato, ascoltata con grande attenzione, concentrazione e partecipazione, ha ricordato i 100 anni della marcia su Roma e lo strano caso del destino che ha portato proprio lei, su quella sedia, in questo giorno.

Liliana Segre presiede la prima seduta di palazzo Madama in quanto senatrice anziana, superstite dell’Olocausto e testimone della Shoah

nominata da Sergio Mattarella nel 2018, è una donna che testimonia la storia di questo secolo e lo racconta dentro un’Italia che si prepara una svolta politica importantissima in un parlamento che vede la riduzione dei suoi membri.

“Oggi sono particolarmente emozionata di fronte al ruolo che in questa giornata la sorte mi riserva” dice con voce ferma “In questo mese di ottobre nel quale cade il centenario della Marcia su Roma, che dette inizio alla dittatura fascista, tocca proprio ad una come me assumere momentaneamente la presidenza di questo tempio della democrazia che è il Senato della Repubblica” poi continua “Ed il valore simbolico di questa circostanza casuale si amplifica nella mia mente perché, vedete, ai miei tempi la scuola iniziava in ottobre; ed è impossibile per me non provare una sorta di vertigine ricordando che quella stessa bambina che in un giorno come questo del 1938, sconsolata e smarrita, fu costretta dalle leggi razziste a lasciare vuoto il suo banco delle scuole elementari, oggi si trova per uno strano destino addirittura sul banco più prestigioso del Senato!”.

Durante un intervento scandito da molti applausi, la senatrice Segre ha fatto un elogio del Senato come tempio della democrazia, ed ha espresso anche l’emozione personale, con la sua storia, inoltre fa un richiamo a una politica che sia nobile e in grado di rispettare riconoscere l’avversario, chiaro riferimento anche alla maggioranza che è uscita dalle elezioni. 

Parla dell’articolo tre della Costituzione e chiede l’impegno alla politica di evitare ogni forma di discriminazione, pregiudizio e quindi pari dignità sociale che è la premessa dell’uguaglianza; infine un invito a unirsi nel riconoscimento nelle date delle cerimonie simboliche che rendono unito il Paese: il 25 Aprile festa della Liberazione, il 1° maggio festa del lavoro, il 2 giugno festa della Repubblica.

Un bellissimo discorso che avrà sicuramente una eco non solo in Italia.